Venerdì 22 maggio sarà un giorno caldo da segnare nell’agenda del consiglio dei ministri. Dovrebbero, infatti, essere presi dei provvedimenti su autotrasporto e trasporto pubblico locale ma dovrebbe esserci il rinnovo del taglio delle accise. Il governo sta lavorando sulle coperture.
Il quarto decreto carburanti dovrebbe essere approvato tra 48 ore, quasi in concomitanza con la scadenza degli sconti sui carburanti del 23 di maggio della precedente norma approvata a inizio mese, ma comincia a prendere forma. Il ministro dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti ne aveva parlato a margine del G7 Finance di Parigi.
Nella seconda e ultima giornata, chiusa con la dichiarazione in cui i ministri delle Finanze hanno sottolineato che “un rapido ritorno al libero e sicuro transito attraverso lo Stretto di Hormuz e una soluzione duratura al conflitto sono imperativi”, il titolare dei conti italiani ha continuato a tessere la tela diplomatica per aprire qualche varco nelle regole fiscali comunitarie.
L’obiettivo non è legato al decreto di venerdì, che dovrà poggiare ancora una volta su risorse interne ora oggetto dell’ennesima caccia in Ragioneria generale. Ma è indispensabile per i passi successivi, quando si tratterà di disegnare misure più ampie contro le ricadute della crisi mediorientale sull’economia e sui prezzi dell’energia a carico di imprese e famiglie. Tanto più che la “soluzione duratura” al conflitto evocata dal G7 fatica ancora ad apparire all’orizzonte.
Da Bruxelles le prime aperture
Sul punto, ieri il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis ha detto che l’Esecutivo comunitario continua “a seguire attentamente la situazione e a valutare quale tipo di risposta richieda e richiederà, ed è in questo spirito che stiamo anche esaminando la richiesta dell’Italia”.
Quello pronunciato da Dombrovskis, dunque, non è un “No” pregiudiziale alla proposta di estendere all’energia il via libera preventivo alle clausole di salvaguardia nazionali già riconosciuto dallo scorso anno per la difesa.
Il confronto, come ha spiegato Giorgetti, “Continuerà in tutte le sedi utili e necessarie per arrivare a una soluzione”, che ha ribadito: “Non c’è solo la deroga; ci sono tante vie per arrivare al risultato e le stiamo esplorando tutte”.
Una strada in salita
La strada è fitta di ostacoli, alzati soprattutto dai diversi interessi dettati dalle condizioni di bilancio dei singoli Paesi. Ma può passare da varie forme di flessibilità più o meno esplicite nelle regole fiscali dell’Unione europea che, per esempio, chiedono alla Commissione di “non seguire un approccio meccanico” nella valutazione complessiva dei bilanci nazionali, chiamata a tener conto “della deviazione, nonché di fattori rilevanti attenuanti e aggravanti, come sviluppi inflazionistici significativi e circostanze eccezionali, ove applicabili” (così il Codice di condotta del Patto Ue al capitolo 5, quello dedicato al monitoraggio del percorso correttivo seguito dai Paesi in procedura per disavanzi eccessivi come appunto l’Italia).
Il tema è destinato a tornare venerdì mattina alla riunione informale dell’Eurogruppo a Cipro. Dove Giorgetti rimarrà poche ore prima di riprendere l’aereo per Roma, per l’incontro con gli autotrasportatori e poi per il consiglio dei ministri serale dove dovrebbero concretizzarsi la proroga dei tagli sulle accise.
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