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Trenta euro per ogni giorno di fermo forzato e nuova gestione di ristori e indennità: all’Ars un ddl per i pescatori

Trenta euro per ogni giorno di fermo forzato e nuova gestione di ristori e indennità: all’Ars un ddl per i pescatori
Pescatori in mare, immagine da Imagoeconomica

Il Pd chiede una maggiore tutela della categoria. La proposta è di spartire gli aiuti pubblici tra armatori e marittimi

Maggiori garanzie ai pescatori. È quello che il Partito Democratico conta di dare con un disegno di legge presentato all’Assemblea regionale siciliana. L’atto ha come primo firmatario il deputato Dario Safina. “Risponde all’esigenza di definire le dinamiche retributive nel settore della pesca marittima, regolamentando in particolare l’inclusione di tutti i contributi e i ristori pubblici nella determinazione dei compensi dei lavoratori imbarcati e introducendo nuove tutele economiche a sostegno del reddito nei casi di fermo forzato per avverse condizioni meteo-marine”, si legge nella nota che accompagna il testo depositato a Palazzo dei Normanni.

Maggiori vincoli per gli armatori

Quello della pesca è uno dei settori che in questi anni ha fatto più parlare di sé per le richieste, dai diretti protagonisti ritenuti il più delle volte non soddisfatte, di miglioramenti delle condizioni in cui si opera.

A caratterizzarlo è anche uno specifico sistema retributivo noto come retribuzione alla parte. “Attraverso questo meccanismo, l’equipaggio e l’armatore condividono direttamente l’esito economico dell’impresa navale, facendo sì che il salario del marittimo non consista in una cifra fissa, ma in una quota percentuale calcolata sul ricavo netto del pescato”, viene riportato nella relazione presentata da Safina.

Il calcolo della parte spettante ai pescatori viene fatto tenendo conto dei ricavi lordi della vendita del pesce, delle spese di bordo e di viaggio come il carburante, e poi ripartito a metà tra equipaggio e armatore. “La quota destinata all’equipaggio viene infine ripartita tra i singoli marittimi in base alla qualifica e al ruolo di bordo”, si legge.

Sulla scorta di questa premessa, che tiene conto anche della norma che prevede un minimo garantito ai pescatori, che il Pd propone il ddl per risolvere “una criticità legata alla gestione dei sostegni pubblici”.

Sotto la lente del gruppo d’opposizione ci sono gli aiuti di Stato e i ristori regionali, nazionali, comunitarie e le indennità erogate a compensazione dei danni subìti dalle imbarcazioni. “Vengono incassati integralmente – scrive Safina nella relazione – dall’armatore come mero contributo aziendale, escludendo i lavoratori imbarcati dalla relativa ripartizione”.

Per questo il ddl propone che “i contributi e gli aiuti pubblici concessi a compensazione del mancato reddito debbano essere considerati a tutti gli effetti come ricavi d’impresa” e dunque finire anche nelle tasche dei pescatori.

“Per garantire la massima trasparenza, ciascun armatore è tenuto a fornire all’equipaggio e alle organizzazioni sindacali firmatarie del contratto adeguata documentazione contabile, la cui verifica costituisce una condizione fondamentale per l’accesso alle agevolazioni pubbliche”, si legge.

Il ddl per i pescatori all’Ars considera anche le giornate senza mare

Il disegno di legge punta poi a introdurre anche una misura finanziaria rivolta ai pescatori. Il sussidio andrebbe a sopperire ai mancati introiti derivanti dalle giornate in cui l’attività in mare è resa impossibile per via delle condizioni meteo avverse.

“Poiché il maltempo impedisce l’uscita in mare e azzera la produzione, la norma introduce un contributo giornaliero pari a 30 euro per ciascun giorno di fermo effettivo dell’unità navale. Tale indennità viene riconosciuta fino a un importo massimo mensile di seicento euro, parametrato a un limite massimo di venti giornate lavorative mensili”, si legge.

Lo spazio in aula

A meno di un anno dalla scadenza della legislatura e ad ancora meno rispetto a quanto inizierà la campagna elettorale, non è semplice prevedere che il ddl avrà uno sviluppo all’interno dell’Ars, tra passaggio nelle commissioni legislative e discussione in Aula. È sicuramente più probabile che di pesca e della vita di chi lavora in mare si possa parlare nei comizi che a partire dalla prima parte del prossimo anno si terranno in giro per la Sicilia.

Ai fini del calcolo della parte spettante ai lavoratori dipendenti imbarcati, come disciplinato dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) di settore vigente, tutti i contributi, le provvidenze, gli indennizzi e i ristori erogati da enti pubblici europei, nazionali o regionali, comunque denominati ed erogati a qualsiasi titolo a compensazione dei danni o del mancato reddito sono equiparati a tutti gli effetti agli aiuti di Stato o pubblici e, pertanto, assimilati ai ricavi dell’impresa da ripartire con i componenti dell’equipaggio.

Ciascun armatore o impresa di pesca è tenuto a fornire all’equipaggio e alle Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative firmatarie del CCNL di riferimento adeguata e idonea documentazione contabile ed amministrativa, atta a verificare la corretta rideterminazione della parte e delle relative retribuzioni individuali.

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