Arrivare fino a settecento metri sotto terra per capire se ci sono le condizioni ideali per sfruttare le risorse geotermiche presenti nelle Eolie.
Il progetto è della Geolog, società lombarda con sede a San Giuliano Milanese, nell’ambito di un permesso di ricerca presentato alla Regione nel 2023 e riguardante l’isola di Vulcano.
Negli ultimi due anni a occuparsi delle valutazioni sul fronte ambientale è stata la commissione tecnica-specialistica che opera per conto dell’assessorato all’Ambiente.
Nel 2024, la Cts aveva emesso un parere istruttorio intermedio con una serie di prescrizioni, tra le quali l’esigenza di integrare la documentazione inerente i possibili riflessi che le operazioni di ricerca avrebbero potuto avere su un’isola che ospita una delle Iba (Important Bird Area) presenti in Sicilia. “Dovrà essere prodotto un apposito studio volto a verificare mediante indagini dirette la presenza di eventuali rotte migratorie nell’areale di progetto”, si legge in quel parere.
Nelle scorse settimane, la Geolog ha caricato i documenti richiesti, che adesso saranno esaminati dalla commissione.
Indicazioni dal passato
Lo studio ambientale redatto dai tecnici a cui si è rivolta la ditta Geolog punta a valutare i potenziali impatti che potrebbero derivare dalle prove geofisiche, dalla realizzazione della postazione in cui verrà realizzato il pozzo e dagli scavi che interesseranno quest’ultimo.
“Il pozzo esplorativo – si legge nella relazione descrittiva – verrà scavato a partire dalla postazione di perforazione, nel settore nord-occidentale dell’isola di Vulcano, nel tratto di piana costiera in prossimità della base del versante occidentale del cono vulcanico Gran Cratere La Fossa. Scopo del suddetto pozzo è di confermare le potenzialità geotermali di tale settore dell’isola ipotizzabili dalle anomalie di temperatura nei pozzi superficiali ivi presenti confermate dalle peculiarità chimico-fisiche ed isotopiche presenti”.
Nella relazione è spiegato che “nel caso di rinvenimento di un orizzonte produttivo e previo espletamento del relativo studio di impatto, potranno realizzarsi gli interventi per l’utilizzo della risorsa rinnovabile e la produzione e messa in rete dell’energia prodotta”.
Delle possibilità di sfruttare la geotermia per la produzione di energia a Vulcano si parla da tempo. “Tale scelta progettuale deriva dalle risultanze emerse da una preliminare analisi dettagliata delle precedenti fasi di ricerca geotermale nell’isola”, viene ricordato nel documento.
Il riferimento va a una prima fase, risalente agli anni Cinquanta, con “lo scavo pioneristico dei pozzi esplorativi in prossimità delle manifestazioni geotermali del settore costiero (zona Faraglione di Levante) che portò all’individuazione a diversa profondità di tre livelli di produttivi a vapore”.
Successivamente – erano già gli anni Ottanta – le ricerche furono condotte in mare, con lo scavo di altri due pozzi da parte di una joint-venture costituita da Agip, Enel ed Ems.
“Seppure interessati da significativi incrementi di temperatura furono ritenuti all’epoca non sfruttabili economicamente”, si legge.
Possibilità odierne
Per la Geolog, oggi ci sono le condizioni per investire a Vulcano. “Le potenzialità geotermali del settore di interesse risultano confermate da peculiari anomalie termiche, caratteristiche chimico-isotopiche, picchi di metalli in traccia riscontrate nelle acque dei pozzi superficiali presenti in tale specifico areale dell’isola”, scrivono i tecnici.
Lo scavo del progetto avverrebbe con un impianto capace di arrivare anche a una profondità di oltre duemila metri, quindi “con potenzialità molto superiori alla profondità prevista per il pozzo esplorativo” a Vulcano.
Il Piano energetico regionale
Nella documentazione presentata alla Cts, viene ricordato come il settore geotermico può rappresentare una delle vie da percorrere per “la riduzione della dipendenza energetica dall’estero” e “favorire la crescita economica attraverso lo sviluppo del settore energetico basato sulle risorse rinnovabili”.
Inoltre, un riferimento alla geotermia è contenuto anche nel Piano energetico della Regione (Pears). “In Sicilia, l’impiego della risorsa geotermica per scopi indiretti (produzione elettrica), in alcune aree potenzialmente idonee (esempio Pantelleria e Vulcano), è senza dubbio auspicabile, grazie alla disponibilità di tecnologie sempre più efficienti nella produzione”.
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