CATANIA – Sarà una ditta palermitana a occuparsi dell’abbattimento dell’immobile abbandonato e in parte pericolante in via Plebiscito, a Catania. I lavori saranno eseguiti nella casa che si trova ai civici che vanno dal 635 al 641, all’angolo con via Grotta Magna. Si tratta di un’area che ricade nel quartiere Antico Corso-Cappuccini, non lontano dall’ex ospedale Vittorio Emanuele, attualmente oggetto dei lavori per la realizzazione del museo dell’Etna e prossimamente oggetto di investimento per la nascita di residenze e laboratori universitari.
La gara d’appalto indetta nei mesi scorsi servirà da una parte a eliminare un potenziale pericolo per l’incolumità pubblica e dall’altro a cercare di ripristinare il decoro in uno dei punti più storici della città etnea. I lavori di demolizione sono stati finanziati con una somma di poco superiore di 240mila euro stanziati dal Comune. Resta aperta la partita riguardante il futuro dell’area: sulla carta l’intervento dovrebbe essere eseguito in danno ai proprietari, che in passato non hanno dato corso alle ordinanze di ingiunzione all’abbattimento; tuttavia, non è escluso che possa essere deciso di acquisire l’area al patrimonio pubblico.
La gara d’appalto per i lavori in via Plebiscito
A occuparsi delle opere sarà l’impresa Mediterranea Demolizioni, con sede a Borgetto. La ditta ha vinto la gara d’appalto a inviti presentando un ribasso del 7,58 per cento sulla base d’asta e superando la ristretta concorrenza. A presentare l’offerta, infatti, sono state soltanto altre due ditte tra quelle invitate: la Demetra Lavori di Vallelunga Pratameno (Caltanissetta) e la Pro.Ge.Co di Lo Faso Francesco, che ha sede a Bolognetta (Palermo). La prima ha presentato un ribasso del 7,35 per cento, mentre la Pro.Ge.Co del 5,34. “Dall’esame delle offerte economiche risulta primo classificato l’operatore economico Mediterranea Demolizioni, che ha offerto il 7,585 per cento sull’importo dei lavori soggetto a ribasso”, si legge nel verbale che ufficializza l’esito della procedura. “L’esecuzione d’ufficio si caratterizza, per definizione, come anticipazione di spese che saranno successivamente imputate, mediante apposito procedimento di rivalsa, ai proprietari inadempienti, fatti salvi i casi di acquisizione gratuita al patrimonio comunale dell’immobile e dell’area di sedime, ove ne ricorrano i presupposti previsti dalla normativa generale in materia edilizia”, si legge nella relazione di presentazione degli interventi da eseguire.
L’immobile abbandonato da quasi trent’anni
La casa di via Plebiscito versa in stato d’abbandono da quasi trent’anni. Da fine anni Novanta non ci abita più nessuno, dopo che un evento tragico ne determinò l’inabitabilità. “Nel 1998 – viene ricordato nella relazione – una deflagrazione, da fonti di cronaca quasi certamente riconducibile a una fuga di gas verosimilmente associata all’uso domestico di bombole, provocò danni ingentissimi al palazzetto. L’esplosione causò una vittima e produsse il crollo della copertura in corrispondenza di uno dei moduli strutturali, l’apertura di un ampio squarcio nella facciata principale e l’evacuazione immediata dell’edificio, ritenuto inagibile. Da quel momento, il manufatto è stato sottratto al ciclo della vita urbana, trasformandosi nello spazio di poco tempo in rudere e di lì a poco in vera e propria barriera al normale uso della viabilità”. Il manufatto risale alla fine dell’Ottocento e si sviluppa su due livelli, per una cubatura complessiva di circa 2700 metri cubi. Il progetto prevede la demolizione integrale ma il mantenimento delle tracce murarie riferibili al piano terra.
Il progetto di demolizione e la memoria storica dell’edificio
“La demolizione tabula rasa comporterebbe la perdita irreversibile di un brano di edilizia minore catanese in muratura di basalto, ancora dotato di efficacia strutturale. Verrebbero così cancellati, in un unico gesto, la tessitura muraria, la traccia della trama dei moduli costruttivi, fattori tutti che concorrono a definire l’identità materiale del comparto – concludono i progettisti –. Infine, tale soluzione determinerebbe la formazione di un vuoto urbano indifferenziato, privo di memoria e di radicamento, difficilmente interpretabile come spazio pubblico qualificato senza il ricorso a un successivo intervento architettonico di sostituzione, dagli esiti incerti e dai costi non trascurabili”.

