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Il dramma economico della guerra in Iran: maxi stangata da 29 miliardi su bollette e carburanti

Il dramma economico della guerra in Iran: maxi stangata da 29 miliardi su bollette e carburanti
Foto da Imagoeconomica

L’Ufficio studi della CGIA di Mestre stima che nel 2026 le famiglie e le imprese italiane dovranno sostenere quasi 29 miliardi di euro di costi aggiuntivi

A cinque mesi dallo scoppio della guerra nel Golfo Persico, l’Ufficio studi della CGIA di Mestre stima che nel 2026 le famiglie e le imprese italiane dovranno sostenere quasi 29 miliardi di euro di costi aggiuntivi per elettricità, gas e carburanti. Si è giunti a questo risultato ipotizzando che i prezzi applicati in questo momento rimangano invariati sino alla fine di quest’anno. Il rincaro maggiore riguarderà benzina e diesel, con una spesa extra di 13,6 miliardi di euro (+20,4 per cento rispetto al 2025), seguiti dall’energia elettrica con +10,2 miliardi (+12,9 per cento) e dal gas con +5 miliardi (+14,6 per cento). Un conto salato che rischia di pesare soprattutto sulle famiglie economicamente più fragili, sulle aziende di trasporto di persone/merci e sulle imprese a elevato consumo di energia. Un quadro che evidenzia come l’andamento dei prezzi dei carburanti continui a produrre effetti significativi e disomogenei sul territorio nazionale, con ricadute particolarmente rilevanti per famiglie e imprese delle regioni del Mezzogiorno.

Crescita abnorme delle bollette

Per le bollette della luce un aggravio da 10,2 miliardi Rispetto all’ultima settimana di febbraio, il costo dell’energia elettrica ha subito una crescita di prezzo del 51,2 per cento. Siamo passati da 106,7 euro al MWh a 161,2 (vedi Graf. 2). Per l’anno in corso, pertanto, gli aumenti delle bollette dell’energia elettrica dovrebbero toccare i 10,2 miliardi di euro (+12,9 per cento). Per il gas un extra costo da 5 miliardi Dalle bollette del gas è previsto un prelievo aggiuntivo a livello nazionale di 5 miliardi (+14,6 per cento rispetto al 2025), poiché il prezzo al MWh negli ultimi 5 mesi è schizzato all’insù addirittura del 71,6 per cento, passando da 32,4 euro al MWh di fine febbraio agli attuali 57 euro.

Fino a ora sostegni per 7 miliardi di euro e in arrivo ce ne sono altri 7.

Da quando è iniziato l’attacco degli USA all’Iran, il Governo Meloni ha stanziato 7 miliardi di euro a sostegno di famiglie e imprese: 5 per alleggerire i rincari di luce e gas, 2 per tagliare le accise su benzina e diesel. Una cifra non trascurabile, ma che dovrebbe “sterilizzare” solo un quarto circa dei 29 miliardi di aggravio stimato complessivamente. Proprio per questo, il Governo sembra pronto a investire altri 7 miliardi di euro entro il prossimo autunno contro il caro energia, ancora prima dell’approvazione della Legge di bilancio 2027. Un’operazione possibile solo se l’Unione Europea concederà una clausola di salvaguardia, per sforare temporaneamente il rapporto deficit/Pil senza incorrere in procedure di infrazione.

Se c’è, l’UE batta un colpo di fronte a uno scenario così preoccupante

L’Unione Europea sembra essere la grande assente. Un atteggiamento ben diverso da quello adottato dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Tra il 2022 e il 2023, infatti, Bruxelles autorizzò anche all’Italia di ridurre l’Iva sulle bollette, introdusse un tetto al prezzo del gas per contenerne la volatilità e consentì l’applicazione di un contributo di solidarietà sugli extraprofitti delle grandi multinazionali dell’energia, che anche allora registrarono utili eccezionali. Resta inoltre sul tavolo una misura molto discussa, ma mai realmente attuata: il disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’energia elettrica, considerato sempre più necessario per rendere il mercato meno vulnerabile a shock di questa portata. In attesa che anche Bruxelles batta un colpo, speriamo che ci consenta nel prossimo autunno di mettere in campo altri 7 miliardi di euro contro il caro energia, permettendoci di non conteggiare nel rapporto deficit/Pil questa voce di spesa.

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