Il lavoro nero dilaga in Sicilia, un’azienda su quattro è irregolare - QdS

Il lavoro nero dilaga in Sicilia, un’azienda su quattro è irregolare

Michele Giuliano

Il lavoro nero dilaga in Sicilia, un’azienda su quattro è irregolare

martedì 24 Settembre 2019 - 00:00

Un terzo i lavoratori impiegati in nero in media: i riscontri delle ultime operazioni degli ispettori. Un bilancio dell’attività di controllo svolta nell’Isola durante il periodo estivo

PALERMO – Nulla da fare, neanche l’inasprimento delle pene o dei controlli riesce a frenare il dilagare del sommerso in Sicilia quando si tratta di luoghi di lavoro.

A conclusione delle varie attività di controllo portate avanti da ispettori regionali e forze dell’ordine impiegate nelle tre principali provincie siciliane, quindi Palermo, Catania e Messina, viene fuori uno spaccato che fa emergere come il fenomeno non trovi una pausa di arresto o di diminuzione quantomeno. Sostanzialmente rimane sempre lo stesso il livello di irregolarità, quindi di utilizzo totalmente in nero di impiegati o anche parzialmente (più ore lavorate rispetto all’effettivo numero che risulta in busta paga, ndr).

Nella media quel che risalta è che le aziende che presentano varie irregolarità in Sicilia sono una su quattro, addirittura si sale ad un impiego di un lavoratore in nero su tre.

Le ultime attività ispettive “regalano” questo specchio alla Sicilia, dove i mercato del lavoro resta alterato e viziato da questa tragica situazione che ha come stretta connessione anche una scarsa sicurezza nei luoghi di lavoro. Le ultime operazioni hanno confermato questo trend statistico, a cominciare dal catanese.

Nei giorni scorsi tre persone che lavoravano in nero e percepivano il reddito di cittadinanza sono state denunciate dai carabinieri del comando provinciale e del nucleo Ispettorato del lavoro. Sono un 46enne di Belpasso, che lavorava come pasticciere in un bar a Catania, un 59enne di Riposto, impegnato a fare il pizzaiolo in un ristorante a Mascali e un 41enne di Catania, salumiere in un supermercato di Riposto.

Negli stessi giorni, i carabinieri di Caltagirone e di Licodia Eubea, coadiuvati da quelli del nucleo Antisofisticazioni e del nucleo dell’Ispettorato del lavoro di Catania, hanno ispezionato diversi esercizi commerciali e pubblici della zona: in un ristorante a Caltagirone erano impiegati ben 6 lavoratori in nero su 6 presenti, e per questo è stata sospesa l’attività lavorativa. A Messina i controlli hanno verificato come quasi un terzo delle ditte siano irregolari. Il Nucleo Ispettorato del Lavoro dei carabinieri che hanno fatto accertamenti su 117 lavoratori: 38 erano in nero. In dieci casi le attività sono state sospese, ma il provvedimento è stato revocato dopo la regolarizzazione dei dipendenti e il pagamento della sanzione. Nove datori di lavoro sono stati denunciati, a vario titolo, per violazioni delle norme di sicurezza, mancata formazione ed informazione dei lavoratori, mancata fornitura dei dispositivi di protezione individuale, mancata sottoposizione personale a visite mediche obbligatorie, violazione delle norme a tutela dei lavoratori minori, ed utilizzo di impianti di videosorveglianza per il controllo dei dipendenti a distanza senza autorizzazione dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Messina.

Anche in provincia di Palermo sono scattati i controlli: a Carini è stato così accertato che alcuni ristoranti, nonostante avessero un personale formato da molti giovani, avevano effettuato versamenti di ritenute Irpef alquanto esigui.

I finanzieri hanno subito intuito che qualche dipendente lavorava in nero o in modo irregolare. Ipotesi confermata al termine di tre distinti controlli: nel primo caso, a fronte di 8 dipendenti presenti, ne sono stati rilevati 5 impiegati senza alcuna formalizzazione e regolarizzazione del rapporto lavorativo; nella seconda ispezione, a fronte di 13 lavoratori, 7 risultavano in “nero”; nell’ultimo controllo su 10 lavoratori ben 8 sono risultati non regolarmente assunti.
Al termine dell’attività ispettiva, sono state complessivamente comminate ai tre esercizi commerciali sanzioni per 46 mila euro.

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