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La “blue wave” e le prime volte storiche, con le elezioni di Midterm gli USA cambiano corso

La “blue wave” e le prime volte storiche, con le elezioni di Midterm gli USA cambiano corso
Elezioni Midterm USA, immagini da Imagoeconomica. Foto di Trump di Joyce N. Boghosian

La svolta di Trump a “Mr Veto” a “collaboriamo”, le vittorie dei democratici e la reazione del mondo

Nella mente degli elettori e degli appassionati di politica internazionale di tutto il mondo, delle elezioni di Midterm negli USA che si sono appena svolte rimarranno impresse due immagini. Un presidente Trump “un po’ sorpreso” dalla rimonta dei democratici che accetta velatamente la sonora sconfitta e prospetta una timida collaborazione con le opposizioni da una parte; i nomi destinati a cambiare la storia del Paese, traghettando gli Stati Uniti in una dimensione che va oltre la tradizione mainstream sul fronte razziale, degli orientamenti sessuali e di visioni del mondo, dall’altra.

Elezioni Midterm USA, l’onda blu invade il Paese: tante sorprese

Oggi la mappa USA è più blu del solito. La “blue wave” (onda blu, con riferimento al colore associato al partito democratico statunitense, ndr) ha colpito forte in queste elezioni di metà mandato. I democratici hanno conquistato la maggior parte dei seggi sia in Senato che alla Camera. E hanno ottenuto risultati storici anche in Stati tradizionalmente repubblicani come Texas, che con il neosenatore James Talarico (tra l’altro per metà italiano, da parte di padre, ndr) e la governatrice Gina Hinojosa ritorna blu dopo oltre 30 anni, Kansas e Iowa.

Che sia stata la mossa di Trump contro l’Iran, con le sue innumerevoli conseguenze che pagano anche gli Stati Uniti e l’Europa (oltre alle popolazioni coinvolte direttamente nel conflitto), o l’inarrestabile incremento dei prezzi dei carburanti e della vita a determinare questo risultato è difficile da stabilire. Forse è una combinazione di tutti questi fattori e delle tematiche calde che fanno discutere da sempre gli statunitensi, dal razzismo alla gestione del sistema sanitario. Uno “scossone” per i repubblicani e per il presidente in carica certo era previsto, anche se si può dire – a caldo – che l’esito ha superato le aspettative.

Le donne che cambiano la storia del Paese e il primo senatore dichiaratamente omosessuale

Mai come in passato, in un momento storico così delicato, le elezioni di Midterm negli USA hanno attirato l’attenzione del mondo intero. E mai come in passato, probabilmente, si presta tanta attenzione ai volti simbolo della tornata elettorale.

Tra questi c’è Keisha Lance Bottoms, che ha vinto in Georgia ed è la prima governatrice afroamericana degli Stati Uniti. Figurano poi due donne native americane, Peggy Flanagan – prima donna nativa eletta al Senato, in Minnesota – e Deb Haaland, ex segretaria dell’Interno dell’amministrazione Biden, che fa la storia statunitense e della comunità nativa americana diventando governatrice in New Mexico. Si tratta del primo caso negli Stati Uniti. E la già citata Gina Hinojosa è la prima latinoamericana a ottenere il ruolo di governatrice nello Stato. In lista c’è anche anche il nome di Amy Acton, prima donna e prima persone di fede ebraica a governare l’Ohio.

Ed è la prima volta anche per un musulmano al Senato: a ottenere il primato è Abdul El Sayed, medico, 42 anni, eletto in Michigan nonostante le varie accuse di essere potenzialmente vicino a estremisti islamici o perfino “un jihadista, un membro dei Fratelli Musulmani”. Sulla sanità, probabilmente, giocherà una partita importante. E per la popolazione islamica negli USA non è l’unico risultato storico. Alle elezioni di Midterm negli USA, infatti, c’è una seconda vittoria da evidenziare: Adam Hamawy, con la sua vittoria nel 12esimo Congresso congressuale del New Jersey, è il primo musulmano eletto al Congresso per lo Stato. Anche lui è un medico e nella sua storia c’è un elemento meritevole di attenzione: è stato volontario a Gaza, terra martoriata dalla guerra che ha mobilitato attivisti in tutto il mondo. L’attivista Aber Kawas, invece, è la prima palestinese-americana a ottenere un seggio al Senato nello Stato di New York.

Hakeem Jeffries, rieletto alla Camera per l’ottavo mandato, sarà il primo Speaker afroamericano della storia. Negli USA delle prime volte c’è spazio anche per i repubblicani: Byron Donalds, per esempio, è protagonista di uno delle poche vittorie simbolo del partito del presidente Trump ed è il primo governatore afroamericano della Florida.

Per la comunità LGBT+ è storica, invece, la vittoria di Chris Pappas al Senato in New Hampshire. Pappas è, infatti, il primo senatore dichiaratamente gay nella storia degli Stati Uniti. Da non dimenticare anche il risultato di Bentley Hudgins, prima persona dichiaratamente transgender e non binaria a entrare nell’Assemblea generale dello Stato della Georgia.

