Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di sabato 30 marzo 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta
Il parlamento israeliano ha approvato in seconda e terza lettura il disegno di legge che introduce l’esecuzione capitale per i palestinesi condannati per terrorismo. Il premier Benhamin Netanyahu ha votato in favore. I voti a favore sono stati 62, quelli contrari 48, e un parlamentare si è astenuto.
Dopo quasi dodici ore di dibattito, i parlamentari hanno votato a favore della legge che prevede la pena di morte per impiccagione per i residenti della Cisgiordania condannati per atti terroristici dai tribunali militari. La legge sancisce di fatto la pena capitale solo per i palestinesi, poiché esclude esplicitamente i cittadini o i residenti israeliani, e solo i palestinesi vengono processati dai tribunali militari. Gli israeliani vengono processati dai tribunali civili, ricorda il Times of Israel. Sebbene una disposizione separata consenta ai tribunali di imporre la pena di morte a chiunque, compresi i cittadini israeliani, si applica solo a coloro che “causano intenzionalmente la morte di una persona con l’obiettivo di negare l’esistenza dello Stato di Israele” una definizione che in pratica esclude i terroristi israeliani.
Il segretario di Stato Usa Marco Rubio parla di “fratture” interne al regime iraniano e, in una intervista all’emittente Abc, precisa che gli Stati Uniti auspicano che prevalgano esponenti “con il potere di arrivare a risultati”. In un’altra intervista, con al Jazeera, Rubio ha spiegato che ci sono “messaggi e alcuni colloqui diretti fra alcuni esponenti in Iran e gli Stati Uniti” anche se, ha precisato, la comunicazione avviene “principalmente attraverso intermediari”.
“Ma ci sono state alcune conversazioni (dirette, ndr)”. “Ci sono esponenti che parlano con noi in modo che le persone che erano al potere in Iran non avevano mai fatto con gli Stati Uniti nel passato”, ha aggiunto, deplorando tuttavia gli iraniani come “pazzi, non sani di mente, fanatici religiosi a cui non si può consentire mai di possedere un’arma religiosa perché hanno del futuro una visione apocalittica”.
Un raid israeliano su Beirut ha causato oggi la morte di alcuni alti comandanti di Hezbollah responsabili del coordinamento tra il gruppo e le organizzazioni terroristiche palestinesi. A darne notizia sono le Forze di Difesa israeliane citate dal Times of Israel. Il raid nella capitale libanese aveva per obiettivo Hamza Ibrahim Rakhin, vicecomandante dell’Unità 1800 di Hezbollah, insieme al capo delle operazioni dell’unità e a un altro esponente.
“L’Unità 1800 è responsabile del coordinamento tra l’organizzazione terroristica Hezbollah e le organizzazioni terroristiche palestinesi in Libano, Gaza, Siria e Cisgiordania”, si legge in un comunicato delle IDF. L’esercito precisa che, nell’ambito del suo ruolo, il vicecomandante dell’Unità 1800 supervisionava anche il dispiegamento di terroristi palestinesi nel Libano meridionale per contrastare le truppe israeliane. In altri raid a Beirut, sempre secondo le IDF, sono stati bombardati i quartier generali e i centri di comando di Hezbollah.
La Corea del Sud torna ad acquistare nafta dalla Russia dal dicembre del 2022 in seguito all’inizio dell’invasione dell’Ucraina da parte delle forze di Mosca. La LG Chem ha acquistato 27.000 tonnellate di nafta (il fabbisogno del Paese è di quattro milioni di tonnellate al mese), conferma l’agenzia Yonhap citando fonti informate. Il ministero dell’Industria ha ammesso che le raffinerie sudcoreane stanno anche cercando di acquistare petrolio russo.
La missione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) ha reso nota l’uccisione di due peacekeeper in un’esplosione nel sud del Paese, confermando quanto precedentemente emerso da un rapporto interno Onu citato dal New York Times. “Due peacekeeper dell’Unifil sono stati tragicamente uccisi oggi nel sud del Libano, quando un’esplosione di origine sconosciuta ha distrutto il loro veicolo nei pressi di Bani Haiyyan. Un terzo peacekeeper è rimasto gravemente ferito e un quarto è stato ferito”, si legge in una nota della missione, che ha annunciato l’apertura di un’indagine.
