Che i condoni fiscali e previdenziali rappresentino un fenomeno è assiomatico. Come tale si ritiene che non sia stato sufficientemente approfondito. Invece, di volta in volta, è stato studiato nei vari adempimenti applicativi e relative problematiche. A tal riguardo, è necessario porsi la questione preliminare se i condoni fiscali in Italia, nelle imposizioni fiscali, previdenziali, e antiriciclaggio siano da considerare “fisiologici” o “patologici”. Tuttavia, questo (primo) approfondimento è limitato al settore fiscale italiano.
La definizione dei condoni fiscali
Semanticamente il condono è un provvedimento con cui lo Stato annulla in tutto o in parte pene e sanzioni. In questi ultimi sessant’anni i provvedimenti di “condono fiscale” sono stati definiti in modo diverso, pur restando nella sostanza dei condoni fiscali. Tanto per citarne alcuni: condono tombale, stralcio di crediti, rottamazione, definizione liti fiscali pendenti, pagamento di importi per evitare futuri controlli, rottamazioni. A tali provvedimenti si potrebbero aggiungere anche le rateizzazioni fiscali, che, malgrado non prevedano stralci di importi, consentono una diversa tempistica nel pagamento dei carichi fiscali con l’applicazione della maggiorazione di un tasso, che certamente è notevolmente ridotto rispetto a tassi applicati dal sistema bancario alla propria clientela con rating modesti. Nella lingua italiana il “condono” viene definito quale provvedimento eccezionale e non ordinario. Nel sistema Italia il condono, nella definizione di cui sopra, non è certamente eccezionale, bensì essendo ricorrente può essere qualificato “normale”.
Il “condono” utilizzato nello scontro politico-partitico
In Italia non esistono partiti politici nazionali che siano stati al Governo o all’opposizione che non abbiano promosso “condoni fiscali”. Dopo aver evidenziato ciò, va ricordato che la critica al Governo di turno per aver proposto condono, da parte dell’opposizione, è farlocco in quanto questa, a sua volta, quando era al Governo, aveva fatto lo stesso. La continua opposizione a tutta l’attività del Governo, con strumentalizzazioni politiche, riduce il ruolo dell’opposizione che, in democrazia, è importante. Ė facile constatare che ciò sovente si verifica.
Condoni fiscali e debito pubblico: un legame strutturale
I condoni fiscali, la variazione del debito pubblico, i risultati del bilancio dello Stato, in effetti, costituiscono un complesso “unicum”. Allo scopo di semplificare e di consentire di comprendere anche a chi non ha una particolare cultura nel campo della finanza pubblica, risulta utile frazionare i relativi aspetti di circa sessant’anni che decorrono dal 1970, e gli anni Settanta sono stati significativi sul piano delle riforme in un’epoca in cui non esisteva la cultura della sostenibilità anzi – al contrario – quella delle spese, è opportuno specificare tale periodo dal 1970 al 2016, e dal 2016 a oggi. Premesso questo, l’evoluzione del debito pubblico italiano è ampliamente evidenziata nella Tabella 1.
Condoni fiscali in Italia: dati e impatti economici
I condoni fiscali in Italia, previdenziali e penali in Italia dal 1973 al 2025 sono invece illustrati nella Tabella 2. Questi dati confermano che i condoni fiscali , variamente denominati, rappresentano una parte dell’ordinamento tributario italiano dal 1970 ad oggi. La reale funzione dei “condoni fiscali” e la necessità di approfondire le cause che li promuovono. In relazione a quanto sopra messo in evidenza nell’ordinamento tributario italiano il ricorso periodico al condono fiscale , nei fatti, è necessario in quanto ne costituisce un fondamento. L’unica critica può essere nell’utilizzo del termine nel senso che non è fatto eccezionale. A questo punto, sul “condono” residua di tentare di farne l’eziologia, nel tentativo di ricondurlo fra scelte politiche eccezionali oppure quale scelta necessaria per il mantenimento del sistema. Giunti a questo punto vanno in primo luogo ricordati i macrodati dell’economia pubblica italiana: il saldo del magazzino dei crediti dello Stato per ruoli non incassati alla data del 31/01/2025 ammontava ad € 1.279,80 miliardi già al netto degli stralci per le diverse causali; il Pil nel 2024 in dollari Usa è stato stimato in 2.372,77 miliardi; il debito pubblico all’inizio del 2026 ha superato i 3.100 miliardi di €, con un rapporto debito pubblico/Pil intorno al 137%. Questi dati indicano che il magazzino dei crediti dello Stato è superiore al 50% del PIL annuale e oltre 1/3 del debito pubblico. Ovviamente questi dati non rappresentano le cause di un problema bensì gli effetti. Diventa, quindi, necessario identificare le cause.
