Ecobonus, in Sicilia è ancora solo un super flop - QdS

Ecobonus, in Sicilia è ancora solo un super flop

Adriano Agatino Zuccaro

Ecobonus, in Sicilia è ancora solo un super flop

mercoledì 13 Gennaio 2021 - 00:00
Ecobonus, in Sicilia è ancora solo un super flop

Nel 2019 nell’Isola spesi 73 mln, in Lombardia 10 volte di più. Amaro (Architetti Catania): “Qui mancano i fondi di investimento”

Le policy di efficienza energetica non attecchiscono in Sicilia: la Lombardia nel 2019 ha investito attraverso l’Ecobonus 815,3 milioni di euro contro i 73,1 milioni isolani (meno del 9% nel citato confronto). Ne consegue un risparmio di 301 GWh/anno in Lombardia contro i 23 dell’Isola; 2270 le diagnosi energetiche lombarde, 155 le siciliane; 151 i progetti dalla politica di coesione 2014-2020 (dato ad aprile 2020) in Lombardia contro i 26 della Sicilia.

Confronto impietoso quello proposto? Non va meglio con le altre regioni del Nord e del Centro e a Sud si registrano performance migliori delle nostre in Puglia e Campania.

La Sicilia come totale investimenti Ecobonus nel 2019 si colloca al tredicesimo posto tra le venti regioni italiane (vedi tabella sotto). I dati, pubblicati dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) sul Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica 2020, non lasciano spazio a fraintendimenti: al Nord e al Centro si investe molto di più sull’Ecobonus (ma anche in alcune regioni del Sud) di quanto non si faccia in Sicilia. Questo trend ci dice che l’Ecobonus nell’Isola nel 2019 è stato un superflop e che si sta acuendo l’energy divide tra il Nord e il Sud del Paese.

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Quali sono le ragioni di tali performance? Non si tratta solo di una questione di Pil pro capite regionale; lo spiega Alessandro Amaro, presidente dell’Ordine degli architetti di Catania (intervista in basso), che sottolinea il ruolo svolto dai fondi d’investimento che al Nord del Paese possiedono svariati immobili e hanno “le carte in regola” per avviare le procedure per l’Ecobonus. Nel periodo 2014-2018 sono stati incentivati in Italia tramite l’Ecobonus più di un milione e settecentomila interventi, cui si vanno ad aggiungere gli oltre 395.000 del 2019, di cui oltre 145.000 sia per la sostituzione dei serramenti sia per la sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale.

I risparmi energetici ottenuti grazie agli interventi effettuati nel 2019, secondo le diverse tipologie di intervento previste, sono pari a 1.254 GWh/anno. Nel periodo 2014-2019 il risparmio energetico è stato pari a circa 7.100 GWh/anno. I risparmi ottenuti nel 2019 sono associabili in particolare ad interventi finalizzati alla coibentazione dell’involucro (oltre un terzo del totale), alla riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento dell’intero edificio (oltre il 30%) e alla sostituzione dei serramenti (circa un quarto).

A questo punto, però, sorge spontanea una domanda: l’energia che dà luce alle nostre case quanto è realmente “verde”? Vale la pena di accennare al tema che investe la quota dei consumi finali lordi di energia coperta da fonti rinnovabili (Fer) al 2020. L’Italia, tramite il decreto 15 marzo 2012 del ministero dello Sviluppo economico, il cosiddetto decreto burden sharing, ha fissato il “contributo che le diverse regioni e province autonome italiane sono tenute a fornire ai fini del raggiungimento dell’obiettivo complessivo nazionale, attribuendo a ciascuna di esse specifici obiettivi regionali di impiego di Fer al 2020”. Nell’aggiornamento al piano energetico ambientale della Regione si calcola un valore burden sharing pari al 12,6% per il 2020, cioè di almeno tre punti inferiore al 15,9% previsto per la Sicilia.

