Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran, Libano e gli altri Paesi del Golfo di lunedì 20 luglio 2026.
Guerra in Iran, le notizie in diretta del 21 luglio 2026
Punti chiave
- Colpite centrali elettriche e infrastrutture in Kuwait
- Yemen: "Esercito pronto a combattere contro gli Houthi"
- In Pakistan si pensa a una possibile proposta di de-escalation
- Giordania, intercettati 3 missili lanciati dall'Iran
- Nuovi attacchi contro il Bahrein
- USA: "Avviate zone pilota secondo intesa con Israele"
- L'accusa: "Idf conduce grandi bombardamenti nel Sud"
- Smotrich: "Al momento Israele non ha interesse a unirsi alla campagna Usa"
- Giordania, intercettati 5 droni lanciati dall'Iran
- Libano, truppe nel sud per la creazione delle "zone pilota"
Gli ultimi attacchi lanciati dall’Iran contro il Kuwait ieri avrebbero colpito diverse centrali elettriche e impianti di desalinizzazione dell’acqua, provocando incendi e danni ingenti. Lo conferma in una nota il Ministero dell’Elettricità del Paese.
Si riscalda il fronte dello Yemen. L’esercito del governo yemenita – riconosciuto dalla comunità internazionale – si dice pronto “a combattere per la libertà” contro gli Houthi. Lo conferma una dichiarazione pubblicata sul sito web del Ministero della Difesa, che specifica che le forze armate sono pronte “al massimo livello di combattimento e morale per porre fine al colpo di stato degli Houthi, che ha causato tanta sofferenza al nostro popolo, e per condurre la guerra per la libertà”.
Il ministro dell’Interno iraniano Eskandar Momeni è arrivato a Islamabad, dove lo ha accolto l’omologo pakistano Mohsin Naqvi. Non sono stati diffusi dettagli sulla durata della visita o delle questioni al centro dell’incontro. Tuttavia, secondo l’agenzia di stampa turca Anadolu, che cita fonti a conoscenza del dossier, Momeni “dovrebbe discutere con la leadership pakistana una proposta congiunta di de-escalation, presentata da Pakistan e Qatar, per porre fine alle ostilità con gli Stati Uniti”, oltre a consegnare un “messaggio speciale” del presidente iraniano Masoud Pezeshkian a Sharif e Munir.
La scorsa domenica il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano – Esmaeil Baghaei – ha confermato che continua il lavoro diplomatico per rilanciare il dialogo USA-Iran, pur confermando la volontà di continuare a rispondere “con forza e potenza” all’”aggressione statunitense”.
L’esercito giordano ha annunciato di aver intercettato tre missili lanciati dall’Iran. “L’operazione di intercettazione e abbattimento non ha provocato vittime né danni materiali”, dichiara una fonte militare giordana, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale Petra. In precedenza, la Giordania aveva affermato di aver abbattuto altri cinque droni iraniani.
Le forze armate del Bahrein annunciano di aver intercettato una serie di attacchi iraniani. “Le difese aeree delle Forze di difesa del Bahrein hanno intercettato e distrutto una serie di aggressioni aeree iraniane“, si legge in un comunicato dell’esercito sui social.
Iniziano le operazioni per attuare l’intesa di sicurezza concordata da Israele e Libano in tre “zone pilota” nel Libano meridionale. Lo rende noto il Dipartimento di Stato Usa, specificando che queste aree di verifica dell’efficacia dell’accordo trilaterale sono state istituite nei villaggi di Froun, Srifa e Sautar al-Gharbiya, e che Washington avrebbe continuato a lavorare con entrambe le parti per l’attuazione dell’intesa. Inizia così il previsto ritiro graduale delle truppe israeliane dal Libano.
Israele ha effettuato “grandi bombardamenti” nel Libano meridionale, nella città di Kfar Tebnit. Lo denuncia l’agenzia di stampa libnaese Nna, nel giorno dell’incontro Aoun-Trump e nella fase iniziale e più delicata del ritiro israeliano dai territori libanesi.
“Al momento, lo Stato di Israele non ha alcun interesse a unirsi alla campagna” degli Stati Uniti in Iran. Lo dichiara il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich durante la conferenza “Katif per la responsabilità nazionale”, organizzata dal Gush Katif Heritage Center. “La situazione attuale ci è favorevole e non abbiamo alcun interesse a forzarci in un conflitto”, dice ancora il ministro, aggiungendo che “siamo preparati a qualsiasi scenario”.
La Giordania annuncia di aver intercettato cinque droni provenienti dall’Iran. Lo ha riportato l’agenzia di stampa Petra. I Guardiani della Rivoluzione iraniana, i Pasdaran, hanno rivendicato diversi attacchi contro obiettivi militari statunitensi in Giordania, tra cui un sistema radar di difesa missilistica e un aereo da caccia F-15.
Inizia oggi il ritiro dell’esercito israeliano dal sud del Libano secondo quanto stabilito nei colloqui di Roma. Le truppe dell’esercito libanese hanno iniziato a dispiegarsi nella città di Zawtar al-Gharbiyeh, nel sud del Paese, dopo il ritiro delle forze israeliane dalla zona, in conformità con un piano mediato dagli Stati Uniti per la creazione di “zone pilota” nel sud. Lo rifersice un alto funzionario della sicurezza libanese. Il piano prevede che le truppe dell’esercito libanese confischino le armi di Hezbollah in alcune zone del Libano meridionale e che le truppe israeliane si ritirino gradualmente.
Secondo quanto riportato dai media affiliati ad Hamas a Gaza, cinque persone sarebbero rimaste uccise in un raid israeliano contro un’abitazione nella parte meridionale di Gaza City, avvenuto questa mattina. Secondo le ricostruzioni, tre delle vittime erano bambini, tutti appartenenti alla stessa famiglia.
