“La sentenza della Corte di Cassazione che mette fine alla lunga controversia tra il marchio ‘Duca di Salaparuta’ e il Consorzio dei vini DOC di Salaparuta rappresenta una straordinaria vittoria non soltanto per il Consorzio, ma per un intero territorio, per la sua identità e per il valore collettivo che il Made in Italy autentico esprime ogni giorno nel mondo”. Lo dichiara Luisa Bamonte, presidente di Fismi (Federazione italiana servizi per il Made in Italy), commentando la decisione definitiva della Suprema Corte.
“Questa pronuncia – continua – afferma un principio fondamentale: le denominazioni territoriali, le tradizioni produttive e la storia condivisa di una comunità non possono essere subordinate agli interessi di un singolo marchio privato. La Cassazione riconosce il valore di un patrimonio collettivo costruito nel tempo da produttori, famiglie e imprese che custodiscono identità secolari e saperi tramandati di generazione in generazione”.
Difendere l’anima stessa del Made in Italy
Secondo Bamonte, la sentenza assume un significato strategico per tutto il comparto del Made in Italy. “Il tessuto produttivo italiano è composto in larga maggioranza da piccole e medie realtà che tengono vive storie, tradizioni e culture territoriali millenarie attraverso il proprio lavoro quotidiano. Difendere queste comunità produttive significa difendere l’anima stessa del Made in Italy. Per questo la vittoria del Consorzio di Salaparuta ha un valore che va ben oltre il settore vitivinicolo: è un precedente importante per tutte le filiere italiane legate ai territori. Un plauso particolare va al presidente del Consorzio, Pietro Scalia, che con determinazione ha portato avanti per dieci anni un’importantissima battaglia”.
La presidente di Fismi sottolinea infine il valore dell’azione collettiva. “Questa vicenda dimostra che l’unione fa la forza. Quando imprese, consorzi e comunità territoriali si muovono insieme per tutelare la propria identità, possono ottenere risultati storici anche contro soggetti molto più grandi e strutturati. Il caso Salaparuta deve diventare un esempio per tutte le aziende del Made in Italy: fare rete è la strada per proteggere e valorizzare il patrimonio economico, culturale e produttivo del nostro Paese”.

