Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran, Libano e gli altri Paesi del Golfo di martedì 21 luglio 2026.
Guerra in Iran, le notizie in diretta del 21 luglio 2026
Punti chiave
- L'Iran avverte la Bulgaria: "Non si renda complice degli Usa"
- Iran: scoppia incendio nel sud, vicino a Shiraz
- Air France estende sospensione voli in Medio Oriente
- Araghchi a Barrot: "Azioni inaccettabili dei diplomatici francesi a Teheran"
- Aoun a Trump: "Continui a sostenere il nostro esercito"
- Trump: "Presto colpiremo Pickaxe Mountain"
- Trump: "Se gli Houthi bloccano il Mar Rosso, ce ne occuperemo"
- Iran, Trump: "Non ci sarà l'incontro fino a progressi significativi"
- Solidarietà di Tajani all'Arabia Saudita
- Gli Houthi minacciano navi saudite
Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, avverte la Bulgaria. In un’intervista all’agenzia di stampa ufficiale Irna, in risposta alle dichiarazioni del primo ministro bulgaro Rumen Radev sulla richiesta degli USA di schierare fino a otto aerei cisterna nella base aerea di Bezmer a supporto delle operazioni statunitensi in Medio Oriente, Baghaei esorta il Parlamento bulgaro ad astenersi dal concedere il permesso per lo schieramento statunitense, evitando così di trasformare il Paese in un “complice di aggressori e criminali“.
“Mettere a disposizione il territorio di uno Stato per l’uso da parte di un altro Stato al fine di commettere un atto di aggressione contro uno Stato terzo – ricorda – è considerato un atto di aggressione”.
Iran: scoppia incendio nel sud, vicino a Shiraz
Un incendio è scoppiato oggi nel sud dell’Iran, su una montagna che sovrasta la città di Shiraz, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna, senza specificarne l’origine. “Un vasto incendio è divampato questa sera sulle colline di Derak e sulle montagne vicino alla Porta del Corano a Shiraz. Densi fumi e fiamme sono visibili da diverse zone della città”, scrive l’Irna.
L’incendio si verifica due settimane dopo la ripresa degli scontri tra Iran e Stati Uniti, che hanno bombardato la regione di Shiraz nella notte tra lunedì e martedì, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa locale Mehr.
Air France annuncia, a causa dell’escalation in Medio Oriente, l’estensione della sospensione dei voli verso diverse destinazioni nella regione. La compagnia aerea dichiara che i voli da e per Riyadh, in Arabia Saudita, sono sospesi fino al 24 luglio, quelli per Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, fino al 27 luglio, mentre la sospensione dei voli per Beirut è stata estesa fino al 2 agosto.
L’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa), nel suo ultimo bollettino, ha raccomandato alle compagnie aeree di evitare lo spazio aereo di Qatar, Bahrein, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Golfo di Oman fino al 29 luglio.
Ci sono altre compagnie che hanno annunciato alcune sospensioni a causa del conflitto. La compagnia aerea olandese Klm ha sospeso i voli per Riad, Dammam e Dubai fino al 23 agosto, mentre alcuni voli per Beirut potrebbero subire interruzioni fino al 16 agosto. La compagnia aerea greca Aegean Airlines ha cancellato i voli per Dubai fino al 31 agosto e per Erbil e Baghdad fino al 30 settembre. Singapore Airlines ha esteso la sospensione dei voli per Dubai fino al 24 ottobre, mentre la sua compagnia low-cost Scoot ha cancellato i voli per Jeddah fino all’8 agosto. Lufthansa continua a mantenere un volume di traffico ridotto nella regione.
L’Iran risponde alla Francia e sulle presunte aggressioni ai danni di due diplomatici francesi a Teheran è scontro. Il ministro degli esteri iraniano, Abbas Araghchi, in un colloquio telefonico con l’omologo francese, Jean-Noel Barrot, ha definito “inaccettabili” i comportamenti tenuti dai due cittadini francesi.
Araghchi sottolinea che “il rispetto delle leggi del Paese ospitante e dei principi e delle norme diplomatiche riconosciute a livello internazionale è una condizione necessaria per la prosecuzione delle attività delle missioni straniere”, chiedendo al Governo francese di prendere “i provvedimenti necessari”.
La telefonata arriva dopo la convocazione dell’incaricato d’affari iraniano da parte del Quai d’Orsay per discutere di quello che Parigi ha etichettato come “un atto di intimidazione assai grave” nei confronti del proprio personale diplomatico.