Il presidente libanese Joseph Aoun incontrerà oggi il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a conclusione della visita di quattro giorni a Washington, nel tentativo di portare una calma duratura nel paese dilaniato dalla guerra, dopo mesi di conflitto tra Israele e il gruppo terroristico Hezbollah, sostenuto dall’Iran.
L’incontro tra Aoun e Trump si svolge mentre il Libano e Israele continuano a tenere rari colloqui diretti mediati da Washington. Il Libano spera che questi colloqui portino al ritiro delle truppe israeliane da ampie zone del Libano meridionale attualmente sotto il loro controllo e che l’esercito libanese riceva il sostegno necessario per assumere il pieno controllo delle aree in cui Hezbollah esercitava la sua influenza.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane confermano di aver colpito le infrastrutture della società statunitense Amazon in Bahrein. Lo riporta l’agenzia iraniana Tasnim.
Alcuni missili si sono abbattuti su Abadan, nel sud-ovest dell’Iran. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale iraniana Irna, secondo cui sarebbe stato colpito colpito un sito civile alla periferia della città.
È stato inoltre riferito che non si sono registrate vittime nell’incidente. L’agenzia ha inoltre riferito che un missile lanciato dagli Stati Uniti ha colpito le montagne che circondano la città di Shiraz, nell’Iran centrale. Nel frattempo, le autorità della vicina provincia di Isfahan hanno smentito le notizie di attacchi nella provincia, affermando che “non c’è stata alcuna aggressione nemica nella città o in qualsiasi altra parte della provincia”.
“Il Comando Centrale degli Stati Uniti) ha completato un’altra serie di attacchi contro l’Iran alle 21:00 ET del 20 luglio”, le 3 ora italiana. Lo scrive il Centcom su X. “Le forze statunitensi hanno colpito centri di comando militari iraniani, capacità marittime, siti di lancio di missili e droni e sistemi di difesa aerea per indebolire la capacità dell’Iran di continuare ad attaccare le navi commerciali che transitano nello Stretto di Hormuz”.
“Il transito di navi commerciali attraverso questo vitale corridoio marittimo internazionale continua. Dall’inizio di maggio, le forze del Centcom hanno contribuito a facilitare il transito di circa 900 navi commerciali e 450 milioni di barili di petrolio greggio. Le forze americane rimangono pronte e in stato di allerta per ritenere l’Iran responsabile di aggressioni ingiustificate nei confronti dei marinai civili che cercano di transitare liberamente e apertamente nello stretto”.
I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno annunciato di aver fermato due petroliere che transitavano lungo la cosiddetta “Rotta Meridionale” dello Stretto di Hormuz, non riconosciuta da Teheran. Lo riporta l’agenzia di stampa ufficiale Irna. “Due petroliere non conformi, che tentavano di attraversare la pericolosa Rotta Meridionale dello Stretto di Hormuz, sono state fermate dopo che delle esplosioni hanno provocato incendi di notevole entità a bordo”, si legge in un comunicato diffuso dall’agenzia.
“Sebbene quasi 100 membri del servizio abbiano subìto ferite dal 7 luglio 2026, il 96% è tornato in servizio. Sono determinati a tornare in combattimento”. Lo scrive il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, su X. “La stragrande maggioranza delle ferite subite sono state lievi commozioni cerebrali. Ulteriori aggiornamenti saranno pubblicati sul Defense Casualty Analysis System”, aggiunge.
L’United Kingdom Maritime Trade Operations “ha ricevuto una segnalazione di un incidente a 8 miglia nautiche a nord-est di Limah, Oman. L’Ukmto ha ricevuto diverse segnalazioni secondo cui una petroliera sta comunicando via Vhf Canale 16 di essere stata colpita da un proiettile non identificato nello stretto di Hormuz. Le autorità stanno indagando”. Lo scrive sul proprio sito l’ufficio britannico che monitora i traffici marittimi.
Nelle scorse ore Houthi filo-iraniani hanno annunciato un blocco marittimo dell’Arabia Saudita, aprendo un nuovo potenziale fronte di conflitto che – associato al già attivo blocco dello Stretto di Hormuz – potrebbe gettare nel caos il mercato energetico e il commercio marittimo globale.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti, Israele e Libano: le ultime notizie
La notizia è arrivata nel pomeriggio di ieri: gli Houthi filo-iraniani hanno annunciato un blocco marittimo dell’Arabia Saudita. Un’escalation – quella tra il gruppo armato yemenita e la monarchia saudita – che si inserisce nel complesso contesto della ripresa degli attacchi tra Stati Uniti e Iran nei Paesi del Golfo e che rischia di gettare nel caos il commercio globale.
Nel frattempo i raid tra USA e Iran continuano e il memorandum siglato solo poche settimane fa, purtroppo, rimane sospeso. Si riaccendono anche i dibattiti legati al conflitto nel Golfo: la crisi energetica, l’uso delle basi statunitensi in giro per il mondo (Italia compresa), il caos nel campo della diplomazia. Le sirene d’allarme continuano a suonare dal Kuwait alla Giordania, dal Bahrein all’Iran. E torna a crescere il bilancio di feriti e morti.
Ci sono novità migliori, invece, sul fronte libanese. Oggi è previsto il ritiro dell’esercito israeliano dalle zone pilota nel sud del Libano, secondo quanto riferito dal giornalista di Axios Barak Ravid. Un risultato che segue i colloqui di Roma. Da vedere, però, se si proseguirà in questa direzione. Nel frattempo, negli Stati Uniti, Donald Trump rassicura il premier israeliano Benjamin Netanyahu: “Negli Stati Uniti non verrà mai arrestato”, dichiara.
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