Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di giovedì 30 aprile 2026.
“Io non mi sono mai innamorato dei personaggi, né di Putin né di Trump. A me interessano le politiche e soprattutto interessa cosa è conveniente per l’Italia”. Lo sottolinea il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, intevistato ad Iceberg, su Antenna tre – Telelombardia. “Io sono stato uno dei primi a essere contento quando è stato eletto Trump -ricorda- perché era la figura del sovranismo, era la persona che voleva portare avanti lo slogan Make America Great Again, una persona che ambiva a prendere il Nobel per la pace, che aveva detto che non avrebbe mai coinvolto gli Stati Uniti in altre guerre, anzi che le avrebbe fatte finire. A me quel Trump non solo stava simpatico, ma ne condividevo anche i valori e i principi”.
“Non mi sta bene, invece, il Trump che vuole fare il gendarme del mondo”, dice ancora: “Non mi sta bene il Trump che impone con la forza quella che per anni è stata l’idea dell’esportazione della democrazia, perché se ci ricordiamo bene, la guerra con l’Iran era proprio con questo concetto, no? E chi ne ha pagato le conseguenze? Spesso e volentieri sono stati in minima parte gli Stati Uniti, ma sono stati soprattutto i Paesi europei. Ed oggi ne sta succedendo esattamente la stessa cosa. Chi sta pagando le conseguenze negative di questa guerra in Medio Oriente? Sono soprattutto i Paesi europei”.
Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha incontrato oggi il Commissario Europeo per la Salute, Oliver Varhelyi. Lo ha reso noto la Farnesina spiegando che l’incontro si è focalizzato sulle conseguenze del blocco dello Stretto di Hormuz sugli scambi commerciali di settore, sulle sfide per il settore farmaceutico legate ai dazi e sui controlli fitosanitari sui prodotti importati nell’Ue da Paesi terzi. Tajani ha sottolineato come il settore farmaceutico sia un motore fondamentale dell’export italiano, esprimendo preoccupazione per l’impatto della crisi di Hormuz sulle esportazioni, in particolare verso i mercati del Golfo, una destinazione importante per i nostri prodotti farmaceutici. Nel 2025, l’Italia ha esportato nel complesso farmaceutici per un valore di 69,2 miliardi di euro (+28,5% sul 2024), pari al 10,8% dell’export nazionale. Il nostro Paese si colloca al 7° posto tra i principali paesi esportatori al mondo nel settore.
Tajani e Varhelyi hanno poi discusso delle possibili misure UE di fronte alle sfide logistiche causate dal blocco di Hormuz, con un’addizionale riduzione della capacità di trasporto aereo stimata tra il 4% e il 12%, che incide sulle catene di approvvigionamento del farmaceutico e sui tempi di consegna, sui costi e sulla prevedibilità. In merito ai dazi statunitensi sui prodotti farmaceutici, il titolare della Farnesina ha sottolineato l’aspettativa che il settore continui a godere del trattamento previsto dalla Dichiarazione Congiunta Ue-Usa dello scorso agosto. Tajani ha anche ricordato l’importanza delle liberalizzazioni previste dagli accordi di libero scambio Ue con il Mercosur, l’India, l’Australia e l’Indonesia. A questo proposito, il ministro ha ribadito come la politica commerciale mira a rafforzare la posizione di primo piano dell’Ue in campo farmaceutico a livello globale, mitigando le dipendenze strategiche e garantendo l’accesso ai medicinali essenziali.
Tajani si è infine soffermato sui controlli sanitari e fitosanitari alle frontiere UE, con l’obiettivo di assicurare che i prodotti importati nel nostro mercato rispettino gli stessi standard di qualità osservati dai nostri produttori. I controlli sui prodotti importati dall’Ue sono essenziali per la sicurezza alimentare, la protezione della salute pubblica e la salvaguardia del patrimonio agricolo europeo. Il ministro sostiene la necessità di un rafforzamento di tali controlli, a tutela dei consumatori europei e della competitività del settore agroalimentare dell’Ue, anche sulla scia dell’irrobustimento regolamentare avviato a seguito dell’accordo Ue-Mercosur.
“Il mondo ha visto la tolleranza e la volontà di dialogo dell’Iran. Ciò che viene presentato con la scusa di un blocco navale è un’estensione delle operazioni militari contro un Paese che paga il prezzo della propria resistenza e indipendenza. Continuare con questo approccio oppressivo è intollerabile”. Lo scrive su X il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian.
In riferimento all’aggressione di due ebrei britannici in un sobborgo di Londra, il primo ministro britannico Keir Starmer accusa l’Iran di voler “fare del male agli ebrei britannici“. “Abbiamo bisogno di poteri più forti per affrontare la minaccia maligna rappresentata da Stati come l’Iran, perché sappiamo per certo che vogliono fare del male agli ebrei britannici”, si legge in una dichiarazione.