L’Iran accusa l’Ucraina di essere direttamente coinvolta nelle operazioni militari contro Teheran. In una lettera indirizzata al segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres e al Consiglio di Sicurezza, il rappresentante permanente iraniano all’Onu Amir Saeid Iravani ha affermato che l’ammissione di Kiev di inviare esperti in Medio Oriente “costituisce una partecipazione attiva all’aggressione militare contro l’Iran”.
“Così facendo, l’Ucraina si assume una responsabilità internazionale ai sensi del diritto internazionale per aver aiutato o assistito nella commissione di un atto internazionalmente illecito”, scrive Iravani nella lettera diffusa dall’agenzia statale Irna, aggiungendo che si tratta di “fornire assistenza operativa e tecnica che contribuisce direttamente all’uso della forza e ad atti di aggressione contro la sovranità e l’integrità territoriale della Repubblica islamica dell’Iran”.
Il diplomatico avverte inoltre che colpire deliberatamente “infrastrutture industriali civili con l’obiettivo di esercitare pressione economica o punizione collettiva può costituire gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, inclusi crimini di guerra”.
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, “sognava di espandere la cintura di sicurezza nella regione”, ma tale progetto è fallito a causa delle azioni di Hezbollah nel nord e degli Houthi nel sud. A dichiararlo è il comandante della Forza Quds dei Pasdaran, Esmail Ghaani, citato dall’agenzia di stampa Tasnim.
Per Ghaani, “il fuoco intelligente e coraggioso dei fratelli di Hezbollah e di Ansar Allah (gli Houthi, ndr) ha smascherato le false promesse del regime ai coloni”. Ha inoltre affermato che “il desiderio dei comandanti martiri della resistenza si è realizzato: la sala operativa del fronte della resistenza è una sola”, concludendo con un avvertimento: “Abituatevi al nuovo ordine nella regione”.
Serve “una rapida, coordinata e proporzionata risposta politica” alle conseguenze negative sull’economia causate dalla crisi in Medioriente “tenendo ben presenti gli insegnamenti del 2022-23” ai tempi dell’attacco russo all’Ucraina. Così il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, nel corso dell’intervento al G7. Il ministro si è focalizzato soprattutto sull’aumento dei costi energetici. “Un problema critico per per le industrie energivore che rappresentano il 20% della manifatturiera italiana”, afferma, spiegando che “le misure energetiche per contrastare l’aumento indiscriminato dei prezzi devono essere mirate, temporanee e basate su un approccio condiviso, tenendo a mente l’impatto della crisi nei diversi Paesi”. E conclude: “Sono d’accordo con Christine Lagarde, dobbiamo trovare un giusto mix tra politica monetaria e fiscale”.
Domani è prevista una una videoconferenza informale dei ministri dell’Energia dell’Unione europea per discutere di come coordinare l’approccio del blocco per rispondere alle tensioni in ambito energetico scatenate dalle tensioni in Medio Oriente. L’appuntamento, presieduto dal ministro cipriota dell’Energia Michael Damianos, è alle 15.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di non sapere se Mojtaba Khamenei sia ancora in vita. “Non lo sappiamo – dice al New York Post – Pensiamo probabilmente di sì, ma in condizioni estremamente gravi“.
Uno degli interlocutori di questo momento è sicuramente il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. Sulla sua eventuale disponibilità ai colloqui con Washington, Trump aggiunge: “Lo scopriremo presto. Ve lo farò sapere tra circa una settimana”. “Scoprirete a breve”, invece, è la frase sulla domanda relativa alla possibile risposta degli USA ai recenti attacchi contro le infrastrutture energetiche israeliane.
