Lavoro: 96 ispettori per 300.000 irregolari - QdS

Lavoro: 96 ispettori per 300.000 irregolari

Michele Giuliano

Lavoro: 96 ispettori per 300.000 irregolari

giovedì 28 Febbraio 2019 - 09:00

Cgia di Mestre: Sicilia quarta regione d’Italia per occupazione sommersa e 6,3 miliardi di valore aggiunto invisibili al Fisco; a Palermo solo tre controllori che girano per i cantieri. In questi primi due mesi del 2019 già otto morti, l’anno scorso furono in 64 a morire in servizio

Neanche due mesi dall’inizio dell’anno e per la Sicilia è già record nazionale di morti bianche. Ben otto gli operai che sono morti nei cantieri, il 13,1 per cento del totale nazionale. Una cifra da record che se anche non vuol dire ancora nulla, dal momento che parliamo di numeri parziali, comunque fanno già suonare un campanello d’allarme. Perché se da una parte aumentano le morti bianche, dall’altra inevitabilmente balza in mente il problema sicurezza. E chi è che dovrebbe garantire il rispetto delle regole? Gli ispettori del lavoro che oramai in Sicilia sono ridotti ad uno spelacchiato numero di “reduci”. Sono all’incirca 120 quelli in servizio in tutta l’Isola, numero che di per sè è bassissimo. Ma in realtà sono ancora meno quelli che scendono in strada, al netto infatti di chi dovrebbe svolgere attività amministrativa e quindi deve stare dietro ad una scrivania.
Se ne contano appena 96 in Sicilia, meno di un puntino nell’oceano se si considera che nell’Isola, secondo l’ultimo censimento dell’Inail (istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro) ci sarebbero attive ben 265.798 imprese. Un numero enorme, un rapporto che non sta nè in cielo, nè in terra.
Significa quindi che ogni ispettore avrebbe una media di quasi 2.800 aziende da controllare sulle spalle ogni anno. In tutto questo di sicuro sguazza l’illegalità e di conseguenza il sommerso, fenomeno che in Sicilia è fortemente radicato. Nel 2016, sulla base dell’ultimo dato reso noto dall’Inail, l’istituto per conto proprio ha ispezionato 1.089 aziende, delle quali 953 sono risultate irregolari. Nel 2015 le aziende ispezionate erano state 1.120, di cui 943 irregolari. Uguale decremento si riscontra utilizzando i dati del 2014: 1.152 aziende controllate, 1.031 le irregolari.
In pratica nel territorio regionale i controlli vanno sempre più diminuendo mentre le irregolarità restano costanti, anzi in rapporto aumentano. “In Sicilia – scrive il comitato consultivo provinciale dell’Inail di Palermo – l’andamento delle ispezioni riflette la tendenza nazionale, diminuendo di anno in anno. Altro elemento rilevato è l’alto numero di aziende irregolari nell’Isola tra quelle ispezionate. Si tratta di un dato che si riscontra anche a livello nazionale”.
Numeri non per nulla casuali perchè se poi si incrociano le banche dati tutto torna. Secondo le stime della Cgia di Mestre, l’associazione degli artigiani veneti che si occupa di studi in campo economico, i lavoratori siciliani in nero sarebbero addirittura 303.700: significa il quarto numero più alto in Italia per occupazione sommersa.
È stato calcolato che questo enorme sommerso produce oltre 5 miliardi di imposte evase, il 7% sul valore aggiunto nel panorama nazionale. Solo per lavoro irregolare nell’Isola risultano evasi altri 6 miliardi. E chiaramente in tutto questo l’assenza di controlli, o comunque il numero di ispezioni sempre più basso, non fa altro che alimentare questo mercato nero.
Ha del clamoroso poi il numero di ispettori regionali nella città capoluogo, quella quindi che ha il più alto numero di imprese attive: a controllare sono appena in tre, un apparato quasi inesistente a fronte dell’ampiezza del territorio e della sua tendenza soprattutto a operare nell’economia sommersa. “Si assottiglia l’esercito degli ispettori, diminuiscono le ispezioni, aumenta la sproporzione tra le aziende attive e le aziende ispezionate – scrive nella sua ultima relazione il presidente del Comitato consultivo provinciale dell’Inail di Palermo, Michelangelo Ingrassia -. Non è certamente con questi numeri e in tali condizioni che le ispezioni possono garantire la prevenzione sui luoghi di lavoro. Non a caso il rinnovato Consiglio d’Indirizzo e Vigilanza dell’Inail ha rimarcato, nelle Linee di Mandato 2018-2021 approvate il 18 aprile 2018, che la prevenzione è ancor più efficace e consapevole se supportata da un’idonea funzione ispettiva”.
I dati parlano chiaro, e descrivono una situazione ormai aberrante: tante piccole o medie aziende, la maggioranza nel nostro tessuto economico investono poco sulla sicurezza dei lavoratori, perché lavorano attraverso l’esternalizzazione, da parte delle grosse aziende, di servizi e attività, il tutto per abbassare i costi incuranti che alla diminuzione dei costi corrisponde un aumento esponenziale degli infortuni.