Il presidente libanese Joseph Aoun esorta l’omologo statunitense Donald Trump a continuare a sostenere l’esercito del proprio Paese, avvertendo che il Libano meridionale potrebbe vedere un ritorno del caos anche dopo il ritiro israeliano. “Non vogliamo rivederlo di nuovo (il riferimento è alla crisi degli anni Settanta, ndr). Tutto ciò che chiediamo è, continuate a sostenere le Forze armate libanesi”, afferma Aoun davanti alla stampa nel corso di un incontro con Trump alla Casa Bianca, asserendo di avere “piena fiducia” nell’esercito e nella sua leadership.
“Colpiremo Pickaxe Mountain molto presto e molto duramente”. Così Donald Trump durante un incontro con i giornalisti alla Casa Bianca, facendo riferimento al sito nucleare iraniano situato nei pressi dell’impianto iraniano di arricchimento dell’uranio di Natanz. “Qualsiasi sito in cui stiano anche solo pensando alle armi nucleari, lo colpiremo con la massima forza”, aggiunge il presidente degli Stati Uniti.
Donald Trump commenta il rischio di un blocco del Mar Rosso da parte degli Houthi. Non sembra preoccupato, ma è pronto a intervenire. “Finora non è successo – potrebbe accadere, ma noi ci occupiamo delle cose. Se dovesse verificarsi qualcosa del genere (un blocco navale da parte degli Houthi, ndr), ce ne occuperemo”, dice.
Gli iraniani ”vogliono disperatamente la fine della guerra perché vengono decimati. Vogliono disperatamente incontrarsi, ma non abbiamo interesse a farlo fino a che ci saranno progressi significativi”. Lo dichiara il presidente statunitense Donald Trump ai giornalisti alla Casa Bianca.
“Ho rinnovato al Ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan la solidarietà dell’Italia di fronte agli attacchi degli Houthi, che condanniamo con fermezza”. Lo scrive in un post su X il ministro degli Esteri e vice premier, Antonio Tajani.
“Dobbiamo evitare una nuova crisi nel Mar Rosso, che insieme alle tensioni nello Stretto di Hormuz metterebbe a dura prova le rotte marittime mondiali”, aggiunge Tajani, spiegando di aver confermato a bin Farhan “l’impegno dell’Italia in prima linea per la libertà di navigazione anche attraverso la missione Aspides, per una de-escalation in Medio Oriente, per il dialogo tra Iran e Stati Uniti. Un impegno concreto, a partire dai colloqui tra Israele e Libano ospitati a Roma, fino alla riunione dell’Alleanza Globale per i due stati Israele-Palestina, che ospiteremo a fine luglio”.
Gli Houthi dello Yemen avvertono che le navi che commerciano con i porti sauditi potrebbero subire azioni militari per effetto del blocco marittimo imposto dal gruppo all’Arabia Saudita nelle scorse ore. Il gruppo filo-iraniano esorta quindi alla “dovuta diligenza” nella pianificazione dei viaggi. In azione i Paesi dell’area, dal Kuwait al Qatar, per chiedere il rispetto della libertà di navigazione già messa a dura prova dalla situazione a Hormuz.
Al momento non si segnalano attacchi, ma la situazione è molto tesa dopo l’inizio dell’escalation lo scorso 13 luglio.
La Francia protesta formalmente contro l’Iran per l’aggressione a due diplomatici francesi in servizio a Teheran. Il Quai d’Orsay ha convocato l’incaricato d’affari iraniano a Parigi per chiedere spiegazioni sull’accaduto e azioni contro i responsabili di questo atto di “intimidazione estremamente grave”, risalente a domenica scorsa.
Secondo le prime ricostruzioni, i due funzionari sarebbero stati fermati senza motivo dai servizi di sicurezza iraniani, trattenuti per diverse ore e sottoposti a interrogatori. Uno dei due sarebbe stato anche vittima di violenze fisiche.
Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, conferma che i suoi “contatti con la Guida Suprema”, Mojtaba Khamenei, assente dalla scena pubblica da oltre quattro mesi, “si sono intensificati e tutte le decisioni vengono assunte in base alle sue direttive”. Pezeshkian spiega anche che “egli ha sottolineato la necessità di porre fine alla situazione attuale di né guerra né pace” in cui versa il Paese.
Pezeshkian rivendica che “i nostri risultati nei negoziati hanno superato ogni aspettativa, concentrandoci sull’apertura dello Stretto di Hormuz e sulle esportazioni di petrolio”, ma “purtroppo l’altra parte ha violato l’accordo”.