Un soldato israeliano sarebbe stato ucciso e un altro sarebbe rimasto ferito in un attacco con un drone esplosivo nel sud del Libano, nel villaggio di Kantara. Lo riferisce il Times of Israel, attribuendo la responsabilità dell’attacco a Hezbollah. La vittima è il sergente 19enne Liem Ben Hamo, appartenente al 13esimo battaglione della Brigata Golani.
Allarme del segretario generale dell’Onu António Guterres sullo strangolamento dell’economia mondiale causato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. “Sono molto preoccupato per la restrizione dei diritti e delle libertà di navigazione nella zona dello Stretto di Hormuz che blocca la distribuzione del petrolio, del gas, dei fertilizzanti e di altre materie prime critiche e strangola l’economia mondiale (…) Come per qualsiasi altro conflitto, l’umanità intera paga il prezzo, anche se pochi stanno accumulato immensi benefici. La sofferenza si farà sentire ancora a lungo”. Il segretario ha anche incitato gli USA a far passare le navi.
Aumenta il pressing sull’Iran e si teme che presto l’azione militare di Stati Uniti e Israele. Nel corso di una cerimonia, il Ministero della Difesa israeliano Israel Katz ha detto: “Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in coordinamento con il primo ministro Benjamin Netanyahu, sta guidando gli sforzi per raggiungere gli obiettivi della campagna, per garantire che l’Iran non diventi ancora una volta una minaccia per Israele, gli Stati Uniti e il mondo libero in futuro”. “Sosteniamo questo sforzo e stiamo fornendo il supporto necessario, ma è possibile che dovremo presto agire di nuovo per garantire che questi obiettivi siano raggiunti”, ha aggiunto il ministro.
La guerra tra Stati Uniti e Iran entra in una fase cruciale: domani scade il termine dei 60 giorni previsto dal War Powers Resolution del 1973, la legge approvata dopo la guerra del Vietnam che limita l’impiego della forza militare americana senza autorizzazione del Congresso.
Il Libano sta attualmente vivendo una delle “forme più gravi di insicurezza alimentare” a causa degli attacchi israeliani. Lo conferma un portavoce del Programma alimentare mondiale (Wfp) ad al Jazeera. ”Ora ci stiamo concentrando sui più poveri, i più deboli e i più vulnerabili in Libano. La soluzione alla crisi alimentare in Libano risiede in un cessate il fuoco. La situazione della sicurezza sta ostacolando le operazioni di soccorso alimentare in Libano”, commenta. E aggiunge: “I danni inflitti al settore agricolo in Libano stanno aggravando il problema alimentare“.
Nuovo affondo di Donald Trump contro Friedrich Merz, a cui evidentemente non perdona di aver sostenuto che gli iraniani “stanno umliando” gli Stati Uniti. In un post su Truth social, il presidente americano ha esortato il cancelliere tedesco a “dedicare più tempo a porre fine alla guerra con Russia/Ucraina (dove è stato totalmente inefficace!), e a sistemare il suo Paese in rovina, in particolare per quanto riguarda immigrazione ed Energia, e meno tempo a interferire con coloro che stanno eliminando la minaccia nucleare iraniana, rendendo così il Mondo, inclusa la Germania, un luogo più sicuro!”. Il post di Trump arriva dopo le dichiarazioni di ieri sera alla Casa Bianca, dove ha detto che l’amministrazione sta valutando una possibile riduzione delle truppe americane in Germania.
Cambiare nome allo Stretto di Hormuz sarebbe un ”errore terribile”. Lo ha scritto su ‘X’ il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, condividendo un post del presidente americano Donald Trump con una foto dello Stretto di Hormuz rinominato ‘Stretto di Trump’. ”Oggi in Iran si celebra la Giornata del Golfo Persico, che commemora l’espulsione dei portoghesi dallo Stretto di Hormuz da parte dei nostri antenati, avvenuta 400 anni fa”, ha scritto Araghchi. ”Il presidente degli Stati Uniti usa il termine corretto ‘Golfo Persico’, non la versione errata del Pentagono. Ma chiamare Hormuz con un altro nome è davvero un terribile errore”, ha aggiunto il ministro degli Esteri iraniano.
“Nel 1622, dopo 115 anni di occupazione, abbiamo cacciato i colonizzatori europei dal Golfo Persico e, in onore di quella vittoria, celebriamo la Giornata del Golfo Persico” scrive su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. “Anche oggi l’Iran, esercitando il controllo sullo Stretto di Hormuz, garantirà a sé stesso e ai suoi vicini il dono prezioso di un futuro libero dalla presenza e dall’ingerenza degli Stati Uniti”.