Salvatore Malandrino

Risponde Salvatore Malandrino, regional manager Sicilia di Unicredit

“Lavori senza spendere un euro? Possibile. Grazie a noi inaugurati diversi cantieri”

Come funziona la cessione del credito? È possibile avviare, in presenza di tutti i requisiti, la riqualificazione energetica del proprio immobile tramite il superbonus, come si suole dire, “senza spendere un euro” oppure è una possibilità destituita di fondamento? Risponde Salvatore Malandrino, regional manager Sicilia di UniCredit

“È possibile, nell’ambito del ‘Superbonus 110%’, nel rispetto dei requisiti e dei paletti previsti dalla vigente normativa procedere ad un intervento di riqualificazione energetica /riduzione rischio sismico di un immobile senza ricorrere a mezzi propri. Per ciò che attiene alla ‘cessione del credito’, in linea generale, l’articolo 121 del Decreto Rilancio riconosce ai soggetti che hanno sostenuto spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio, efficienza energetica, riduzione del rischio sismico, installazione di impianti fotovoltaici e di colonnine di ricarica, la facoltà di optare, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione, alternativamente per:
un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, di importo massimo non superiore al corrispettivo stesso, anticipato dal fornitore di beni e servizi relativi agli interventi agevolati. Il fornitore recupera il contributo anticipato sotto forma di credito d’imposta di importo pari alla detrazione spettante, con facoltà di successive cessioni di tale credito ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari;
• la cessione di un credito d’imposta corrispondente alla detrazione spettante, ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari, con facoltà di successive cessioni.

Nell’ambito del Superbonus 110%, la possibilità di cedere il credito di imposta maturato è ammessa per le spese sostenute dal 1 luglio 2020; in questo caso la proposta di acquisto dei crediti fiscali da parte di UniCredit è diversificata in relazione al soggetto cedente; nello specifico Unicredit acquista: a 102€ ogni 110€ di credito fiscale da privati e condomini; a 100€ ogni 110€ di credito fiscale da imprese.

UniCredit ha messo tempestivamente a disposizione dei propri clienti servizi dedicati e prodotti finanziari per usufruire in modo rapido e conveniente delle misure contenute nel Decreto Rilancio. Questo, insieme a una massiccia azione di formazione della nostra rete commerciale e di informazione di tutti i soggetti, privati, imprese e liberi professionisti, potenzialmente interessati al tema del superbonus 110%, ci ha permesso di essere immediatamente operativi e di consentire ai nostri clienti di avviare in tempi stretti i lavori di riqualificazione ed efficientamento energetico del proprio patrimonio immobiliare.

La collaborazione strategica con Cna, già attiva da diverso tempo, risponde all’esigenza di estendere i benefici di tale iniziativa all’ampia platea delle Pmi regionali, innescando così un circolo virtuoso, sia in termini di ripartenza economica sia dal punto di vista della sostenibilità ambientale del patrimonio immobiliare. Nelle scorse settimane sono stati inaugurati, con un nostro intervento creditizio, diversi cantieri Superbonus 110% a Palermo, Gela, Siracusa, Caltanissetta e in provincia di Agrigento. Nelle prossime settimane ne saranno inaugurati nuovi nelle altre province siciliane.

Per ciò che attiene alle altre misure agevolate e finalizzate al recupero del patrimonio edilizio o efficientamento energetico/riduzione rischio sismico non eleggibili per superbonus 110% (“Bonus Ristrutturazione” e “Bonus Facciate”), per le spese sostenute dal 1 gennaio 2020, UniCredit acquista l’eventuale credito fiscale nella misura di 80€ ogni 100€ di credito”.

Tante le criticità trovate dall’assessore regionale all’Energia

Rinnovabili, in Sicilia “decadimento” doppio rispetto alla media nazionale

L’assessorato all’Energia e Rifiuti della regione risponde al QdS in merito all’utilizzo delle fonti rinnovabili nell’Isola per i consumi energetici e mette sul tavolo le iniziative avviate per aumentarne la diffusione.

“Il potenziale delle energie rinnovabili in Sicilia – scrive l’assessorato – è sicuramente enorme ma la situazione che il governo ha trovato in questa legislatura presentava criticità. In una riunione della commissione Ambiente dell’Ars è emerso che la Sicilia si posiziona al quarto posto per efficienza degli impianti superiori a 800 megawatt, ma il decadimento è doppio rispetto alla media nazionale”.