Gli attacchi degli Stati Uniti su larga scala non sembrano piegare l’Iran. Secondo una nuova valutazione dell’intelligence statunitense, i raid in corso non sarebbero sufficienti a costringere l’Iran a cambiare linea né ad ammorbidire le proprie posizioni sul fronte negoziale. Per gli analisti Usa, citati dal Washington Post, il confronto tra i due Paesi rischia di entrare in una lunga fase di stallo, sospeso tra una tregua impossibile e una guerra senza una chiara via d’uscita.
Il rapporto, già sottoposto all’amministrazione Trump, fotografa un quadro complesso dopo il sostanziale fallimento dell’intesa firmata il mese scorso. L’aumento della pressione militare, infatti, non avrebbe prodotto l’effetto sperato, mentre continua a crescere il rischio di un conflitto più largo. La valutazione di funzionari USA in carica ed ex funzionari mette in luce il dilemma politico del presidente, Donald Trump, che ha scelto la linea dura insieme al primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. Ma la strategia non ha finora portato a una svolta.
Secondo l’ultima analisi attribuita alla Cia, il regime iraniano avrebbe mantenuto una capacità di resistenza significativa nonostante la perdita di alcuni dei suoi principali esponenti e parte delle infrastrutture militari colpite dagli attacchi statunitensi e israeliani. Con la guerra sempre più impopolare negli Stati Uniti, un’eventuale ulteriore escalation, compresa l’ipotesi di un impiego di truppe di terra, esporrebbe Trump a nuovi rischi politici interni, senza la garanzia di un successo militare definitivo.
L’Iran avrebbe spostato lo scorso autunno migliaia di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio in tunnel scavati a profondità comprese fra i 90 e i 140 metri sotto le rocce del monte Pickaxe (o Monte Kolang), secondo le valutazioni dell’intelligence di Israele che Tel Aviv ha passato agli Stati Uniti, denunciando questo passo come una indicazione della ricostituzione del programma nucleare, rende noto il Wall Street Journal. Il trasferimento è avvenuto dopo la guerra dei 12 giorni del giugno del 2025, quando Stati Uniti e Israele hanno preso di mira i tre principali siti del programma nucleare iraniano. Nei giorni scorsi Donald Trump aveva parlato di Pickaxe come di un “possibile obiettivo per un raid veloce e bello potente”.
Il sito era stato aperto come un centro sotterraneo per l’assemblamento di centrifughe per sostituire un impianto danneggiato nell’esplosione del 2020, possibile azione di sabotaggio. Negli ultimi 15 mesi, c’è stata intorno al sito una grande attività, con via vai di camion, potenziamento dei tunnel e la definizione di un perimetro di sicurezza, spiega l’Institute for Science and International Security, il “think tank” statunitense che segue da anni gli sviluppi del programma nucleare dell’Iran. Altra attività è stata registrata intorno a una vecchia rete di tunnel aperta nel 2007 che era poi stata chiusa. “È possibile che l’Iran abbia spostato le centrifughe nei tunnel” di Pickaxe, conferma David Albright, il direttore dell’Istituto. Nel 2021, l’Iran aveva annunciato all’Aiea la sua intenzione di avviare attività associate al suo programma nucleare a Pickaxe, ha riferito il direttore generale dell’agenzia di Vienna, Rafael Grossi. Per ora, l’unica certezza.
Gli ultimi attacchi lanciati dall’Iran contro il Kuwait ieri avrebbero colpito diverse centrali elettriche e impianti di desalinizzazione dell’acqua, provocando incendi e danni ingenti. Lo conferma in una nota il Ministero dell’Elettricità del Paese.
Si riscalda il fronte dello Yemen. L’esercito del governo yemenita – riconosciuto dalla comunità internazionale – si dice pronto “a combattere per la libertà” contro gli Houthi. Lo conferma una dichiarazione pubblicata sul sito web del Ministero della Difesa, che specifica che le forze armate sono pronte “al massimo livello di combattimento e morale per porre fine al colpo di stato degli Houthi, che ha causato tanta sofferenza al nostro popolo, e per condurre la guerra per la libertà”.
Il ministro dell’Interno iraniano Eskandar Momeni è arrivato a Islamabad, dove lo ha accolto l’omologo pakistano Mohsin Naqvi. Non sono stati diffusi dettagli sulla durata della visita o delle questioni al centro dell’incontro. Tuttavia, secondo l’agenzia di stampa turca Anadolu, che cita fonti a conoscenza del dossier, Momeni “dovrebbe discutere con la leadership pakistana una proposta congiunta di de-escalation, presentata da Pakistan e Qatar, per porre fine alle ostilità con gli Stati Uniti”, oltre a consegnare un “messaggio speciale” del presidente iraniano Masoud Pezeshkian a Sharif e Munir.