Due peacekeeper delle Nazioni Unite sono stati uccisi e diversi altri feriti in seguito a una “esplosione di origine non determinata” che ha colpito un veicolo di un convoglio nel sud del Libano. Lo riporta il New York Times, citando un rapporto interno dell’Onu, secondo cui l’attacco ha distrutto il mezzo di testa mentre il convoglio era in movimento tra due basi della missione Unifil nei pressi della località di Bani Haiyyan. Sono in corso le indagini. Al momento nessun commento da parte di Israele, Hezbollah o dalla stessa missione. Ieri la morte di un peacekeeper indonesiano.
La Turchia annuncia oggi di aver intercettato un altro missile, il quarto che secondo il Ministero della Difesa turco è stato lanciato dall’Iran. “Un proiettile balistico, che si ritiene sia stato lanciato dall’Iran e sia entrato nello spazio aereo turco, è stato neutralizzato dai sistemi di difesa aerea e missilistica Nato schierati nel Mediterraneo orientale”, si legge nel comunicato sull’accaduto.
“Tuttte le necessarie misure vengono prese in modo deciso e senza esitazione contro ogni minaccia diretta al territorio e allo spazio aereo del nostro Paese”, continua la nota. “Tutti gli sviluppi nella regione sono monitorati attentamente con un priorità data alla nostra sicurezza nazionale”.
“Siamo pronti ad adottare tutte le misure necessarie, in stretta collaborazione con i nostri partner, per preservare la stabilità e la sicurezza del mercato energetico. Riconosciamo l’importanza di un’azione internazionale coordinata per mitigare le ripercussioni e salvaguardare la stabilità macroeconomica”. È quanto si legge nel comunicato del G7 diffuso al termine della riunione dei governatori e dei ministri delle Finanze e dell’Energia.
Il Consiglio dell’Unione europea estende fino al 13 aprile 2027 il regime di sanzioni Ue per le violazioni dei diritti umani in Iran. Lo conferma un comunicato. Tra le misure previste:
- il divieto di viaggiare in UE;
- il diritto di ricevere fondi da cittadini europei;
- il congelamento dei beni;
- il divieto di esportazione verso l’Iran di attrezzature che possano servire alla repressione interna o al monitoraggio delle telecomunicazioni.
Il regime di sanzioni è attivo dal 2011 e viene rinnovato annualmente.
L’esercito iraniano minaccia di attaccare le residenze di comandanti militari e politici, sia statunitensi che israeliani, in Medio Oriente. In dichiarazioni riportate dall’agenzia Fars, il portavoce di Khatam al-Anbiya – il comando operativo delle forze armate iraniane – afferma che gli attacchi saranno condotti come rappresaglie per le “azioni terroristiche” dei due Paesi che hanno “preso di mira le case di cittadini iraniani in varie città” della Repubblica islamica.
Il Consiglio dell’Unione europea ha deciso di modificare il mandato della missione Aspides, l’operazione navale Ue attiva nel Mar Rosso, e quello della missione Atalanta, attiva nell’Oceano Indiano, al fine di potenziarne la capacità di monitoraggio e cooperazione con partner locali ma evitando di estenderli allo Stretto di Hormuz, area al centro della guerra tra Usa-Israele e Iran e soggetta a un blocco navale iraniano. Lo conferma un comunicato ufficiale, che ribadisce l’impegno dell’Ue nella salvaguardia della libertà di navigazione e ai flussi commerciali globali.
Nello specifico, i ministri dei Ventisette hanno modificato il mandato di Aspides, missione avviata nel 2024 per garantire protezione alle navi commerciali dai ripetuti attacchi dei ribelli yemeniti Houthi, affinché possa raccogliere e condividere informazioni su attività sospette relative alle infrastrutture sottomarine critiche, spiega il documento. L’operazione contribuirà anche all’addestramento delle forze marittime di Gibuti, coopererà con la Guardia Costiera yemenita e rafforzerà i legami con altre iniziative Ue, il tutto “nel limiti dei suoi mezzi e capacità”, puntualizza il comunicato.
