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Regione Siciliana, il conto delle inchieste: tutti i casi che pesano sul governo Schifani

Regione Siciliana, il conto delle inchieste: tutti i casi che pesano sul governo Schifani
Palazzo Reale Orleans, sede della Regione Siciliana

L’inchiesta che ha colpito, tra gli altri, l’ex vicepresidente Armao l’ultimo episodio di una lunga serie

La prima cosa che un giornalista dovrebbe fare a inizio di ogni legislatura regionale sarebbe prendere nota dei nomi dei politici, dei loro sottoposti e uomini di fiducia, che man mano verranno coinvolti in inchieste giudiziarie. Per corruzione, traffico di influenze, peculato e tutto ciò da cui ogni buon governante dovrebbe stare alla larga. L’operazione sarebbe fondamentale per tenere traccia e non rischiare a conclusione del quinquennio, quando c’è da tirare le somme, di perdersi per strada qualcuno. Puntualmente, però, si finisce per non farlo. Vuoi per un generico moto di fiducia verso il domani o per la speranza che dagli errori si possa prima o poi imparare, ci si ritrova da giornalisti a volgere lo sguardo alle riforme che andrebbero fatte, alle promesse contenute nei programmi elettorali, alle soluzioni da dare ai tanti problemi ereditati dal governo uscente.

Questo finché non ci si accorge che anche la nuova legislatura ricorda molto da vicino quella precedente e, a pensarci bene, anche quelle più remote. A meno di un anno dalla conclusione ufficiale – ma la scadenza reale, secondo chi bazzica i palazzi palermitani, è decisamente più vicina –, il governo Schifani è destinato ad allungare la coroncina delle legislature contrassegnate dagli scandali giudiziari.

Gaetano Armao e l’inchiesta sui rapporti con il governo Schifani

L’ultimo in ordine cronologico è anche uno dei più significativi per le molteplici connessioni dell’interessato: Gaetano Armao. Sull’ex vicepresidente della Regione dell’era Musumeci, pende l’accusa di avere intascato mazzette da imprenditori interessati ai suoi buoni uffici, nella veste di presidente della commissione tecnica (Cts) che si occupa delle valutazioni ambientali e di consulente del presidente. Una duplicità di incarichi che evidentemente ha superato ogni possibile perplessità su eventuali conflitti d’interesse: la Cts è un organismo indipendente, ma Schifani ha comunque voluto Armao al proprio fianco. La vicinanza tra i due è stata testimoniata dalla disponibilità per Armao di un ufficio nella sede della presidenza della Regione. Una vicinanza che oggi, con le pesanti accuse rivoltegli dai magistrati, si è trasformata per Schifani in un inevitabile motivo di imbarazzo. “Ha operato collocandosi fisicamente e simbolicamente all’interno del luogo di esercizio del potere di indirizzo politico-amministrativo, evocando inevitabilmente, agli occhi degli interlocutori convocati, una relazione diretta o quanto meno mediata con l’autorità del presidente”, si legge nel documento con cui la procura di Palermo chiede l’arresto di Armao. A indagare sugli affari e i giri di soldi dell’avvocato palermitano, capace di trovare agibilità politica con qualsiasi governo, è anche la Corte dei conti. La guardia di finanza nei giorni scorsi ha sequestrato documenti. La sensazione è che l’indagine potrebbe ulteriormente espandersi.

Le inchieste giudiziarie e le nomine nella Regione Siciliana

Schifani, intanto, è stato sentito in commissione Antimafia. Una lunga audizione, i cui contenuti sono stati secretati, accompagnata da una relazione di una quarantina di pagine. Ciò che trapela è il convincimento del presidente di avere operato in buona fede. Affidandosi, a partire da Armao, a persone dal curriculum importante, le quali, se in privato scivolano in comportamenti illeciti, devono risponderne in prima persona ma senza addebitare a lui responsabilità di sorta. Il problema, per Schifani e non solo, è che da una classe politica che si pone alla guida di una Regione ci si attenderebbe la capacità di selezionare i propri uomini, andando oltre titoli e incarichi pregressi. La storia di questa legislatura dice che non è stato così, e i numeri sono tali che si fatica anche a ripiegare sul destino infausto. Rimanendo nell’ambito delle persone di fiducia a cui sono stati assegnati incarichi interni all’organigramma della Regione o inerenti società ed enti su cui la stessa Regione esercita un’influenza, sono diverse le figure toccate da indagini.

Il nome che spicca sopra tutti è probabilmente quello di Salvatore Iacolino, potente dirigente generale dell’assessorato alla Salute, indagato nei giorni in cui era stato mandato dal governo regionale a dirigente il Policlinico di Messina. Iacolino, che ha un passato da eurodeputato e il cui figlio potrebbe essere candidato alle prossime Regionali, è finito sotto la lente della Dda di Palermo per i rapporti intrattenuti con Carmelo Vetro, mafioso e massone originario di Favara, la stessa cittadina dell’Agrigentino da cui proviene il burocrate.