La scorsa domenica il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano – Esmaeil Baghaei – ha confermato che continua il lavoro diplomatico per rilanciare il dialogo USA-Iran, pur confermando la volontà di continuare a rispondere “con forza e potenza” all’”aggressione statunitense”.
L’esercito giordano ha annunciato di aver intercettato tre missili lanciati dall’Iran. “L’operazione di intercettazione e abbattimento non ha provocato vittime né danni materiali”, dichiara una fonte militare giordana, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale Petra. In precedenza, la Giordania aveva affermato di aver abbattuto altri cinque droni iraniani.
Le forze armate del Bahrein annunciano di aver intercettato una serie di attacchi iraniani. “Le difese aeree delle Forze di difesa del Bahrein hanno intercettato e distrutto una serie di aggressioni aeree iraniane“, si legge in un comunicato dell’esercito sui social.
Iniziano le operazioni per attuare l’intesa di sicurezza concordata da Israele e Libano in tre “zone pilota” nel Libano meridionale. Lo rende noto il Dipartimento di Stato Usa, specificando che queste aree di verifica dell’efficacia dell’accordo trilaterale sono state istituite nei villaggi di Froun, Srifa e Sautar al-Gharbiya, e che Washington avrebbe continuato a lavorare con entrambe le parti per l’attuazione dell’intesa. Inizia così il previsto ritiro graduale delle truppe israeliane dal Libano.
Israele ha effettuato “grandi bombardamenti” nel Libano meridionale, nella città di Kfar Tebnit. Lo denuncia l’agenzia di stampa libnaese Nna, nel giorno dell’incontro Aoun-Trump e nella fase iniziale e più delicata del ritiro israeliano dai territori libanesi.
“Al momento, lo Stato di Israele non ha alcun interesse a unirsi alla campagna” degli Stati Uniti in Iran. Lo dichiara il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich durante la conferenza “Katif per la responsabilità nazionale”, organizzata dal Gush Katif Heritage Center. “La situazione attuale ci è favorevole e non abbiamo alcun interesse a forzarci in un conflitto”, dice ancora il ministro, aggiungendo che “siamo preparati a qualsiasi scenario”.
La Giordania annuncia di aver intercettato cinque droni provenienti dall’Iran. Lo ha riportato l’agenzia di stampa Petra. I Guardiani della Rivoluzione iraniana, i Pasdaran, hanno rivendicato diversi attacchi contro obiettivi militari statunitensi in Giordania, tra cui un sistema radar di difesa missilistica e un aereo da caccia F-15.
Inizia oggi il ritiro dell’esercito israeliano dal sud del Libano secondo quanto stabilito nei colloqui di Roma. Le truppe dell’esercito libanese hanno iniziato a dispiegarsi nella città di Zawtar al-Gharbiyeh, nel sud del Paese, dopo il ritiro delle forze israeliane dalla zona, in conformità con un piano mediato dagli Stati Uniti per la creazione di “zone pilota” nel sud. Lo rifersice un alto funzionario della sicurezza libanese. Il piano prevede che le truppe dell’esercito libanese confischino le armi di Hezbollah in alcune zone del Libano meridionale e che le truppe israeliane si ritirino gradualmente.
Secondo quanto riportato dai media affiliati ad Hamas a Gaza, cinque persone sarebbero rimaste uccise in un raid israeliano contro un’abitazione nella parte meridionale di Gaza City, avvenuto questa mattina. Secondo le ricostruzioni, tre delle vittime erano bambini, tutti appartenenti alla stessa famiglia.
Il presidente libanese Joseph Aoun incontrerà oggi il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a conclusione della visita di quattro giorni a Washington, nel tentativo di portare una calma duratura nel paese dilaniato dalla guerra, dopo mesi di conflitto tra Israele e il gruppo terroristico Hezbollah, sostenuto dall’Iran.
L’incontro tra Aoun e Trump si svolge mentre il Libano e Israele continuano a tenere rari colloqui diretti mediati da Washington. Il Libano spera che questi colloqui portino al ritiro delle truppe israeliane da ampie zone del Libano meridionale attualmente sotto il loro controllo e che l’esercito libanese riceva il sostegno necessario per assumere il pieno controllo delle aree in cui Hezbollah esercitava la sua influenza.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane confermano di aver colpito le infrastrutture della società statunitense Amazon in Bahrein. Lo riporta l’agenzia iraniana Tasnim.
Alcuni missili si sono abbattuti su Abadan, nel sud-ovest dell’Iran. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale iraniana Irna, secondo cui sarebbe stato colpito colpito un sito civile alla periferia della città.