Il Cancelliere federale Friedrich Merz chiede una maggiore pressione sull’Iran per spingere il governo di Teheran a cedere sul nucleare. “Prima del Consiglio Europeo della scorsa settimana a Cipro, ho auspicato un ulteriore aumento dello strumento delle sanzioni su Teheran”, ha dichiarato Merz durante una visita al campo di addestramento militare di Munster, in Bassa Sassonia, secondo quanto riporta ‘n.tv.de’. Questo perché il blocco dello Stretto di Hormuz causa massicci danni economici a tutti. “Il nostro messaggio è quindi questo: l’Iran deve sedersi al tavolo delle trattative, deve smettere di giocare a guadagnare tempo e non può più continuare a tenere in ostaggio l’intera regione e, in ultima analisi, il mondo intero”, ha affermato Merz.
“Il programma nucleare militare in Iran deve essere interrotto, non devono più esserci attacchi contro Israele e i partner della regione”. Prima del vertice UE, il Cancelliere si era espresso a favore di un doppio approccio: se l’Iran dovesse cedere, le sanzioni dell’UE potrebbero anche essere allentate; in caso contrario, la pressione dovrà essere aumentata.
Nuovi attacchi israeliani nel sud del Libano hanno causato nove morti nonostante il cessate il fuoco in vigore dal 17 aprile. Lo ha reso noto il ministero della Sanità libanese. Tra le nove persone uccise figurano “due minorenni e cinque donne”, secondo un bilancio provvisorio del ministero, che segnala anche 23 feriti. Il presidente libanese Joseph Aoun aveva condannato in precedenza le “violazioni persistenti” della tregua da parte di Israele, che combatte in Libano il movimento filo-iraniano Hezbollah.
“In prima linea nelle file unificate della Umma islamica, 90 milioni di coraggiosi e nobili compatrioti iraniani, sia all’interno che all’estero, considerano tutte le loro risorse identitarie, spirituali, umane, scientifiche e industriali, nonché le tecnologie fondamentali e moderne, dalla nanotecnologia alla biotecnologia, al nucleare e ai missili, come il loro capitale nazionale”. Lo ha dichiarato la Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, in un messaggio diffuso in occasione della Giornata nazionale del Golfo Persico in Iran.
“Non c’è posto qui per gli stranieri che provocano disordini da migliaia di chilometri di distanza, se non sul fondo di queste acque”. Sono parole minacciose quelle della Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, in un messaggio diffuso in occasione della Giornata nazionale del Golfo Persico e diretto agli USA. Il riferimento è, chiaramente, al blocco navale statunitense che ha provocato lo stallo dei negoziati.
Khamenei – non apparso in pubblico – ha rivendicato il ruolo storico dell’Iran nella regione e confermato la volontà di lottare contro gli “aggressori esterni”. Oggi, a due mesi da quella che la Guida Suprema ha definito “la più grande aggressione militare dei prepotenti mondiali” e dalla conseguente “sconfitta ignominiosa dei piani americani”, si starebbe aprendo un nuovo capitolo. Un capitolo che prevede la lotta “contro ogni forma di egemonia straniera“.
Secondo al-Jazeera, Israele starebbe intensificando gli attacchi nel Libano del Sud. Allerta nelle città di Al-Samanieh, Al-Hnieh, Al-Qalila, Wadi Jilo, Al-Kanisa, Kafr, Majdalzoun e Seddiqin.
Secondo la National News Agency libanese, un attacco israeliano nel Libano del Sud – a Jebchit, Toul e Harouf – avrebbe ucciso almeno 9 persone. Ci sono anche dei feriti.
In programma oggi un briefing, condotto dal comandante del Centcom Brad Cooper, per illustrare al presidente statunitense Donald Trump nuovi piani per una potenziale azione militare in Iran. Lo riferisce il sito Axios, sottolineando che l’inquilino della Casa Bianca sembra intenzionato a riprendere le operazioni belliche in un momento estremamente delicato del conflitto.
Secondo Axios, il piano dovrebbe prevedere una serie di attacchi “brevi ed energici” contro l’Iran. Un tentativo di dare una scossa alla situazione e porre fine allo stallo nei negoziati costringendo Teheran a tornare al tavolo dei negoziati, secondo il Centcom.
Al briefing dovrebbe partecipare anche il Capo degli stati maggiori riuniti, il generale Dan Caine.