“Sicurezza nazionale” e sviluppi nella regione sono stati al centro di una riunione tra il premier pakistano Shehbaz Sharif e il presidente Asif Ali Zardari all’indomani dei colloqui a Islamabad tra i capi delle diplomazie di Pakistan, Arabia Saudita, Turchia ed Egitto, a un mese dall’avvio delle operazioni di Usa e Israele contro l’Iran, a cui la Repubblica islamica non manca di ‘rispondere’. A riferirne sono i media pakistani, che parlano di enfasi su una “strategia nazionale coordinata” e su “armonia istituzionale a livello nazionale”.
Presenti al vertice odierno anche il vicepremier e ministro degli Esteri Ishaq Dar, che domani sarà a Pechino, il ministro degli Interni Mohsin Naqvi, il consigliere per la sicurezza nazionale Asim Malik e il leader del Ppp Bilawal Bhutto-Zardari.
Islamabad ha fatto sapere ieri di essere pronta a ospitare colloqui tra rappresentanti di Stati Uniti e Iran “nei prossimi giorni” per “giungere a una soluzione globale e duratura del conflitto in corso”. Il Pakistan, che con l’Iran condivide un confine di oltre 900 chilometri, dipende dal Golfo per le importazioni di petrolio e gas.
“Non è la nostra guerra e non ci faremo trascinare”. Lo ha dichiarato il primo ministro britannico, Keir Starmer, rispondendo alla domanda se stesse considerando di dispiegare truppe britanniche nella guerra in Medio Oriente per sostenere le operazioni di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Secondo quanto riferito dalla Bbc, Starmer ha precisato che il Regno Unito sta adottando “misure difensive” per proteggere “le vite britanniche, gli interessi britannici e, naturalmente, i nostri alleati nella regione”. Il primo ministro ha aggiunto che il Regno Unito continuerà a difendere i propri interessi e a lavorare per la riapertura dello Stretto di Hormuz, ribadendo che “non ci faremo trascinare in questa guerra”.
L’Ucraina ha concordato la condivisione dell’expertise maturata nella tecnologia di droni marittimi e nelle tattiche navali asimmetriche nel Mar Nero con i Paesi del Golfo interessati a sbloccare lo stretto di Hormuz.
Nella sua recente missione nella regione, Volodymir Zelensky ha discusso con i suoi interlocutori (Emirati arabi uniti e Qatar), in particolare di tale tema, ha reso noto il sito di notizie ucraino Hromadske. Esperti ucraini sono stati nella regione per condividere l’esperienza maturata in quattro anni di guerra.
“Abbiamo condiviso questa esperienza perché c’è una crisi energetica”, ha commentato Zelensky. Magura V5 e Sea Baby sono due droni marittimi usati con efficacia per neutralizzare unità della Flotta del Mar Nero russa e aprire il corridoio per le esportazioni nel Mar Nero. Nel Golfo “hanno compreso che le nostre forze militari sono state molto produttive nello sbloccare il corridoio del Mar Nero. Abbiamo condiviso i dettagli”.
“L’Iran sta minacciando di controllare lo Stretto di Hormuz e di creare un sistema di pedaggi. Questo non sarà permesso”. Lo ha assicurato il segretario di Stato americano, Marco Rubio, intervistato da Abc.
“Il presidente Trump ha a disposizione diverse opzioni, se lo riterrà opportuno, per impedire che ciò accada – ha aggiunto – Esiste una strada per raggiungere i nostri obiettivi nel giro di settimane, non di mesi”.
Due navi commerciali di proprietà cinese hanno attraversato nelle scorse ore lo Stretto di Hormuz, superando il blocco imposto dalle forze iraniane per ritorsione contro le operazioni militari di Stati Uniti e Israele. Lo ha riferito il New York Times, citando MarineTraffic, una delle principali piattaforme per il monitoraggio in tempo reale del traffico marittimo.
Le due portacontainer di grandi dimensioni sono transitate nello Stretto intorno alle 10 ora italiana, dopo aver rinunciato a un primo tentativo venerdì scorso, e sono dirette in Malesia. Secondo MarineTraffic, il transito riuscito potrebbe indicare “un possibile cambiamento delle condizioni per il traffico commerciale” nello stretto.
Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno reso noto di aver colpito nei giorni scorsi una struttura militare dei Guardiani della Rivoluzione islamica (Irgc) situata all’interno dell’università Imam Hossein, nel centro di Teheran. Secondo l’esercito, citato dal Times of Israel, l’ateneo sarebbe “uno dei principali siti d’infrastruttura militare dell’Irgc” e sarebbe stato utilizzato sotto copertura civile per attività di ricerca e sviluppo di armamenti, inclusi programmi legati ai missili balistici e ad altre capacità avanzate.
L’Idf ha riferito che l’attacco ha preso di mira diversi elementi chiave del sito, tra cui gallerie del vento sotterranee utilizzate per test missilistici, un centro chimico ritenuto coinvolto nella ricerca su armi chimiche e un complesso ingegneristico centrale legato allo sviluppo di armamenti.
L’esercito israeliano ha aggiunto di aver già colpito in passato la stessa struttura, considerata un obiettivo legittimo per il suo legame diretto con i pasdaran e il suo ruolo nello sviluppo delle capacità militari iraniane.
“Le messe della Domenica delle Palme si sono svolte ieri a Teheran, Tabriz e Urmia, nonostante i bombardamenti israeliani contro i civili”. Lo fa sapere in un post su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammed Bagher Ghalibaf.
Senza un accordo che preveda anche la riapertura dello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti “faranno esplodere” e “distruggeranno completamente” tutte le centrali elettriche iraniane, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg. Lo afferma su Truth Social il presidente americano Donald Trump.
“Gli Stati Uniti d’America sono in serie trattative con un nuovo regime, più ragionevole, per porre fine alle nostre operazioni militari in Iran – ha spiegato Trump -. Sono stati compiuti grandi progressi ma, se per qualsiasi motivo non si raggiungerà presto un accordo, cosa che probabilmente avverrà, e se lo Stretto di Hormuz non sarà immediatamente ‘aperto al commercio’, concluderemo la nostra ‘piacevole permanenza’ in Iran facendo esplodere e distruggendo completamente tutte le loro centrali elettriche, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg (e forse anche tutti gli impianti di desalinizzazione!), che finora abbiamo volutamente non ‘toccato’. Questo avverrà come ritorsione per i nostri numerosi soldati, e altri, che l’Iran ha massacrato e ucciso durante i 47 anni di ‘regno del terrore’ del vecchio regime”, aggiunge.
Eseguite due nuove condanne a morte in Iran. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Fars, questa mattina sarebbero stati impiccati due elementi dei Mojahedin del Popolo, organizzazione che Teheran considera terroristica. I due, Akbar Daneshvarkar e Mohammad Taqavi Sangdehi, erano stati condannati alla pena capitale per aver eseguito “numerose operazioni terroristiche a Teheran sotto la direzione del gruppo” durante i disordini che hanno scosso la Repubblica islamica lo scorso gennaio.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky avrebbe esortato la Russia ad accettare una tregua reciproca sugli attacchi contro gli impianti energetici in considerazione della crisi petrolifera scatenata dalla guerra in Iran e nell’area del Golfo.
“La brutale aggressione perpetrata dal regime israeliano contro l’impianto di desalinizzazione del Kuwait, avvenuta nelle scorse ore con il pretesto di accusare la Repubblica islamica dell’Iran, è un segno della viltà e della depravazione degli occupanti sionisti”. Lo dichiara il comandante operativo militare iraniano Khatam Al-Anbiya attraverso un comunicato diffuso dalla televisione di stato, imputando a Israele la paternità dell’attacco.
Almeno due persone avrebbero perso la vita e altre cinque sarebbero rimaste ferite in un raid aereo israelo-statunitense che ha colpito un orfanotrofio nella città di Fardis, a circa 40 chilometri a ovest di Teheran. Lo riporta l’agenzia di stampa iraniana Fars citando un funzionario regionale. Sono in corso accertamenti sulle condizioni dei feriti.
L’Unione europea “condanna fermamente le minacce e gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso e oltre perché rischiano di trascinare lo Yemen nella guerra regionale e di aumentare non solo il conflitto, ma anche l’instabilità nella regione, oltre a influire sul commercio globale e sulla libertà di navigazione”. Lo afferma il portavoce della Commissione europea Anouar El Anouni nel corso del briefing giornaliero con la stampa.
