Donne al lavoro, in Sicilia solo il 35,4% quasi il 30% in meno del Centro-Nord - QdS

Donne al lavoro, in Sicilia solo il 35,4% quasi il 30% in meno del Centro-Nord

Pietro Vultaggio

Donne al lavoro, in Sicilia solo il 35,4% quasi il 30% in meno del Centro-Nord

giovedì 09 Gennaio 2020 - 00:00
Donne al lavoro, in Sicilia solo il 35,4% quasi il 30% in meno del Centro-Nord

Dati forniti dalla Fondazione Marisa Bellisario, Global Thinking Foundation e CCIAA di Palermo ed Enna. La media europea dei 28 Paesi membri è del 66,3%. L’Isola peggio della Guyana francese

PALERMO – Esiste una “questione femminile meridionale” collegata inevitabilmente con le pari opportunità. Siamo annoverati tra i Paesi tecnologicamente avanzati, ma evidentemente persiste un problema di fondo.

I dati parlano chiaro, nell’Isola lavora il 35,4% delle donne, contro quasi il 63% del Centro-Nord. Numeri ancor più allarmanti descrivono una situazione primordiale: il 40% di donne siciliane non ha un conto corrente personale (nell’entroterra si raggiunge il 60%). Non è finita qua, il 75% delle donne svolge a casa un lavoro non remunerato. I dati sono stati forniti durante la presentazione del progetto “Women for Society”, il percorso gratuito di alfabetizzazione economica e finanziaria al femminile, al Museo archeologico regionale Antonino Salinas di Palermo.

L’iniziativa è frutto della collaborazione fra Fondazione Marisa Bellisario, Global Thinking Foundation e Camera di Commercio di Palermo ed Enna. Già lo scorso 8 marzo dello scorso anno lo Svimez ha evidenziato come l’occupazione femminile, nelle regioni del Mezzogiorno, fosse la più bassa d’Europa ed inferiore perfino a quella della Guyana francese e dell’enclave marocchina di Melilla.

Un divario, con la media europea, già elevatissimo nel 2001 (circa 25 punti percentuali) e che si è ulteriormente ampliato arrivando sopra i 30 punti, nel 2017. Confrontando il tasso di occupazione delle 19 regioni e le due province autonome italiane con il resto delle 276 regioni europee emerge un quadro alquanto problematico. Solo la provincia di Bolzano si colloca nella prima metà delle regioni europee, con un tasso di occupazione femminile pari a 71,5%, alla posizione 92 nella graduatoria. Seguono Emilia Romagna (153) e Valle d’Aosta (154) e la provincia di Trento (175), con tassi di occupazione femminili intorno al 65%, in linea con la media europea dei 28 Paesi membri che è pari al 66,3%.

Le regioni del Mezzogiorno, invece, sono sensibilmente distanziate da quelle del Centro-Nord e si collocano tutte nelle ultime posizioni, con Puglia, Calabria, Campania e Sicilia nelle ultime quattro e valori del tasso di occupazione intorno al 30%, di circa 35 punti inferiori alla media europea.

“Non solo la già modesta quota di donne meridionali con un’occupazione si è ridotta – scrivono il direttore e vice direttore Svimez, Luca Bianchi e Giuseppe Provenzano – ma soprattutto per le giovani donne del Sud sembrano essersi inesorabilmente chiuse le porte di accesso al lavoro, nonostante i loro elevati (e maggiori di quelli maschili) tassi di scolarizzazione. Purtroppo, infatti, il processo di emancipazione sociale, portato avanti innanzitutto nel campo della formazione e dell’accumulazione di capitale umano, non riesce a trovare risposte nel mercato del lavoro.

La crisi ha aggravato un assetto socio-economico che nel Mezzogiorno spinge le donne verso le “nuove emigrazioni”. La conseguenza è una riduzione del potenziale di crescita dell’area e quindi dell’intero Paese. In presenza di un sistema di welfare incompleto – concludono – che si scarica essenzialmente sulle donne, rischiano di riproporsi vecchi modelli sociali (donna casalinga e che rinuncia all’istruzione) che invece devono essere definitivamente superati”.

Il problema ancora aperto della coesione economica e sociale del nostro Paese dipenderà dalla capacità di inserire, a pieno titolo, nel sistema produttivo il potenziale di conoscenza e competenza delle donne, soprattutto giovani.

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