Auto blu, indagato Gianfranco Miccichè: scatta divieto di dimora

Auto blu per “fini privati” e “missioni fantasma”: indagato Gianfranco Miccichè, ex presidente Ars

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Auto blu per “fini privati” e “missioni fantasma”: indagato Gianfranco Miccichè, ex presidente Ars

Redazione  |
lunedì 20 Maggio 2024

Il deputato regionale è accusato di peculato, truffa aggrava ai danni dell'Ars e false attestazioni sulla presenza in servizio.

Avrebbe usato le auto blu in maniera irregolare, presumibilmente per fini privati: è per questo che è indagato l’ex presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, oggi deputato regionale del Gruppo Misto, raggiunto dalla misura del divieto di dimora a Cefalù (Palermo).

Contestualmente alla misura cautelare, per l’ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana è scattato anche un sequestro da 12mila euro. La misura cautelare è stata emessa dal gip di Palermo su richiesta del Procuratore capo Maurizio de Lucia. Il provvedimento, come sottolinea la Procura, è stato emesso “sulla scorta degli elementi probatori acquisiti in fase di indagine preliminare, pertanto, in attesa di giudizio definitivo sussiste la presunzione di innocenza”.

Auto blu, per cosa è indagato Gianfranco Miccichè

L’accusa è di peculato, truffa aggrava ai danni dell’Ars e false attestazioni sulla presenza in servizio. Nell’inchiesta sarebbe coinvolto anche un collaboratore di Miccichè, Maurizio Messina, che gli avrebbe fatto da autista.

Miccichè è accusato di aver utilizzato l’auto blu – concesse per soli fini istituzionali – per questioni private e “false missioni di servizio”. Secondo l’accusa, in particolare, l’ex Presidente dell’Ars avrebbe fatto accompagnare dal suo autista, con l’auto blu, il suo collaboratore Vito Scardina fino a Cefalù “per incombenze domestiche”, ma anche per accompagnare la moglie o per fargli arrivare un “bidone di benzina” o consegnargli un imprecisato cofanetto. Avrebbe usato l’auto blu anche per portare il “gatto dal veterinario o recuperare il caricabatterie dell’iPad”.

Gli episodi contestati

“Appare evidente l’uso dell’auto blu dell’ex Presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, che ha avuto il provvedimento di divieto di dimora a Cefalù (Palermo) per peculato e truffa aggravata, avulso da qualsiasi finalità istituzionale“. Queste le parole del gip di Palermo nell’ordinanza di emissione della misura cautelare.

Sono oltre trenta gli episodi contestati per l’uso illegittimo dell’auto blu nell’inchiesta che vede indagato l’ex presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè. L’auto blu sarebbe utilizzata “come un taxi” in diverse occasioni, come quando per il giorno del suo compleanno ha mandato l’autista a ritirare delle teglie di pasta dal suo amico Mario Di Ferro, quest’ultimo poi arrestato per traffico di droga.

La parola dell’indagato

“Andrò a spiegare tutto ai magistrati – dice Miccichè all’Adnkronos – Io non credo di avere commesso atti illeciti. Se è un illecito dare un passaggio a mia moglie. Va bene, questo non posso negarlo. Forse ho fatto qualche leggerezza ma nulla di grave”.

Miccichè ha la villa al mare a Sant’Amborgio, a Cefalù, nel Palermitano, dove trascorre tutta l’estate e dove vive anche durante l’anno, ma adesso starebbe tornando a Palermo: “Se resto a Sant’Ambrogio rischio magari l’arresto…”.

E aggiunge: “Non vi è dubbio che potrei avere commesso qualche errore, ma davvero non ci trovo niente di male. Se questo è peculato… Io non ho nulla da rimproverami, forse ho commesso, lo ripeto, qualche leggerezza”, conclude l’ex presidente dell’Ars.

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