È stato inoltre riferito che non si sono registrate vittime nell’incidente. L’agenzia ha inoltre riferito che un missile lanciato dagli Stati Uniti ha colpito le montagne che circondano la città di Shiraz, nell’Iran centrale. Nel frattempo, le autorità della vicina provincia di Isfahan hanno smentito le notizie di attacchi nella provincia, affermando che “non c’è stata alcuna aggressione nemica nella città o in qualsiasi altra parte della provincia”.
“Il Comando Centrale degli Stati Uniti) ha completato un’altra serie di attacchi contro l’Iran alle 21:00 ET del 20 luglio”, le 3 ora italiana. Lo scrive il Centcom su X. “Le forze statunitensi hanno colpito centri di comando militari iraniani, capacità marittime, siti di lancio di missili e droni e sistemi di difesa aerea per indebolire la capacità dell’Iran di continuare ad attaccare le navi commerciali che transitano nello Stretto di Hormuz”.
“Il transito di navi commerciali attraverso questo vitale corridoio marittimo internazionale continua. Dall’inizio di maggio, le forze del Centcom hanno contribuito a facilitare il transito di circa 900 navi commerciali e 450 milioni di barili di petrolio greggio. Le forze statunitense rimangono pronte e in stato di allerta per ritenere l’Iran responsabile di aggressioni ingiustificate nei confronti dei marinai civili che cercano di transitare liberamente e apertamente nello stretto”.
I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno annunciato di aver fermato due petroliere che transitavano lungo la cosiddetta “Rotta Meridionale” dello Stretto di Hormuz, non riconosciuta da Teheran. Lo riporta l’agenzia di stampa ufficiale Irna. “Due petroliere non conformi, che tentavano di attraversare la pericolosa Rotta Meridionale dello Stretto di Hormuz, sono state fermate dopo che delle esplosioni hanno provocato incendi di notevole entità a bordo”, si legge in un comunicato diffuso dall’agenzia.
“Sebbene quasi 100 membri del servizio abbiano subìto ferite dal 7 luglio 2026, il 96% è tornato in servizio. Sono determinati a tornare in combattimento”. Lo scrive il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, su X. “La stragrande maggioranza delle ferite subite sono state lievi commozioni cerebrali. Ulteriori aggiornamenti saranno pubblicati sul Defense Casualty Analysis System”, aggiunge.
L’United Kingdom Maritime Trade Operations “ha ricevuto una segnalazione di un incidente a 8 miglia nautiche a nord-est di Limah, Oman. L’Ukmto ha ricevuto diverse segnalazioni secondo cui una petroliera sta comunicando via Vhf Canale 16 di essere stata colpita da un proiettile non identificato nello stretto di Hormuz. Le autorità stanno indagando”. Lo scrive sul proprio sito l’ufficio britannico che monitora i traffici marittimi.
Nelle scorse ore Houthi filo-iraniani hanno annunciato un blocco marittimo dell’Arabia Saudita, aprendo un nuovo potenziale fronte di conflitto che – associato al già attivo blocco dello Stretto di Hormuz – potrebbe gettare nel caos il mercato energetico e il commercio marittimo globale.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti, Israele e Libano: le ultime notizie
La notizia è arrivata nel pomeriggio di ieri: gli Houthi filo-iraniani hanno annunciato un blocco marittimo dell’Arabia Saudita. Un’escalation – quella tra il gruppo armato yemenita e la monarchia saudita – che si inserisce nel complesso contesto della ripresa degli attacchi tra Stati Uniti e Iran nei Paesi del Golfo e che rischia di gettare nel caos il commercio globale.
Nel frattempo i raid tra USA e Iran continuano e il memorandum siglato solo poche settimane fa, purtroppo, rimane sospeso. Si riaccendono anche i dibattiti legati al conflitto nel Golfo: la crisi energetica, l’uso delle basi statunitensi in giro per il mondo (Italia compresa), il caos nel campo della diplomazia. Le sirene d’allarme continuano a suonare dal Kuwait alla Giordania, dal Bahrein all’Iran. E torna a crescere il bilancio di feriti e morti.
Ci sono novità migliori, invece, sul fronte libanese. Oggi è previsto il ritiro dell’esercito israeliano dalle zone pilota nel sud del Libano, secondo quanto riferito dal giornalista di Axios Barak Ravid. Un risultato che segue i colloqui di Roma. Da vedere, però, se si proseguirà in questa direzione. Nel frattempo, negli Stati Uniti, Donald Trump rassicura il premier israeliano Benjamin Netanyahu: “Negli Stati Uniti non verrà mai arrestato”, dichiara.
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