Manca ancora il decreto necessario per far collaborare Inail e ispettori regionali
Neanche la volontà politica sembra essere particolarmente propensa verso i serrati controlli ispettivi nelle aziende siciliane. Basta considerare che ancora oggi, a un anno e mezzo di distanza da quanto stabilito dall’ispettorato nazionale del lavoro, non c’è traccia del famoso protocollo d’intesa in Sicilia che avrebbe dovuto disciplinare la collaborazione istituzionale tra Regione e Inail al fine di garantire la continuità e l’efficacia dell’attività di vigilanza in materia assicurativa. A sostenerlo il Comitato Consultivo Provinciale Inail di Palermo che evidenzia come ad oggi manchi ancora da parte della Regione il decreto che possa dar concretamente seguito a questo accordo.
Il 13 ottobre 2016 un protocollo d’intesa tra ispettorato nazionale del lavoro (Inl) e Regione Siciliana era già stato firmato per disciplinare il coordinamento dell’attività di vigilanza nel territorio regionale. Di questo protocollo non si ebbe traccia fino a quando la questione non fu poi riaperta dal Comitato Consultivo Provinciale Inail di Palermo, che con propria deliberazione del 24 ottobre 2017 propose all’Inl e all’Inail l’immediata presa d’atto dei due protocolli e l’atto consequenziale che avrebbe consentito anche alla Sicilia di dotarsi di questa importante commissione: “Un organismo decisivo – sottolineano dal comitato consultivo provinciale di Palermo – nelle attività di vigilanza e prevenzione per la sicurezza sui luoghi di lavoro”.
Anche in Sicilia, grazie al Ddg n.5313/2018 firmato dall’assessorato regionale del Lavoro, fu istituita la Commissione Regionale di Programmazione dell’Attività Ispettiva con il compito di elaborare il piano annuale dell’attività di vigilanza regionale favorendo il tempestivo avvio delle attività ispettive cui saranno preposti gli ispettori dell’Inps, dell’Inail e dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro: “Il Decreto, però, – precisa sempre il comitato palermitano – non ha ancora avuto seguito”.

Le organizzazioni di categoria: “Più controlli nei cantieri”
Un inizio di anno che non promette nulla di buono sul versante della sicurezza sul lavoro con tutte queste morti bianche. Proprio in questi giorni c’è stato un cambio di assessore regionale al Lavoro: ha lasciato Mariella Ippolito per far spazio ad Antonio Scavone. Contattato l’ufficio stampa che fu della Ippolito, ci è stato riferito che prima di tutto il neoassessore ha la necessità di prendere visione delle cose. Dunque si riserva di prendere posizione sulla carenza di personale e di controlli agli ispettorati provinciali che sono collegati alla Regione.
Nel frattempo però i sindacati sono un fiume in piena rispetto ai tanti incidenti avvenuti nei cantieri siciliani. “Ora basta, non si può morire ancora in questo modo – dicono Leonardo La Piana, segretario Cisl Palermo, e Carlo Santodonato responsabile di presidio Flaei Cisl -. Bisogna dare maggiore centralità al tema della sicurezza sul lavoro, serve maggiore impegno affinchè questi episodi non si verifichino mai più”.
Anche dal Comitato Consultivo provinciale Inail Palermo si esprime preoccupazione: “Queste morti – dice Michelangelo Ingrassia, presidente del comitato – confermano drammaticamente la persistenza di uno schema ormai da tempo culturalmente avversato ma che occorre colpire con forza sul piano sociale e politico”. “La Federazione Nazionale dell’Ugl Chimici – si legge in un comunicato dell’organizzazione di categoria – chiede con forza un’inversione di rotta con investimenti mirati alla sicurezza dei lavoratori e una drastica riduzione dei lavori in appalto che oltre ha ridurre gli infortuni produrrebbe un miglioramento della qualità dei servizi”. La richiesta è di un intervento più mirato e allo stesso tempo che si apra alla società civile, sensibilizzandola sul tema, rendondolo prioritario e non più trascurabile.

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