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Costante Planeta, erede consapevole di un’agricoltura che guarda al futuro

Costante Planeta, erede consapevole di un’agricoltura che guarda al futuro
Costante Planeta

Un racconto che parte dal bisnonno Vito e dallo zio Diego e arriva oggi al progetto Serra Ferdinandea, con un nuovo linguaggio che punta ad avvicinare i giovani al vino

“Noi di Next Generation abbiamo avuto la possibilità di entrare in azienda e viverla da dentro, con i nostri padri e le nostre madri che ci hanno tracciato un percorso di valori comuni e agricoli importanti. Averli visti lavorare ci ha dato una spinta in più, ci ha aperto gli occhi”. In queste parole si coglie la cifra personale di Costante Planeta, nuova generazione della famiglia alla guida di Planeta. La sua è una storia che inizia da Menfi e intreccia memoria e responsabilità. Il bisnonno Vito fu tra i fondatori della Cantine Settesoli; lo zio, Diego Planeta, ne fu presidente per quarant’anni e guidò negli anni Ottanta l’Irvos, contribuendo alla rinascita qualitativa del vino siciliano: “Era un’agricoltura sostenibile in senso ampio, fatta di ricerca, promozione, sperimentazione. Quella stagione ha risvegliato la Sicilia”.

Nuove generazioni e vino siciliano tra innovazione e mercati

Costante Planeta, classe ‘98, rappresenta un passaggio ulteriore: dalla stagione pionieristica della sperimentazione viticola a quella della contemporaneità del linguaggio e dei mercati. Negli ultimi quattro anni ha seguito in particolare la parte commerciale di Planeta, contribuendo allo sviluppo del mercato del Sud Italia: “Sono stati anni di crescita, mia e aziendale. Il mercato meridionale è in tendenza positiva e in un momento di incertezza ha retto meglio di altri”. Ma il suo sguardo è rivolto anche al futuro delle nuove generazioni: “I giovani oggi si avvicinano prima al brand e poi al vino. Per questo abbiamo contemporaneizzato il linguaggio dei nostri vini: vogliamo creare un manifesto di marketing del vino e comunicazione che non spaventi, che renda l’approccio più naturale”.

Enoturismo, cultura e valorizzazione del territorio in Sicilia

Ospitalità, eventi, teatro, iniziative culturali: Planeta ha scelto di tenere l’azienda “aperta”, viva, attiva. Un percorso in cui si inserisce anche il progetto del fratello Vito con Planeta Cultura, volto a rafforzare il legame tra vino e cultura. Oggi, però, per Costante si apre un nuovo capitolo. Accanto al ruolo commerciale in Planeta, assumerà una responsabilità diretta in Serra Ferdinandea, l’azienda di Menfi nata in collaborazione con la famiglia Oddo e che rappresenta il cambio di passo della nuova generazione: “Mi dedicherò anche alla parte amministrativa, è un’azienda che avrò in mano da portare avanti”.

Serra Ferdinandea e agricoltura biodinamica in Sicilia

Serra Ferdinandea, almeno in questa fase iniziale, non nasce con una vocazione commerciale immediata, ma come presidio agricolo e paesaggistico: “Oggi custodisce e fa manutenzione del territorio. Il progetto è aprire sempre di più gli spazi per far conoscere un modello agricolo che in Sicilia, azzardo a dire, non esiste”. Al centro c’è un’idea di agricoltura rispettosa, integrata, con la certificazione Demeter come riferimento per la agricoltura biodinamica: “Sono modelli quasi anti-intuitivi: produci meglio, magari produci meno, ma smonti la logica della monocultura intensiva”. In un contesto internazionale competitivo, Costante non ha dubbi: “Partiamo da una base straordinaria che è la Sicilia. Il mosaico agricolo siciliano ci permette di fare un laboratorio unico. Se prima ci ispiravamo ai grandi del vino del mondo, oggi siamo noi a proporre regole e visioni. Non è solo Serra Ferdinandea: è la Sicilia che crede in questi progetti”.

Futuro dell’agricoltura sostenibile e identità siciliana

La sua traiettoria racconta dunque un’evoluzione coerente: dall’eredità dei “grandi” alla costruzione di un modello nuovo, dove marketing digitale, sostenibilità agricola e cultura si intrecciano. Non una rottura con il passato, ma un ampliamento di prospettiva: “Ogni territorio insegna qualcosa”, ama ripetere. E nella sua visione, la sfida delle nuove generazioni non è solo vendere vino, ma custodire paesaggio, raccontare identità e costruire valore duraturo per la Sicilia.