“Un impianto su tre – prosegue – presenta un livello di efficienza inferiore del dieci per cento rispetto alla media regionale. Altra problematica emersa riguarda gli impianti in procedura concorsuale che sono il 12-20% di quelli esistenti a livello nazionale. La Regione vuole intervenire per sensibilizzare i curatori e i commissari e fornire supporto per una migliore gestione, conclude l’assessorato”.

Il piano energetico viene definito “strumento fondamentale per portare avanti questo percorso perché contiene importanti indicazioni. Sull’impiantistica è previsto un lavoro di revamping e repowering, che in sostanza prevedono di rimettere in sesto le strutture spesso vetuste e di applicare nuovi strumenti e tecniche innovative per garantire prestazioni migliori. Per il settore fotovoltaico si ipotizza di raggiungere il valore di produzione pari a 5,95 TWh a partire dal dato di produzione nell’ultimo biennio (2016-2017) che si è attestato su circa 1,85 TWh”.

Relativamente al settore eolico “si prevede un incremento della produzione di un fattore 2,2 rispetto alla produzione normalizzata del 2016 (2.808 GWh) al fine di raggiungere un valore di circa 6.117 GWh. Previsto anche il recupero di aree dismesse attraverso l’installazione di nuovi impianti. Sono 1.265 i siti censiti per una superficie di 15.738 ettari dove poter realizzare impianti di energia rinnovabile. Saranno incrementati anche gli impianti domestici da realizzare sui tetti, tra 100.000-125.000 unità in più”.

“Il conseguimento del target implicherebbe che in circa il 10% degli edifici residenziali siciliani al 2030 dovrà essere presente un impianto fotovoltaico. Importanti interventi anche in agricoltura dove tra dieci anni si prevede un incremento del 70% della potenza installata realizzabile con circa 11.000 nuovi impianti”, conclude l’assessorato.

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Alessandro Amaro, presidente Ordine architetti di Catania

Intervista al presidente dell’Ordine degli Architetti etnei

“Il sismabonus? A Catania non è stato sfruttato”

Alessandro Amaro, presidente dell’Ordine degli architetti di Catania nonché tra i fondatori della Fas (la Federazione degli Ordini degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Sicilia), commenta i dati Enea per il Qds.

L’Ecobonus nel 2019 in Sicilia ha prodotto meno di un decimo degli investimenti della Lombardia. Quale lettura si può dare a tale dato?
“L’economia siciliana è certamente diversa da quella delle regioni del Nord. Tanto dipende dalle tipologie di edifici che ci sono nelle varie aree. C’è una questione che riguarda la differenza di posizionamento: in questo momento la Lombardia con Milano ha una forte attività di riqualificazione degli edifici e di ricostruzione di altri con utilizzo dei bonus previsti. In Sicilia tale questione è meno sentita ed è poco sentita pure quella del Sismabonus che non ha avuto grandi risultati. Da poco c’è la possibilità di fare la cessione del credito ma prima questa possibilità non c’era e quindi, trattandosi di una ‘restituzione di tasse’ da parte dello Stato, chi non ha o ha poche tasse da pagare non ha usufruito del bonus. Ora con la cessione del credito comincia a muoversi il mercato anche qui da noi. Nel Nord, inoltre, ci sono molti interventi che vengono fatti da fondi che acquistano immobili e possono scaricare gli importi come credito d’imposta rispetto al cittadino del Sud che ha certamente meno risorse”.

Eppure gli immobili siciliani avrebbero bisogno di diversi interventi…
“C’è da segnalare che ad esempio a Catania, una città ad alto rischio sismico, il Sismabonus all’85% è stato sfruttato pochissimo, quasi nullo. Per non parlare delle facciate che ad oggi spesso vediamo ‘ricoperte’ coi teli verdi e nessuno interviene con un bonus facciata al 90%. In molti, poi, si aspettano dal famoso 110% il completamento dei lavori senza sborsare nemmeno un euro ma non è così e i messaggi sbagliati in tal senso hanno bloccato, a volte, i pochi cantieri che erano in procinto di partire”.

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