Da parte sua, l’esecutivo Ue si unisce all’appello dell’inviato speciale Onu per lo Yemen, Hans Grunberg, che ha invitato “a esercitare moderazione, fermare le azioni militari, rispettare il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario al fine di proteggere i civili e prevenire un’ulteriore escalation in Medio Oriente. E allo stesso tempo, noi, come Ue, restiamo impegnati a sostenere il popolo dello Yemen e a promuovere la stabilità in questa regione”, aggiunge El Anouni.
L’Iran conferma che il suo ambasciatore in Libano, Mohammad Reza Sheibani, è rimasto nel Paese nonostante martedì scorso le autorità di Beirut avessero ordinato al diplomatico di lasciare il territorio libanese entro domenica 29 marzo. Lo riferisce Iran International. Il ministero degli Esteri di Teheran specifica anche che l’ambasciata iraniana a Beirut “continua a operare”.
“Abbiamo seguito le notizie sul nostro ambasciatore – ha detto il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baqaei – La nostra ambasciata è aperta e il nostro ambasciatore continua il suo lavoro a Beirut e resta in città”.
Visita in Cina, domani, per il vicepremier e ministro degli Esteri pakistano, Ishaq Dar. Lo rende noto il Ministero degli Esteri di Islamabad. Al centro dei colloqui, naturalmente, la questione Iran. Il Pakistan si è offerto di mediare in eventuali colloqui tra USA e Iran e il “gigante asiatico” – nella persona del capo della diplomazia cinese Wang Yi – pare intenzionato a discutere con il partner asiatico “degli sviluppi nella regione, di questioni bilaterali e globali di interesse comune”.
La Spagna chiude il proprio spazio aereo ai voli coinvolti nell’Operazione Epic Fury, lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Lo riferiscono fonti militari citate da El Pais.
Secondo le fonti, il governo di Madrid non solo ha vietato l’utilizzo delle basi aeree di Rota (Cadice) e Moron de la Frontera (Siviglia) a caccia o aerei cisterna impegnati nell’attacco, ma ha negato anche l’ingresso nel proprio spazio aereo agli aerei statunitensi di stanza in Paesi terzi, come il Regno Unito o la Francia.
“Certamente si arriva prima alla tregua per il Medio Oriente che per l’Ucraina, secondo me. Quindi, mi auguro che sia una questione di poche settimane, così come ha detto il segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio l’altro giorno a Parigi quando eravamo al vertice del G7, che ha parlato di 2-4 settimane”. Così il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, in video collegamento al forum della Cucina italiana.
“Speriamo che sia così – aggiunge -. La nostra pressione è sempre quella per arrivare a un cessate del fuoco il prima possibile, però con decisioni che sono indipendenti dalla nostra volontà”.
Incendio nella raffineria di petrolio di Bazan a Haifa, nel nord di Israele, dopo l’ultimo attacco missilistico iraniano e degli Hezbollah libanesi. Ne parla il Times of Israel sulla base di immagini diffuse da Channel 12. Da confermare, al momento, se la raffineria sia stata colpita direttamente da un missile o da frammenti a seguito delle attività della difesa aerea.
“Un attacco su vasta scala, con molti droni”, ha preso di mira “all’alba diverse basi militari” in Siria, “vicino al confine con l’Iraq“. Lo riferiscono i militari siriani, precisando che stanno “valutando le opzioni” e che risponderanno “in modo adeguato per neutralizzare qualsiasi minaccia e impedire qualsiasi aggressione contro il territorio siriano”.
Le forze israeliane (Idf) confermano di aver attaccato “infrastrutture” di Hezbollah, storicamente sostenuto dall’Iran, nella capitale libanese Beirut. Al momento non risultano ulteriori dettagli.
L’Iran conferma la morte del comandante della Marina dei Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran), Alireza Tangsiri. La scorsa settimana la sua morte era stata annunciata da Israele. L’esponente militare iraniano sarebbe deceduto “per la gravità delle ferite riportate” nel raid, come conferma l’agenzia iraniana Irna, rilanciata da Al Jazeera.
