Dopo la Francia, l’ombra della crisi tocca la Spagna: nella mattinata l’annuncio delle elezioni anticipate, una decisione che il premier Pedro Sánchez ha comunicato dopo giorni di mobilitazione popolare in seguito alla bocciatura dei decreti contro l’emergenza abitativa. Gli spagnoli torneranno alle urne già il 29 novembre, tra poche settimane quindi.
L’esperienza dell’attuale Parlamento spagnolo si chiude con nove mesi di anticipo. Una situazione che mette la Spagna di fronte a un bivio: l’esperienza progressista contro l’avanzata delle ultradestre. Una scelta che Sánchez ha sperato fino all’ultimo di evitare, ma si è rivelata necessaria davanti al blocco del fronte formato da Partito Popolare, Vox e i catalanisti di Junts per Catalunya in occasione del voto sull’emergenza abitativa.
Dall’emergenza casa alle elezioni anticipate, cosa succede in Spagna
Come tante grandi proteste, la vicenda spagnola è iniziata da una persona singola. Il volto delle proteste spagnole contro l’emergenza abitativa è quello di Maricarmen Abascal, 87 anni. Una donna anziana costretta ad abbandonare casa sua, sfrattata perché le spese dell’affitto avevano superato quelle che poteva sostenere con la sua pensione. Nell’abitazione della donna hanno fatto irruzione le forze dell’ordine, quasi come in un blitz; nelle piazze è esplosa la protesta per chiedere al Governo risposte e tutele per Maricarmen e per i tanti oppressi dai rincari come lei.
Il fallimento dei decreti contro l’emergenza abitativa ha fatto precipitare la situazione, aprendo ufficialmente la crisi. “In questa legislatura ci è toccato gestire emergenze senza precedenti e avere a che fare con un contesto internazionale molto difficile, caratterizzato da decisioni unilaterali e tensioni commerciali, le crisi energetiche e il ritorno della guerra in Europa e in Medio Oriente”, ha detto Sánchez nel suo discorso (disponibile sul sito de La Moncloa). Tutti temi che – assieme alla recentissima crisi Ceuta e la questione migranti – saranno senza dubbio al centro della campagna elettorale.
Il premier ha sottolineato le difficoltà di doversi confrontare con “peggiore opposizione possibile“, “senza il senso dello Stato”, ma anche i successi ottenuti. “Ora dipende da voi”, ha aggiunto Sánchez, ponendo di fronte agli elettori due scenari: la scelta dell’ultradestra o rendere ancora la Spagna un “baluardo di apertura, giustizia sociale e responsabilità ambientale”.
I punti di contatto con il caso francese
La Spagna non è la sola ad attraversare una situazione politica complessa. Lunedì 5 ottobre 413 dei 3.700 licei in Francia hanno visto gli studenti scioperare. E l’ondata di protesta che ha visto protagonisti giovanissimi di tutto il Paese negli ultimi giorni non accenna a fermarsi. Ad oggi, i fermi sono più di 5mila e l’87% dei coinvolti sono minorenni. Si manifesta contro i tagli alla scuola, ma anche contro quella vita che diventa sempre più difficile tra prezzi record dei beni primari e costo dei carburanti alle stelle. Anche qui, come in Spagna, l’instabilità è partita dalla gente comune. Nel caso francese, dalle nuove generazioni, quelle che hanno più da perdere.
L’ombra dei rincari che travolge e destabilizza l’Europa
I casi di Francia e Spagna frenano la Borsa europea. L’euro scende ai minimi da maggio 2025 rispetto al dollaro e si sente forte e chiaro il timore di una crisi che potrebbe diffondersi a macchia d’olio. Che si tratti di visioni allarmistiche e pessimistiche o di una prospettiva reale, vero è che l’Europa non può non guardare con attenzione ai casi di proteste che hanno destabilizzato due dei maggiori Paesi del continente.
Sembrano esserci diversi Paesi “pronti” a svoltare a destra. Si è visto in occasione delle ultime elezioni europee, potrebbe vedersi in vista delle prossime tornate elettorali (almeno, questo dicono i primissimi sondaggi). In questo contesto internazionale così delicato, è impossibile non chiedersi come reagirà l’Italia: il 2027 sarà un anno di importanti campagne elettorali (e – ricordiamo – per la Sicilia ci sono anche le regionali in programma). Partite che si giocheranno con ogni probabilità in campagne elettorali tormentate dalle crisi nazionali e internazionali, tra trattori che marciano per i prezzi di benzina e diesel in aumento, bollette diventate insostenibili e contesto globale precario.
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