In Sicilia l'agricoltura è in ginocchio, perso il 70% della produzione - QdS

In Sicilia l’agricoltura è in ginocchio, perso il 70% della produzione

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In Sicilia l’agricoltura è in ginocchio, perso il 70% della produzione

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mercoledì 17 Novembre 2021 - 18:15

Questo il quadro drammatico che emerge da una prima ricognizione di Cia-Agricoltori Italiani dopo l'ultima ondata di maltempo che ha messo in ginocchio l'agricoltura del Sud

Campi inondati e serre stravolte, migliaia di ettari di colture stagionali sott’acqua, in asfissia e attaccate dai funghi per umidità e pioggia. Semina allo stallo e produzione annacquata già per il 70%. Questo il quadro drammatico che emerge da una prima ricognizione di Cia-Agricoltori Italiani dopo l’ultima ondata di maltempo che ha messo in ginocchio l’agricoltura del Sud con Sicilia in testa.

Il presidente Cia Sicilia

“Le precipitazioni sparse e continue, forti venti, trombe d’aria e bombe d’acqua – commenta il presidente Cia Sicilia Orientale Giuseppe Di Silvestro – continuano a danneggiare le aziende agricole e la vita di intere comunità Contro i cambiamenti climatici serve cambio di approccio e manutenzione seria del territorio. Lanciamo l’ennesimo appello alle istituzioni”.

La conta dei danni tra agrumeti, carciofeti e ortive in pieno campo, il persistere di tanti fenomeni atmosferici avversi non che può risolversi per Cia non solo con il “necessario ristoro dei danni, ma anche con interventi consistenti in prevenzione e cura, di corsi d’acqua e strade, investimenti in ricerca e innovazione per la lotta al dissesto idrogeologico e la salvaguardia della sicurezza nei centri abitati e nella viabilità.

Danni anche alle coltivazioni del limone Igp

“Non si può raccogliere – continua la Cia- non si può seminare. Nella zona orientale danni pesanti sono stati subiti dalle coltivazioni del limone Igp e dagli ortaggi. Stessa sorte a quelli tra Siracusa e Ragusa, dove continuano le grandinate e le trombe d’aria”.

“Oltre agli agrumeti – prosegue Di Silvestro – sono letteralmente distrutti i campi di finocchi e insalata. I ristori ci devono essere, ma senza una politica seria di gestione del territorio, gli imprenditori agricoli non investiranno più in queste zone, non reimpianteranno gli agrumeti trascinati dalla piena. Prevarrà la paura di perdere tutto di nuovo”. (ANSA).

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