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Ddl Forestali, è battaglia tra i sindacati. Cgil: “Stabilizzazione con fondi europei? Una presa in giro”

Ddl Forestali, è battaglia tra i sindacati. Cgil: “Stabilizzazione con fondi europei? Una presa in giro”
Forestali della Regione Siciliana

Non è ancora arrivato all’Ars eppure fa già discutere. Per Sifus il disegno di legge sui forestali è una “base solida” per la riforma definitiva, per la Cgil “uno specchio per le allodole”

Il nuovo disegno di legge per stabilizzare gli operai forestali deve ancora compiere i primi passi in commissione per poi approdare all’Ars – ma sul fatto che ciò realmente accadrà, dati i precedenti, è salutare predicare prudenza – ma già fa discutere.

A contrapporsi a distanza, con il Quotidiano di Sicilia che ha raccolto le singole posizioni, sono i sindacati Sifus e Flai Cgil. La prima è la sigla che ha ispirato il disegno di legge che porta come primi firmatari i deputati del gruppo Popolari e Autonomisti, Giuseppe Carta e Ludovico Balsamo. Una proposta che però a detta del segretario regionale di Sifus Franco Cupane “è ampiamente condivisa da esponenti di più partiti, sia di maggioranza che di opposizione”. Molto più critica la Cgil, secondo cui il ddl rischia di finire per risultare l’ennesimo specchietto per le allodole, lontano dalla risoluzione dei problemi che contraddistinguono uno dei comparti più discussi.

Il disegno di legge per stabilizzare i forestali, obiettivi e dibattito

La ricetta immaginata da Sifus è quella di arrivare alla trasformazione in contratti a tempo indeterminato dei rapporti di lavoro che da sempre in Sicilia si basano sul concetto di stagionalità, con la somministrazione di 78, 101 o 151 giornate lavorative all’anno.

La reiterazione nel tempo di tali rapporti ha portato in più di un caso al riconoscimento da parte dei tribunali di indennizzi anche di importi elevati. I giudici di fatto hanno stabilito che la stagionalità non è riconoscibile in prestazioni come quelle effettuate dagli operai che si occupano della manutenzione dei boschi o del settore antincendio.

“Non abbiamo la pretesa di dire che questo ddl sia la riforma definitiva, ma di certo rappresenta una base solida da cui partire per cambiare il settore e farlo evolvere in maniera adeguata rispetto alle esigenze del territorio”, dichiara Cupane al Quotidiano di Sicilia. Il Sifus qualche anno fa aveva trovato una sponda in Cateno De Luca. Il leader di Sud chiama Nord aveva presentato un ddl che puntava all’utilizzo dei fondi europei per arrivare alla stabilizzazione, ma la proposta non è mai stata discussa all’Ars. “Confidiamo nel fatto che stavolta il disegno di legge avrà maggiore fortuna. Certo è – continua Cupane – che i tempi sono contingentati. Servirà che i partiti entro l’autunno portino in aula il disegno di legge per votarlo, altrimenti è chiaro che perderemo almeno un altro paio di anni tra nuove elezioni e avvio della futura legislatura. La politica deve mostrarsi responsabile e capire che i lavoratori non sono più disposti a essere illusi”.

Le critiche della Cgil

A mostrarsi decisamente più scettica è la Cgil. Per il sindacato la possibilità di utilizzare i fondi europei come risorsa finanziaria su cui poggiare la stabilizzazione del comparto non è perseguibile.

“Il tema di un riordino del sistema agro-forestale per un nuovo governo del territorio è estremamente necessario e urgente. Ma va fatto con serietà – commenta il segretario generale di Cgil Sicilia Alfio Mannino –. La stabilizzazione occupazionale con fondi europei è una grande presa in giro. I fondi europei servono per quei interventi infrastrutturali che mettono in sicurezza il territorio e lo valorizzano sul piano economico. Ma il costo del personale va coperto con altre risorse facilmente reperibili se si ha una idea chiara di governo”.

Dello stesso avviso Tonino Russo, segretario generale di Flai Cgil. “Non si possono stabilizzare lavoratori con i fondi europei. Occorrono – dichiara al Quotidiano di Sicilia – le risorse certe del bilancio con una programmazione pluriennale. Questo è solo fumo negli occhi”.
Pronta la replica di Cupane: “In Campania vengono utilizzati da anni i fondi europei per finanziare specifici progetti per la cura del territorio, per ridurre i rischi incendi e per il contrasto del rischio idrogeologico. Perché in Sicilia non si può seguire la stessa strada?”.

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