L’aeronautica israeliana ha colpito ieri sera infrastrutture appartenenti al regime iraniano a Teheran in un raid che ha incluso il lancio di oltre 80 missili contro siti di produzione di armi. Secondo le Forze di Difesa Israeliane, tra i siti colpiti ci sarebbero un impianto per l’assemblaggio di missili antiaerei a lungo raggio; un complesso per la produzione di componenti necessari allo sviluppo di missili anticarro e antiaereo a corto raggio e un impianto per la produzione, la ricerca e lo sviluppo di motori per missili balistici.
Il Qatar condanna con fermezza ”i vili attacchi iraniani” contro infrastrutture chiave in Kuwait. In una nota del Ministero degli Esteri del Qatar si condannano soprattutto gli attacchi iraniani che ”hanno preso di mira un campo militare, una centrale elettrica e un impianto di desalinizzazione dell’acqua” in Kuwait, attacchi che hanno provocato dei feriti e che risultano contrari al diritto internazionale. Il Qatar esorta anche l’Iran a cessare gli “attacchi ingiustificati contro gli stati fratelli”.
L’Iran permetterà il passaggio di 20 petroliere dallo Stretto di Hormuz questa mattina, come “segno di rispetto” nei confronti degli Stati Uniti e gesto distensivo nel tentativo di allentare le tensioni. Lo dichiara il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ai giornalisti a bordo dell’Air Force One.
Aumentano ancora i prezzi del petrolio. Il prezzo di un barile (159 litri) di greggio Brent del Mare del Nord con consegna a maggio è salito fino al 4% durante la notte, raggiungendo quasi i 117 dollari. Una cifra vicina al picco di 119,50 dollari raggiunto 3 settimane fa.
Un barile di greggio Wti statunitense costava poco più di 100 dollari lunedì mattina, oltre il 50% in più rispetto al prezzo precedente all’inizio della guerra con l’Iran.
Sei soldati israeliani sarebbero rimasti feriti in tre episodi distinti e tre di loro sono in gravi condizioni. Lo ha riferito l’Idf, specificando che due soldati sarebbero rimasti feriti da colpi anticarro e il terzo in un incidente operativo.
Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno condotto un nuovo raid aereo nei sobborghi a sud di Beirut, in Libano. In precedenza le Idf avevano emesso un avviso per gli abitanti della roccaforte di Hezbollah, intimando loro di lasciare la zona. L’attacco è il primo nell’area dallo scorso venerdì.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump afferma che gli attacchi contro i vertici della Repubblica islamica equivalgono di fatto a un cambio di regime, ribadendo una tesi che aveva espresso per la prima volta al momento dell’annuncio dei colloqui per porre fine alla guerra con l’Iran. E che un accordo per porre fine al conflitto potrebbe arrivare “presto”. Lo riporta Adnkronos.
Cosa succede in Iran e nei Paesi del Golfo, le ultime notizie
Continua la crisi mediorientale e nel mirino restano le strutture strategiche dell’Iran. Intanto proseguono gli attacchi: in un raid Usa e Israele hanno colpito una città portuale iraniana vicino allo Stretto di Hormuz causando la morte di 5 persone. Un soldato israeliano, un sergente di 22 anni, invece, è rimasto ucciso in un attacco con razzi di Hezbollah contro le forze israeliane (Idf) nel sud del Libano. Un raid israeliano ha provocato 20 morti.
L’Iran minaccia di attaccare università israeliane e americane nella regione. L’esercito iraniano ha avvertito anche che qualsiasi tentativo di invadere via terra il Paese mediorientale avrà “conseguenze catastrofiche” e dichiarando che le truppe americane diverranno “ottimo cibo per gli squali del Golfo”.
Nel frattempo altri 27 Paesi hanno aderito alla dichiarazione pubblicata il 19 marzo da Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Giappone, esprimendo la propria disponibilità a “contribuire agli sforzi” per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, praticamente bloccato per via dell’attacco di Usa e Israele contro l’Iran.
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