Un mese fa, a finire ai domiciliari per corruzione è stato invece Angelo Pizzuto, direttore della Motorizzazione di Palermo e molto vicino al centrodestra, se si considera la precedente esperienza nel gabinetto dell’assessore ai Trasporti Alessandro Aricò. Stessa accusa è stata rivolta dai magistrati di Caltanissetta, a fine primavera, a Roberto Sanfilippo, direttore del Cefpas, il centro per la formazione del personale sanitario. In quell’inchiesta a finire ai domiciliari è stato anche il deputato di Forza Italia Riccardo Gallo Afflitto, che avrebbe sfruttato il proprio peso politico per condizionare l’attività dell’ente e ottenere benefici anche per la propria coniuge, con la complicità di Giuseppe Capodieci, ex direttore generale dell’Asp di Agrigento. Di avere spifferato i dettagli di un bando di gara prima della pubblicazione è accusato invece Filippo Nasca. L’avvocato è stato coinvolto nella veste di ex direttore del Fondo Pensioni, ma la fiducia per lui non è mai venuta meno: Nasca è presidente del Consorzio autostrade siciliane, attualmente a rischio di revoca delle concessioni per le condizioni in cui versano la Palermo-Messina e la Messina-Catania, e a luglio è stato nominato dirigente generale del dipartimento degli Affari extraregionali.

Per il commercialista Antonino Sciacchitano, indagato mentre era presidente dell’Organismo indipendente di valutazione della Regione, l’accusa è di avere condizionato l’esito di procedure di gara nel settore della sanità. Ai politici di professione non va di certo meglio. Il vice di Schifani, Luca Sammartino, si trova attualmente imputato in più di un processo, con la necessità di difendersi dall’accusa di avere messo a disposizione il proprio operato in cambio del sostegno elettorale. Più recenti sono i sospetti su Roberto Di Mauro, coinvolto in un’indagine sulla corruzione nel mondo degli appalti ad Agrigento in un momento in cui si era già dimesso dal ruolo di assessore all’Energia.

Corruzione e inchieste sugli assessori e sui deputati regionali

Accusata di corruzione nella gestione dei fondi dell’assessorato al Turismo è Elvira Amata, rimasta invece salda all’interno della giunta anche nel momento in cui per lei è iniziato il processo. Tra i deputati, il nome più eclatante è quello di Gaetano Galvagno. Papabilissimo candidato alla presidenza per le Regionali, il pupillo di Ignazio La Russa ha dovuto accantonare le proprie ambizioni dopo l’inchiesta che lo ha coinvolto nel 2025: oggi Galvagno è imputato – il processo è in corso – per corruzione, falso, truffa e peculato; reato quest’ultimo scaturito dall’uso dell’auto blu da parte di parenti e amici, anche in momenti in cui il numero uno di Palazzo dei Normanni non era a bordo.

Nel centrodestra che siede all’Ars, la lista degli indagati è folta: il deputato nisseno di Forza Italia Michele Mancuso si è dimesso dopo essere stato arrestato in un’inchiesta sul dirottamento di fondi in favore di associazioni legate a persone a lui vicine; per Giuseppe Castiglione (Mpa) l’esperienza da deputato è stata a intermittenza per l’arresto subito nel 2025 (il reingresso in aula risale alla scorsa primavera) in un’indagine che lo vede accusato di voto di scambio politico-mafioso. A Palermo, a processo c’è invece Gaspare Vitrano (Forza Italia): il deputato avrebbe fatto pressioni indebite per fare dimettere un medico di un’azienda sanitaria pubblica, ma il suo nome nei giorni scorsi è comparso anche tra gli indagati in un nuovo filone nato dall’inchiesta su Armao. In quest’ultima è coinvolto – per rapporti opachi con soggetti operanti nel mondo della sanità – anche l’esponente di Mpa Giuseppe Geremia Lombardo.

Il caso Cuffaro e gli scandali politici in Sicilia

Infine, il caso Cuffaro. L’ex presidente della Regione, che dopo aver scontato la condanna definitiva per favoreggiamento aggravato alla mafia aveva promesso di rimanere fuori dalla politica, è sprofondato in una vicenda che è la sintesi di come si faccia davvero fatica a immaginare una Sicilia diversa: nell’inchiesta che lo ha portato a patteggiare una pena a tre anni per corruzione e traffico d’influenza, ancor prima che l’aspetto penale spicca il modo di intendere il ruolo politico. Un modo che si direbbe antiquato, ma che è invece è cifra del presente. E, statistiche alla mano, non è da escludere possa esserlo anche del prossimo futuro.