E adesso? Gli equilibri statunitensi e mondiali che cambiano dopo le elezioni

In una delle sue prime dichiarazioni Donald Trump, reduce dalla sonora sconfitta del suo partito in gran parte degli USA, sconvolge. Colui che aveva promesso di diventare “Mr Veto” in caso di avanzata democratica accetta il risultato elettorale e apre – seppur timidamente e con il solito atteggiamento a cui il presidente statunitense ci ha abituati – al confronto: “Mi manderanno provvedimenti folli e io metterò il veto. Dopo un paio di mesi di veti chiameranno e diranno: ‘Come facciamo a portare a termine queste cose?’, e lavoreremo insieme“, ha detto Trump a Fox News. E ha aggiunto che non intende fare cambiamenti alla propria amministrazione, nemmeno dopo la delusione elettorale. Si sa, però, che il tycoon non è insolito a cambiamenti di posizione repentini e potrebbe riservare delle sorprese. Soprattutto in previsione del rischio impeachment, che sia o meno concreto in base ai numeri di Camera e Senato una volta ultimato lo spoglio.

Il risultato del partito democratico statunitense ha attirato l’attenzione del mondo: è virale sui social, l’argomento di discussione principale di oggi per analisti e cittadini. Da una parte sul web girano meme e insulti rivolti a Trump e ai suoi sostenitori; dall’altra i commenti delle sinistre europee che sperano che questo sia il primo passo per dare uno stop all’avanzata delle destre degli ultimi anni e allo stato di guerra ed emergenza perenne. Delusa dal risultato elettorale è la Russia, in una fase fondamentale del conflitto con l’Ucraina: il Cremlino, si legge in una nota a firma del portavoce Dmitry Peskov, auspica “sinceramente che il presidente statunitense Donald Trump prosegua i suoi sforzi per la pace”. L’entusiasmo invade invece l’Iran, che festeggia la sconfitta trumpiana bruciando bandiere di USA e Israele e intonando insulti e slogan contro il tycoon statunitense.

La reazione dell’Europa alle elezioni di Midterm degli USA è e sarà interessante. In Italia il centrosinistra vede nell’ondata blu statunitense un segno per ricompattarsi in vista delle prossime elezioni: “Trump è stato ed è tuttora il modello di governo che il nostro esecutivo ha cercato di emulare, causando all’Italia un isolamento mai visto prima. In tutto questo, negli Usa come in Italia e come in Europa, la destra a trazione trumpiana ha provocato una crisi economica senza precedenti, indebolendo la classe media e annientando i ceti meno abbienti. Trump ha pagato il prezzo della sua prepotenza e dei suoi disastri alle elezioni di Mid Term. Meloni la pagherà alle politiche. Il centrosinistra si faccia trovare pronto a governare e riparare i danni delle destre”, sono le parole, per esempio, del segretario di Più Europa Riccardo Magi.

Il vecchio continente è forse il terreno dove Trump gioca la partita più importante. Nella sua analisi, il Politico avverte che bisogna essere “pronti a una nuova altalena politica”: il presidente statunitense, infatti, “vorrà dimostrare di essere ancora il capo e il padrone dell’universo” e preferirà probabilmente farlo “sulla scena internazionale”. Quali siano le potenziali mosse politiche internazionali di Trump dopo i risultati elettorali non è semplice da prevedere, la scelta tra interventismo e basso profilo sarà complessa. Certamente un posto di rilievo nei suoi ragionamenti lo avrà l’Ucraina, con una possibile accelerazione dell’attività per arrivare a un accordo tra Mosca e Kiev. Più difficile la questione Iran, con i prezzi dei carburanti che continuano a essere in crescita, un mercato profondamente instabile e una cessazione definitiva delle ostilità che ancora non si trova. Con il transito sullo Stretto di Hormuz ancora compromesso, le opzioni per il presidente statunitense sono poche: un passo di lato, una lotta fino allo sfinimento della controparte o un accordo.

Dopo il risultato inatteso e peggiore delle aspettative, a Trump servirà sicuramente moderazione su tutti i fronti, che come- sottolinea il capogruppo della Lega in Senato Massimiliano Romeo in un’intervista a Radio Radicale – “può aiutare la diplomazia, che non ha bisogno di eccessi né di spavalderia ma di più mitezza. Una diplomazia che può essere utile sia sui conflitti internazionali ma anche per migliorare i rapporti tra alleati”.

Nel frattempo si prospettano cambiamenti anche per l’economia. Per Wall Street l’apertura odierna è stata in rialzo, male invece i titoli delle aziende di Elon Musk: SpaceX cede il 3%; Tesla il 3,73%. E i giganti tech adesso guardano con preoccupazione alla potenziale stretta all’intelligenza artificiale auspicata dai dem, che potrebbe dare una svolta incisiva agli affari statunitensi e globali regolamentando in maniera nuova uno strumento ormai centrale nella quotidianità del mondo. E sul quale gli USA giocano una partita importante anche con i “giganti” emergenti.

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