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Anziani abbandonati al loro destino: “Sono una risorsa e non un peso: anche a Catania indietro su mobilità, digitalizzazione e sanità”

Anziani abbandonati al loro destino: “Sono una risorsa e non un peso: anche a Catania indietro su mobilità, digitalizzazione e sanità”
Assistenza agli anziani. Foto da Pixabay

L’intervista a Marcello Romano, Garante dei Diritti delle Persone Anziane per il Comune di Catania: “Non abbandoniamoli e abbiamone cura”

“Gli anziani sono una risorsa, un investimento, non un peso”. Esordisce con decisione così ai microfoni del QdS.it Marcello Romano, Garante dei Diritti delle Persone Anziane per il Comune di Catania. I nostri nonni e nonne, infatti, rappresentano anche ai piedi dell’Etna, così come nel resto d’Italia, un quarto della popolazione complessiva, circa il 25% per essere più precisi. Tuttavia, negli ultimi tempi, si sta tristemente assistendo ad un abbandono graduale di una categoria che, più di tutte, dovrebbe essere preservata e tutelata, ma che, invece, sta finendo ai margini della società.

Con il dottor Romano abbiamo discusso di ageismo e delle condizioni attuali degli anziani a Catania in termini socio-economici e sanitari: purtroppo, la situazione non è confortante.

“Ageismo discriminazione verso gli anziani: vengono ritenuti persone ‘inutili’”

“Per ageismo intendiamo una discriminazione della persona in funzione dell’età – esordisce Romano al QdS.it -. Mentre l’infanzia è una categoria protetta essendoci le componenti genitoriale e scolastica, gli anziani in quanto adulti sarebbero teoricamente in grado di essere autonomi e per tale motivo non vengono tutelati adeguatamente: l’ageismo è rivolto negativamente alla popolazione anziana. Si pensa, infatti, che l’anziano sia una persona inutile, che ha già ‘fatto’ la sua vita e per tale ragione viene ritenuto un ‘peso’ in quanto non produce più niente all’interno di una società orientata al consumo e al successo. In realtà è un errore enorme: l’anziano ha vissuto a lungo, ha conoscenze ed esperienze pratiche. Ciò generano maturità, valori, capacità economica e finanziaria. Queste peculiarità si esprimono in ambiti familiari, perché i più grandi con le loro pensioni supportano le proprie famiglie. Perfino quelli con pensione minima riescono a mantenere figli o nipoti grazie a capacità di risparmio eccezionali e, inoltre, suppliscono ai genitori e badano loro ai nipotini durante il percorso scolastico o sportivo. Gli anziani, un tempo, sono stati in passato il cuore del volontariato in Italia, del volontariato attivo. Col fatto che, adesso, invece si vada in pensione più tardi – intorno ai 70 anni – mancano 60enni fondamentali nelle attività di solidarietà e beneficienza in quanto non ritenuti più adatti in termini di attitudini fisiche e psicologiche”.

“Problema mobilità e digitalizzazione per gli anziani a Catania”

Venendo nello specifico sulle condizioni delle persone anziane a Catania, Romano analizza diverse problematiche, a partire dai servizi di mobilità insufficienti per i più grandi sino alla mancata istruzione alla digitalizzazione, aspetto fondamentale nella società odierna: gli anziani, infatti, sono rimasti indietro. “I nonni, ribadisco, sono una risorsa eccezionale per la società: in Italia siamo al 25 per cento della popolazione, così come a Catania rappresentiamo un quarto della popolazione. Parlo al plurale perché io stesso ho 72 primavere sul groppone. Al Nord vantano condizioni migliori legate alla maggiore ricchezza della popolazione, lì ci sono tante fondazioni ad esempio che investono a supporto della popolazione anziana. In Sicilia, invece, la capacità imprenditoriale minore non aiuta, Catania compresa. Qui soffriamo proprio i mancati investimenti sugli anziani, per questo motivo al Nord si vive di più e meglio rispetto al Sud.

“Nella nostra città vi è il problema ad esempio dei servizi pubblici e della mobilità: è pur vero che si sia fatto tanto con la Metro, ma non siamo ancora al top e si può migliorare e potenziare il servizio. Sottolineo la questione aeroporto: vi sembra normale che in circostanze come le ultime eruzioni dell’Etna, anche i passeggeri più in là con l’età vengano dirottati a Trapani o a Palermo e non a Comiso? Ritengo inconcepibile costringere ad odissee del genere gli anziani. Manca proprio una capacità organizzativa, considerando anche le difficoltà ferroviarie, navali e automobilistiche. Vi è anche il problema della digitalizzazione: non abbiamo affatto alfabetizzato i nostri anziani che non riescono così a utilizzare smartphone o computer per poter semplicemente pagare la Tari online oppure prenotarsi una visita che può rivelarsi fondamentale per la loro salute”, aggiunge Romano.