Pressione fiscale e sistema sanzionatorio in Italia
La pressione fiscale in Italia viene stimata dall’Istat (nel periodo 2025/2026) intorno al 43,1% del Pil, posizionando l’Italia tra i paesi più tassati in Europa. La politica delle entrate è condizionata dalla spesa pubblica e dalla sua costante crescita e dai vincoli europei. Si ritiene sufficiente limitare questo accenno a quanto sopra. Nella sistematizzazione della problematica si ritiene invece di occuparsi dei sistemi sanzionatori fiscali previsti per le varie imposizioni:
Sanzioni amministrative e impatto sui contribuenti
Le sanzioni amministrative, in alcuni casi da 2 a 4 volte l’importo, la maggiorazione del 10% per l’avviso bonario, gli aggi della Riscossione, gli interessi, malgrado le riduzioni in alcune fattispecie, aumentano in modo notevole l’importo originario del tributo, evaso o non pagato alla scadenza. In definitiva, a causa di quanto sopra raddoppia l’originario carico fiscale. Alcuni condoni fiscali, con l’effetto della riduzione del carico al 60%-50% dell’importo originario, ricordano i saldi di fine stagione nel settore dell’abbigliamento di alta gamma che alla fine della stagione vengono scontati, sovente oltre il 50%. In tali settori commerciali, la ricarica, rispetto al costo originale, supera il 100%, oltre l’Iva. Alla fine della stagione le rimanenze dei capi vengono vendute con sconti notevoli. Nella gestione dei “saldi” dei ruoli è possibile ipotizzare che si segua la stessa politica commerciale.
Sanzioni penali e inefficienza del sistema
Oltre quanto previsto dall’ordinamento penale tributario, disciplinato principalmente dal Dlgs 10 marzo 2000 n. 74, la precedente abolizione pregiudiziale tributaria prevista dalla famosa legge 516/1982 e – certamente – il rischio reale che la Procura della Repubblica, superando gli importi previsti dal codice della crisi d’impresa, per i crediti erariali, richieda la liquidazione giudiziale (il fallimento) è possibile concludere che tali normative penali-fallimentari, in effetti, non stanno funzionando adeguatamente, stante il costante incremento del saldo del magazzino di tali crediti.
Conclusioni: il ruolo dei condoni nel sistema fiscale italiano
La conclusione di questa breve analisi è nei fatti: il sistema sanzionatorio fiscale, nel suo complesso, molto spesso, non svolge il previsto ruolo di deterrente in quanto eccessivamente oneroso e, quindi, non consente spesso al contribuente di fare fonte ai suoi obblighi fiscali. I condoni fiscali, se non presentano eccessivi paletti come la recente rottamazione V, producono l’effetto di incassi aggiuntivi riducendo il costante incremento annuale del magazzino dei crediti dello Stato.
A fronte di tali evidenti anomalie, quindi, bisognerebbe avviare lo studio dei sistemi sanzionatori, amministrativi e penali, per la riduzione del carico in presenza di inosservanza in guisa di mettere il contribuente nelle condizioni di poter adempire senza necessità di fare ricorso al contenzioso strumentale per accedere al previsto periodico condono fiscale.

