La Sicilia è tra le prime regioni del Paese per crescita economica, con un aumento del PIL che tra il 2019 e il 2024 ha raggiunto il 9,3%: a certificarlo è il rapporto “Strategie e politiche per una Sicilia al centro del Mediterraneo, aperta, attrattiva e connessa”, presentato al Castello Utveggio di Palermo nelle scorse ore. “La nostra regione sta recuperando terreno”, le parole del governatore Renato Schifani. Accanto alla crescita significativa dell’industria, alla consolidata fama dell’agroalimentare e al peso crescente del commercio, non mancano però quei punti oscuri che rimangono il tallone d’Achille dell’Isola: la percentuale di occupazione femminile, il numero di Neet, la fuga di cervelli, le criticità infrastrutturali.
“Vogliamo una Sicilia sempre più competitiva, protagonista dello sviluppo del Mezzogiorno e del Mediterraneo”, dichiara Schifani in conferenza stampa, sottolineando l’importanza del risanamento dei conti (il quinto giudizio di parificazione per la Regione in pochi mesi è arrivato ieri, segnando il passaggio “dal disavanzo all’avanzo di amministrazione”) e le potenzialità dell’Isola. “(Quello sulla crescita siciliana, ndr) È un dato che ci incoraggia, ma che ci richiama anche a una responsabilità precisa: trasformare questa crescita in sviluppo diffuso, nuove opportunità per le imprese e occupazione stabile”, ha commentato l’assessore alle Attività produttive della Regione siciliana, Edy Tamajo.
Le potenzialità dell’Isola le riconoscono anche le massime cariche nazionali, come il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, intervenuto con un videomessaggio al Forum Ambrosetti di Palermo: “La Sicilia dispone di un patrimonio di risorse e di potenzialità che pochi territori in Europa possono vantare. Spetta alle istituzioni, a tutti i livelli di governo, creare le condizioni affinché queste opportunità si traducano in investimenti, crescita e occupazione stabile”.
Crescita economica in Sicilia, il Pil e il boom industriale
Le potenzialità ci sono, assieme a qualche segnale positivo. La crescita del PIL rispetto al periodo pre-Covid vede la Sicilia prima in Italia assieme al Trentino-Alto Adige e l’Isola registra anche una delle crescite più significative del tasso di occupazione tra le regioni italiane (un +14,9% tra il 2019 e il 2025). Con il suo PIL di 111,7 miliardi di euro nel 2024, la Sicilia è l’ottava economia regionale italiana, la seconda del Sud e Isole, e genera il 5,1% del Pil nazionale e il 22,8% di quello del Mezzogiorno. Certo, magari le cose cambieranno quando si arriverà al 2026, difficile soprattutto per le conseguenze dei fatti internazionali degli ultimi mesi. Ma questo fattore interesserà comunque tutte le economie regionali, resta da capire in che percentuali.
In base ai dati del report presentato a Palermo, la Sicilia non è un mero puntino nel vasto quadro dell’economia italiana. Ha un suo peso specifico e sta imparando a distinguersi. Genera valore economico, sociale e culturale unico nel contesto euro-mediterraneo.
In base ai dati del Tableau de Bord dell’Act Tank Sicilia, il 78% dei 50 indicatori considerati sono in miglioramento. Tra i risultati migliori della Sicilia la posizione nella top 8 per: copertura della rete fissa ultraveloce (prima in Italia), spesa regionale in cultura e quota di amministratori comunali under 40 (secondo posto), produzione eolica (un importantissimo terzo posto in una fase decisiva per la transizione energetica), transiti aeroportuali pro capite (quarto posto), valore aggiunto dell’agroalimentare e dell’economia del mare (quinto posto) e, infine, nella produzione fotovoltaica (sempre quinto posto).
Sorprende anche la crescita industriale degli ultimi anni. Il sistema produttivo siciliano conta oggi 34 agglomerati industriali e 22 distretti produttivi. Il valore aggiunto industriale – dal 2015 al 2024 – è cresciuto del 39,3%. E gli investimenti produttivi aumentano – secondo i dati illustrati a Palermo – anche grazie alla Zes Unica e al suo rafforzamento con la Super Zes siciliana.
I due volti dell’export
Per la crescita economica della Sicilia, l’export ha sempre giocato un ruolo fondamentale in virtù della posizione strategica e della singolare produzione isolana (in campo agroalimentare e non solo). Dal “Rapporto Strategico 2026” presentato a Palermo in occasione della quarta edizione del Forum Act Tank Sicilia, però, emerge una dinamica contrastante. Le esportazioni siciliane nel 2025 hanno raggiunto i 12 milioni di euro, ma c’è un calo superiore al 10% rispetto all’anno precedente. Colpa del crollo dell’export di coke e prodotti petroliferi. Il settore della cantieristica porta – d’altro canto – a una crescita straordinaria per i mezzi di trasporto (+394,6%).
Sicilia e quella crescita economica guidata da agroalimentare e mare
Nonostante il sistema produttivo siciliano sia in costante ed evidente evoluzione, la tradizione continua a vincere. Sono l’economia del mare e l’agroalimentare – assieme alla meccatronica e all’Ict – a trainare lo sviluppo economico della Sicilia. Le imprese “blu” in Sicilia sono 29.561: è il terzo dato più alto a livello nazionale. Nell’Isola, inoltre, l’economia del mare è quarta per incidenza degli occupati e quinta per peso del valore aggiunto della filiera regionale. E non solo. La Sicilia colleziona un altro importante record: è la prima regione italiana per traffico merci portuale, con 82,6 milioni di tonnellate movimentate (+20,2% rispetto al 2024), oltre che terza per crocierismo con i suoi due milioni di passeggeri certificati.
Anche l’agroalimentare rimane strategico. La Sicilia è la prima Regione italiana per occupati nel settore, con oltre 124.800 addetti, e anche per per estensione della superficie vitata.
C’è, però, un dato che stona. Nonostante l’Isola sia prima in Italia sia per movimentazione portuale delle merci sia per traffico passeggeri e terza per transiti aeroportuali, le criticità infrastrutturali rimangono pesanti. In base al “Rapporto Strategico 2026”, il problema principale riguarda la rete ferroviaria: 1.370 chilometri di linee, elettrificate per il 57,8%, con l’80,7% della rete a binario unico e nessuna linea ad alta velocità. Una buona notizia è che si investe: la Sicilia ha previsto oltre 2,3 miliardi di euro di risorse, articolate in dieci principali linee di intervento, per sostenere innovazione, ricerca, infrastrutture per le imprese e internazionalizzazione.
Le ombre: occupazione e l’incertezza sul futuro
I dati negativi non riguardano solo la rete infrastrutturale, ma anche la società. Il Pil cresce, l’occupazione anche, ma rimangono le solite vecchie problematiche. La Sicilia risulta infatti penultima per occupazione femminile e la regione con il più alto tasso di Neet del Paese (persone che non studiano, non lavorano e non sono impegnate in corsi di formazione professionale, ndr).
E un altro dato fa riflettere: l’8,9% delle imprese siciliane sono guidate da under 35, ma i cervelli continuano a fuggire. Al buon dato sui giovani imprenditori, infatti, si contrappone il saldo migratorio degli studenti universitari, che va a -22.731 unità. La Sicilia è al penultimo posto in questo campo. Un dato che evidenzia come ci sia ancora molto da fare per rendere l’Isola un luogo dove si progetta il futuro e si costruisce, a partire da quelle aree soggette allo spopolamento e all’abbandono che nascondono veri e propri tesori, come i borghi o le zone montane.
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