“Fondamentale la prevenzione per la salute degli anziani”

Arrivato al capitolo sanità, Marcello Romano in questo caso è un fiume in piena: “Anche a Catania non esiste praticamente la prevenzione della disabilità per gli anziani – afferma il Garante -. Attuando un piano di prevenzione, invece, si capirebbe come i nonni siano un investimento e non una spesa: in questo modo, infatti, li terremmo attivi, non si ammalerebbero e quindi la stessa sanità spenderebbe di meno per le cure. La sanità rappresenta un ulteriore ambito migliorabile qui. In diversi nosocomi è stata disattivata la geriatria. Errore madornale, in quanto con geriatria attiva in tutti gli ospedali si ridurrebbero le infinite liste d’attesa per problemi anche di routine come una osteoporosi. Sussiste una forte frammentazione dei servizi: l’ideale sarebbe avere una regia per i problemi dei senior in ambito assistenziale-sociale e assistenziale-sanitaria“.

“La stessa figura del Garante, che attualmente ricopro io – aggiunge -, è riconducibile a una singola persona: non c’è un apparato che la supporti, una struttura dietro, anche se plaudo al Comune di Catania che ha voluto istituirla seguendo quanto fatto da altri Municipi nel resto d’Italia. Sul piano sanitario c’è tantissimo da fare: se ottimizzassimo cure e soprattutto come detto la prevenzione compiremmo un salto da giganti. Non c’è cultura gerontologica negli ospedali italiani, anche se qui a Catania abbiamo cominciato a capire che un anziano non deve morire per l’età e non si può decidere chi debba vivere o meno a seconda della carta d’identità. L’anziano non è paziente come altri, ma ha peculiarità specifiche: quando si ammala rischia di morire più di altri e quindi deve essere curato prima e meglio del resto dei pazienti”.

“Grazie a uno studio condotto proprio qui a Catania, si è scoperto che un terzo degli anziani ha l’addome acuto, condizione che poi può causare problemi alla colecisti o addirittura aneurismi addominali. Spesso si presentano in pronto soccorso senza dolore e così le diagnosi vengono scoperte quando è ormai troppo tardi. Un altro sintomo da attenzionare è lo stato confusionale acuto: tanti anziani vengono ricoverati perché non mangiano, non si vogliono alzare dal letto, sono apatici. Si ricorre così al medico di famiglia che dà qualche terapia di supporto, poi quando vi è un aggravamento delle condizioni si trasporta l’adulto in ospedale e lì si è già in ritardo: se ci si concentrasse di più sulle persone più grandi, arrivando a comprendere il primo anche solo qualche giorno prima, si salverebbero davvero tante vite. A proposito di ciò, sono riuscito all’ospedale Garibaldi a convincere i geriatri – unico nosocomio all’avanguardia in quest’ambito – a fare turni specifici in pronto soccorso in retroguardia come supporto ai dottori urgentisti. Infatti, gli anziani che arrivano lì vengono valutati anche dai geriatri e, ricevendo attenzione e cure adeguate, la maggior parte di essi viene rimandata in buone condizioni a casa”.

“Catania avanti su studi e ricerche: serve geriatrizzare tutti gli ospedali etnei”

“Catania è molto sensibile su studi e ricerca – conclude Marcello Romano -. Ci sono dei sintomi da attenzionare quando gli anziani cominciano a stare male come ad esempio lo stato confusionale. Per stare sereni e avere maggior chances di salvargli la vita vanno assolutamente valutati e seguiti dai geriatri. Serve, appunto, ‘geriatrizzare’ gli ospedali catanesi. Tra i miei progetti, inoltre, vi è anche quello di iniziare un’interlocuzione con figure istituzionali come Procura, Questura, Carabinieri o Finanza su truffe e abusi nei confronti di nonni e nonne, nonché quello di interfacciarmi con l’Asp per risolvere i problemi come l’ageismo sanitario e la disabilità che nasce dai ritardi diagnostici. Occorre, ribadisco, sviluppare una cultura geriatrica a Catania e in tutta la Sicilia”.

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