Un drone di Hezbollah carico di esplosivo, lanciato dal Libano, avrebbe colpito la zona vicino alla località di Shomera, al confine settentrionale della Galilea. Le Forze di Difesa Israeliane affermano di aver avviato un’indagine sull’incidente, che avrebbe provocato un incendio. Al momento non si segnalano feriti.
Oggi i prezzi del petrolio hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi quattro anni, a causa del blocco dello Stretto di Hormuz. Il Brent con consegna a giugno è salito del 7% a 126,41 dollari al barile, il livello più alto dall’inizio del 2022. Incrementi simili anche per il benchmark statunitense West Texas Intermediate (Wti), oggi a 107,97 dollari al barile (+1,09%).
La presidenza iraniana ha lanciato anche nuove accuse a Stati Uniti e Israele. “La responsabilità per qualsiasi forma di mancanza di sicurezza in queste acque è degli Stati Uniti e del regime sionista”, ha affermato il presidente Masoud Pezeshkian nelle dichiarazioni in occasione della Festa nazionale del Golfo Persico. Lo riporta al-Jazeera.
Per il contrario presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, è “contrario al diritto internazionale” e “destinato al fallimento qualsiasi tentativo di imporre un blocco navale o restrizioni”. Tali misure – specifica in una dichiarazione – “non solo non” contribuirebbero a “rafforzare la sicurezza nella regione, ma sono di fatto fonte di tensione e ostacolo alla stabilità duratura nel Golfo Persico”.
Secondo le fonti, anche il Capo di Stato Maggiore congiunto, il generale Dan Caine, dovrebbe partecipare al briefing. E, guardando al passato, Cooper tenne un briefing simile a Trump il 26 febbraio, due giorni prima che Stati Uniti e Israele lanciassero la guerra contro l’Iran. Una fonte vicina al tycoon ha affermato che quel briefing ha contribuito alla decisione di Trump di scatenare il conflitto. Il Centcom, il Comando militare Usa che copre il Medio Oriente, ha preparato un piano per una serie di attacchi “brevi e potenti” contro l’Iran, che probabilmente includeranno obiettivi infrastrutturali, nella speranza di sbloccare la situazione di stallo nei negoziati, secondo quanto affermato da tre fonti a conoscenza dei fatti. La speranza, ha rimarcato Axios, sarebbe che l’Iran torni al tavolo dei negoziati mostrando maggiore flessibilità sulla questione nucleare. Un altro piano si concentra sulla conquista di una parte dello Stretto di Hormuz per riaprirlo alla navigazione commerciale con un’iniziativa che potrebbe includere forze di terra, ha affermato una fonte. Un’altra opzione, già discussa in passato e che potrebbe emergere nel briefing, è un’operazione delle forze speciali per mettere in sicurezza le scorte iraniane di uranio altamente arricchito. Ieri, Trump ha detto ad Axios di ritenere il blocco navale contro l’Iran “un po’ più efficace dei bombardamenti”. Secondo due fonti, inoltre, il tycoon vede allo stato il blocco come la principale leva negoziale con Teheran, ma prenderebbe in considerazione un’azione militare se l’Iran non dovesse cedere. I pianificatori Usa stanno anche valutando la possibilità che l’Iran intraprenda un’azione militare contro le forze statunitensi nella regione come rappresaglia per il blocco.
Cosa succede tra Iran e USA e tra Israele e Libano
Il presidente americano Donald Trump dovrebbe ricevere un briefing sui nuovi piani di potenziale azione militare contro l’Iran dai comandanti, a partire dall’ammiraglio Brad Cooper, a capo del Centcom, a conferma che il tycoon ha in seria considerazione la ripresa di azioni militari per superare lo stallo negoziale e sferrare il colpo finale prima di porre fine alla guerra. Tra le ipotesi, riferisce Axios in base a più fonti, la conquista di parte dello Stretto di Hormuz per riaprirlo alla navigazione commerciale, un blitz per mettere in sicurezza l’uranio iraniano altamente arricchito e attacchi “brevi e potenti”.
Intanto, in una lunga telefonata, Putin e Trump hanno parlato dell’Iran: il presidente russo ha lodato la “saggia decisione” del tycoon di estendere il cessate il fuoco, che può contribuire a “dare una chance ai negoziati”. Dallo zar suggerimenti su come risolvere innanzitutto la questione del nucleare iraniano, dopo il faccia a faccia col ministro degli Esteri iraniano Araghchi, mentre ha ribadito che un’operazione di terra sarebbe “inaccettabile e pericolosa”. Trump ha però respinto l’offerta dell’Iran di riaprire lo Stretto di Hormuz: il mantenimento del blocco navale è la sua principale leva negoziale ma valuterebbe un’azione militare “breve e potente” per sbloccare lo stallo nei negoziati.
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