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Bambino picchiato e costretto a pulire la stalla prima e dopo la scuola: genitori a processo

Bambino picchiato e costretto a pulire la stalla prima e dopo la scuola: genitori a processo
Immagine di repertorio (da Imagoeconomica)

Gli episodi di violenza ai danni del minore sarebbero emersi durante un dialogo in classe

Una semplice domanda fatta in classe avrebbe fatto emergere anni di violenze e soprusi. Un ragazzino del Trevigiano, oggi adolescente, avrebbe raccontato alla sua insegnante di essere stato ripetutamente picchiato dal padre e costretto a lavorare nella stalla di famiglia prima di entrare a scuola e subito dopo il rientro a casa. Per questa vicenda, avvenuta nel Montebellunese, due genitori cinquantenni sono finiti a processo con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. L’udienza davanti al Tribunale di Treviso è stata rinviata al prossimo 15 ottobre.

Il racconto del bambino all’insegnante

Secondo quanto emerso dalle indagini, tutto sarebbe iniziato nel marzo del 2025. Durante una conversazione in classe legata alla Festa del papà, il minore – che all’epoca aveva 11 anni – sarebbe scoppiato in lacrime confidando alla docente di non voler festeggiare il padre, descritto come una figura violenta. Da quel momento è scattato il protocollo di tutela dei minori. La scuola ha informato immediatamente la dirigente scolastica e successivamente sono intervenuti i carabinieri, coordinati dalla Procura di Treviso.

Sveglia all’alba per pulire la stalla

Agli investigatori il ragazzo avrebbe raccontato una quotidianità segnata dal lavoro nei campi e nella stalla più che dagli impegni scolastici. Ogni mattina sarebbe stato svegliato alle prime luci dell’alba per pulire ovile e stalla e per occuparsi degli animali. Le stesse attività si sarebbero ripetute nel pomeriggio, una volta terminata la scuola. Oltre al lavoro forzato, il minore avrebbe riferito di frequenti aggressioni fisiche. In alcune occasioni il padre lo avrebbe colpito anche con una cintura.

I filmati dei carabinieri

Nel corso dell’inchiesta, i militari dell’Arma hanno installato telecamere e dispositivi di intercettazione nell’abitazione della famiglia. Secondo l’accusa, i filmati avrebbero documentato episodi di insulti, urla e violenze ai danni del bambino. Il padre lo avrebbe costretto a rimanere in silenzio per non subire ulteriori violenze. La posizione della madre è al vaglio della magistratura perché, secondo gli inquirenti, non sarebbe intervenuta per fermare i maltrattamenti né avrebbe segnalato quanto stava accadendo. Stando al racconto del ragazzo, anche i fratelli maggiori avrebbero avuto comportamenti violenti nei suoi confronti. Le indagini si sono concentrate sulle intercettazioni ambientali.

L’arresto del padre e il trasferimento nella struttura protetta

A seguito dell’ennesimo episodio di violenza, il padre è stato arrestato nel maggio 2025. Il minore è stato allontanato dalla casa familiare e trasferito in una struttura protetta, dove ha iniziato un percorso di recupero. I genitori dovranno ora rispondere davanti al giudice delle accuse contestate. La prossima udienza è fissata per ottobre, quando il tribunale potrà entrare nel merito del materiale raccolto durante le indagini.

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