Suona sempre più forte in Sicilia il campanello d’allarme legato all’assenza di screening per individuare nuovi, potenziali, casi di tumore al colon-retto. Sull’Isola le diagnosi crescono vertiginosamente di anno in anno, con la malattia scoperta purtroppo in fase già avanzata proprio a causa dei mancati controlli e di una prevenzione che stenta a decollare. “La preoccupazione è fortissima. In Sicilia registriamo mediamente 3.468 nuovi casi di tumore del colon-retto ogni anno, ma ci sono persone che stanno sviluppando la malattia senza saperlo. È proprio questo il rischio che vogliamo contrastare attraverso lo screening”. Queste le amare parole di Giacomo Scalzo, dirigente generale del Dipartimento per le attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico (DASOE) dell’assessorato regionale della Salute, richiamando l’attenzione sui rischi della mancata adesione ai programmi di prevenzione.
Tumore al colon retto al secondo posto tra i casi di cancro diagnosticati in Sicilia
Il tumore del colon-retto costituisce il 14,1% delle neoplasie diagnosticate in Sicilia e si colloca al secondo posto per frequenza. La patologia colpisce maggiormente gli uomini che costituiscono il 54% dei casi, mentre per le donne ci si attesta intorno al 46%. In Sicilia, al 30 settembre 2026, soltanto il 12,7% della popolazione bersaglio ha effettuato il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci, per un totale di 87.150 esami. Nessuna delle nove Aziende sanitarie provinciali (ASP) ha raggiunto l’obiettivo minimo del 25% previsto dal Nuovo sistema di garanzia (NSG). Le differenze emergono soprattutto dall’analisi comunale, dove l’elevata copertura degli inviti non sempre si accompagna a una partecipazione altrettanto consistente. In altri territori, invece, le chiamate interessano ancora una parte limitata della popolazione bersaglio.
Le azioni DASOE
Per tentare di arginare la situazione, nel corso degli ultimi mesi DASOE ha messo in piedi numerose iniziative. Tra queste spicca l’accordo con Federfarma Sicilia, che coinvolge le farmacie nella distribuzione dei kit per la ricerca del sangue occulto nelle feci e nella promozione della partecipazione ai programmi organizzati. A queste attività si affiancano le iniziative delle ASP, le campagne informative e gli interventi territoriali per raggiungere chi non effettua gli esami. L’obiettivo è rendere lo screening più accessibile e rafforzare la collaborazione con i professionisti sanitari.
Palermo, Catania e Messina le province più colpite dal tumore
La distribuzione dei casi medi all’anno di tumore del colon-retto – come testimoniato dai dati girati dal Dottor Scalzo al QdS.it – vede Palermo con 883 diagnosi, seguita da Catania con 746 e Messina con 462. Seguono Trapani con 302, Agrigento con 301, Siracusa con 266, Ragusa con 204, Caltanissetta con 181 ed Enna con 121. Numeri che evidenziano il peso della malattia sul territorio e l’importanza di intercettarla precocemente attraverso i programmi di screening.
I numeri drammatici della prevenzione in Sicilia
Scandagliando il report DASOE relativo alla prevenzione fantasma per le diagnosi di tumore al colon-retto spicca Messina, dove a fronte di 29.450 inviti al 31 agosto sono corrisposti soltanto 1.402 test, pari a soltanto al 4% di adesione. A Lipari la partecipazione si ferma all’1%, con 585 inviti e 26 esami, mentre Barcellona Pozzo di Gotto raggiunge il 6%. Capo d’Orlando registra invece il 19%, con 395 test effettuati. La situazione non è delle migliori neanche a Trapani, nella cui provincia soltanto il 45% della popolazione bersagio risulta raggiunta dagli inviti. L’adesione NSG nel Trapanese si attesta intorno al 10.3%, con 27.202 inviti ad effettuare gli esami di screening e soltanto 5.824 test svolti. E il capoluogo Palermo? I dati sono emblatici: 116 mila inviti e meno di 13 mila esami effettuati, con un’adesione pari all’11,1%. Timidi segnali positivi, invece, emergono da Catania – “Anche se non basta”, spiega Scalzo al QdS.it – e tutta la provincia etnea, con un incremento dell’82,1% rispetto al 2025. L’adesione NSG raggiunge il 13,8%, mentre al 31 agosto la copertura degli inviti si attesta al 93%. Nella città dell’Elefante sono stati effettuati 4.536 test a fronte di 40.576 inviti, con un’adesione grezza dell’11%. Bronte raggiunge il 22%, Mineo il 24% e San Michele di Ganzaria il 25%. Ramacca, invece, si ferma al 5%, pur avendo raggiunto il 71% della popolazione bersaglio con le chiamate.
Clicca QUI per consultare il report completo DASOE
Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp e Telegram

