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Illuminazione pubblica vecchia e inefficiente, in Sicilia sei province su nove tra le più sprecone

Rosario Battiato

Illuminazione pubblica vecchia e inefficiente, in Sicilia sei province su nove tra le più sprecone

martedì 03 Settembre 2019 - 00:00
Illuminazione pubblica vecchia e inefficiente, in Sicilia sei province su nove tra le più sprecone

Secondo l'Osservatorio Cottarelli si “salvano” solo le tre Città metropolitane. Ma Palermo, quarta in Italia, è 716a in Ue. La classifica regionale dei consumi, Sicilia tra le sei più virtuose. I numeri dell'Istat. Diversi i bandi regionali per rendere più sostenibile l’illuminazione pubblica

PALERMO – L’Italia è troppo luminosa e visto che non siamo nel mondo delle fate non è una bella cosa, anzi è deleteria per i conti pubblici e quindi per le tasche degli italiani. L’illuminazione pubblica nazionale, infatti, costa il doppio della media europea e se l’Italia, per restare in tema fiabesco, è la cenerentola d’Europa dal punto di vista del risparmio energetico, la Sicilia lo è del Belpaese con 6 province su 9 tra le peggiori 50 d’Italia in termini di spreco.

ILLUMINAZIONE PUBBLICA QUANTO MI COSTI
Nel 2017, stando allo studio “Illuminazione pubblica: spendiamo troppo”, condotto dall’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, l’illuminazione pubblica italiana è costata 1,7 miliardi di euro, pari a 28,7 euro per abitante. Si tratta di un dato che vale il doppio della spesa pro capite a livello europeo (16,8 euro) che deriva da un consumo pari a 6 mila GWh che ammonta, in termini pro capite, a 100 kWh, cioè il doppio di 51 kWh che è la media europea.

LA CLASSIFICA REGIONALE DEI CONSUMI
La classifica delle regioni più sprecone “premia” la Valle d’Aosta, con poco meno di 200 kWh per abitante, seguita da Calabria, circa 150, e dalla Basilicata con qualche kWh in meno. La Sicilia, pur trovandosi tra le sei più virtuose, superando di poco 100 kWh, registra comunque un risultato che vale il doppio di quello comunitario pur restando in linea con quello nazionale.

IL FESTIVAL DELLO SPRECO
In seguito allo studio dello scorso anno, nei giorni scorsi l’Osservatorio diretto da Cottarelli è tornato sui temi dello spreco energetico in materia di illuminazione pubblica, facendo appunto riferimento al materiale uscito nel 2018 e implementando il tutto con nuovi numeri. La nota di approfondimento, firmata da Carlo Valdes, fa riferimento all’eccessivo ricorso all’illuminazione pubblica in Italia. “Ordinando le province europee per quantità di illuminazione pubblica sprecata pro capite dalla più virtuosa alla meno virtuosa – si legge nel servizio –, solo tre province italiane rientrano nella prima metà della classifica mentre ben 58 ‘province’ italiane su 110 (il 53 per cento) stanno nell’ultimo 20 per cento”.

MALE LE ITALIANE
Nell’articolo vengono riportati alcuni dati del lavoro, guidato da Fabio Falchi e Riccardo Furgoni e recentemente pubblicato sul Journal of Environmental Management, dal titolo “Light Pollution in Usa and Europe: The good, the bad and the ugly”. In questo studio vengono elencate 1.359 province europee secondo i flussi di luce sprecata pro capite, cioè quei flussi luminosi diretti verso il cielo e che “quindi possono essere considerati flussi di luce sprecata perché non hanno effetti positivi sulla vita della popolazione e creano esclusivamente inquinamento luminoso”. Secondo quanto riportato da Valdes, “nel primo 40 per cento più virtuoso della classifica non compare neanche una provincia italiana”. La prima ad affacciarsi, alla posizione numero 567 della graduatoria europea, è Napoli, la migliore delle italiane. Seguono Bolzano e Genova.

MALISSIMO LE SICILIANE
Delle siciliane si salvano, almeno nella classifica nazionale, soltanto Palermo, quarto posto (716 a livello europeo), Catania, al sedicesimo (887 in Europa) e Messina, postazione numero 27 (959). Per le altre è notte fonda, anche se sarebbe più azzeccato parlare di notte luminosissima. Agrigento è alla posizione numero 61 (1.119), Caltanissetta alla 80 (1.168), Trapani a seguire (81, 1.171), Enna si prende la 87 (1.187). Le restanti rientrano tra le venti peggiori d’Italia: ci sono Siracusa, numero 94 e 1.209, Ragusa, 105 e 1.245.

I NUMERI DELL’ISTAT
Gli ultimi dati Istat sulla sostenibilità dei punti luce di illuminazione pubblica stradale dei comuni capoluogo non sono affatto confortanti. A Palermo ci sono 47.264 punti, tra questi solo 1 è fotovoltaico (unico caso tra i comuni capoluogo siciliani), stando ai dati aggiornati al 2017, e ben 24.150, quindi più della metà, sono con lampade a incandescenza o ai vapori di mercurio.

Queste ultime sono le meno sostenibili dal punto di vista energetico, infatti dal 2015 l’Unione europea vieta l’utilizzo proprio delle lampade ai vapori di mercurio (regolamento CE n. 245/2009). Solo 385 sono quelli a Led. Non c’è situazione migliore altrove: a Messina 11 mila su 28.500 della tipologia più antica (2 mila con Led e 1.250 con regolazione programmata), a Ragusa 4 mila su un totale di 14.770. Meglio Trapani, con circa 10 mila punti luce con Led che coprono il fabbisogno cittadino, e anche Agrigento (10 mila su 13 mila), Catania (29.400 su 32.222).

IL RISPARMIO C’È E SI VEDE
L’Osservatorio ha specificato che il risparmio potenziale stimato nelle “Proposte per una Revisione della Spesa Pubblica” di marzo 2014 era di circa 300 milioni nel giro di tre anni. Tra le misure previste c’erano quelle di breve e di medio periodo, le prime in linea di massima a costo zero attraverso lo spegnimento di impianti di illuminazione pubblica extraurbana e punti luce di aree artigianali e industriali. Se questa strada non è stata ancora intrapresa, non si può dire che grandi passi in avanti siano stati realizzati per quanto riguarda le misure di medio periodo, che prevedono appunto “la sostituzione di impianti di illuminazione inefficienti e nel passaggio a illuminazione a Led”.

I numeri siciliani in relazione a questi ultimi sono abbastanza evidenti mentre per quanto riguarda le altre misure da medio periodo – ad esempio installazione di orologi astronomici o sensori di movimento, regolazione della luminosità di alcuni impianti, passaggio integrale a Led per gallerie e illuminazione semaforica, adeguamento dei servizi di manutenzione ai costi di mercato, impiego intensivo di sensori di movimento o di illuminazione adattiva –, pare che sia ancora da lavorare. Eppure l’attivazione di queste procedure permetterebbe di ridurre i consumi pro capite nel medio-lungo periodo del 50 per cento (arrivando, cioè, alla media europea di 51 kWh), generando risparmi notevoli.

I BANDI REGIONALI
Diversi i bandi regionali per rendere più sostenibile l’illuminazione pubblica. Lo scorso febbraio è stata pubblicata la graduatoria di uno degli ultimi avvisi per l’illuminazione dei comuni che ha visto 139 istanze presentate per oltre 177 milioni di euro a fronte di una dotazione di solo 77 milioni.

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