“Non risulta provata né la lamentata violazione della concorrenza né una manifesta irrazionalità nella decisione seguita dall’Ati Catania e dalla Sie con il controverso aggiornamento della convenzione del 24 dicembre 2005”. Con questa motivazione il Consiglio di giustizia amministrativa ha ribaltato il verdetto di primo grado nel ricorso presentato dall’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) contro il calcolo dell’importo dei lavori che Hydro Catania – il socio privato di Sie, la società che nella provincia etnea si è vista riconoscere il diritto di svolgere il ruolo di gestore unico del servizio idrico per 29 anni – potrà eseguire.
Ricorso Ance e Tar: la disputa sull’importo dei lavori idrici
In primo grado il Tar aveva dato ragione all’Ance, con l’associazione dei costruttori che aveva contestato il modo in cui, nel 2024, la commissaria inviata dal governo Schifani per sostituirsi all’Assemblea territoriale idrica aveva quantificato la cifra in quasi 1,4 miliardi di euro. Il commissariamento era stato disposto dalla Regione dopo che per circa due anni l’Ati – ente in cui siedono i sindaci della provincia – non era riuscita a trovare l’accordo con Sie sull’aggiornamento della convenzione risalente al 2005, poi annullata e al centro di liti giudiziaria per 15 anni e infine riconosciuta come valida dal Cga nel 2022. A metà anni Duemila, le imprese riunite nel raggruppamento che poi avrebbe portato alla nascita di Hydro Catania si erano aggiudicate la gara per l’individuazione del socio privato di Sie con un ribasso del 15,24 per cento, pari a un importo totale di 810 milioni di euro. Questo era l’importo dei lavori di cui la società si sarebbe potuta occupare in proprio senza ricorrere a gare d’appalto.
Aumento dei costi e aggiornamento convenzione: i motivi della crescita
Quasi vent’anni dopo, la stessa cifra è lievitata di 600 milioni. Un aumento che per Ance non era giustificato per due motivi: il primo in quanto nella gara di metà anni Duemila, era stato fissato che l’importo del montante dei lavori per il socio privato non potesse superare gli 850 milioni; il secondo per via del fatto che il piano d’ambito oggetto dell’aggiornamento risaliva a inizio anni Duemila e non era più da ritenere confacente a inquadrare le esigenze del territorio.
Sentenza Cga: inflazione, costi e legittimità dell’operato
Tra le righe della contesa chiaramente ci sono i tantissimi cantieri che nei prossimi anni dovrebbero partire in provincia di Catania nel settore idrico. Incassato il verdetto sfavorevole in primo grado, la Hydro Catania ha fatto ricorso al Consiglio di giustizia amministrativa riuscendo a ribaltare l’esito della disputa.
Per i giudici di secondo grado, infatti, nell’operato della commissaria inviata dalla Regione per definire i termini dell’aggiornamento della convenzione tra Ati e Sie, questa non ha fatto nulla di arbitrario, ma si è attenuta a quanto disposto nelle sentenze che hanno confermato la validità dell’affidamento a Sie del servizio idrico.
“Il ragionamento seguito dalle parti per l’aggiornamento della convenzione del 24 dicembre 2005 – si legge nella sentenza pubblicata il 13 aprile – appare logico e conforme al canone di buona fede che avrebbero dovuto osservare secondo quanto statuito dal giudice dell’ottemperanza, considerato che l’aumento del montante originariamente previsto di 1,3 milioni nel 2005 dopo oltre dieci anni a 2.234.961.354 euro non è irrazionale, considerate le sopravvenienze concernenti, tra l’altro, l’aumento dei prezzi. E invero – continuano i giudici – dal confronto dei prezzi unitari indicati nei prezziari della Regione Siciliana nell’anno 2005 e nell’anno 2023 si rileva un significativo aumento determinato dall’inflazione, dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dal costo della manodopera dopo la pandemia”.
Sistema idrico Catania: lavori previsti e gestione ancora in stallo
Nella sentenza viene inoltre ribadito che per quanto l’importo del montante sia aumentato in valore assoluto, esso rappresenta comunque il 62,3 per cento degli interventi previsti. Il Cga ricorda poi quali sono i lavori che, inclusi nel piano d’ambito di inizio anni Duemila, vanno considerati come attuali e che spettano a Sie: il sistema fognario e depurativo intercomunale di Catania, quello di Misterbianco, quello di Acireale e anche quello di Mascali, e poi ancora il sistema acquedottistico di Catania, gli interventi per la razionalizzazione del sistema di adduzione delle “acque alte” dell’Etna, le opere necessarie al completamento della copertura del servizio idrico in più Comuni, oltre ad altre opere “necessarie al completamento della copertura del servizio di fognatura e depurazione” e quelli riguardanti i “collettori esterni”.
Conclusa la querelle con Ance, al centro dell’attenzione resta lo stallo del servizio idrico in provincia di Catania. Ribadita l’adeguatezza dell’aggiornamento della convenzione sottoscritto nel 2024, la Sie continua a essere gestore unico soltanto sulla carta. In molte parti della provincia, la società, che ha nell’imprenditore Sergio Cassar l’amministratore delegato, deve ancora acquisire gli impianti e le reti. Un percorso che va a rilento per i ritardi nell’approvazione del nuovo piano d’ambito e della nuova tariffazione da parte dell’Ati. Almeno questo è il motivo che sin dal principio Sie ha messo sul tavolo per spiegare quanto sta accadendo.
A riguardo una nuova seduta dell’Assemblea territoriale idrica, con all’ordine del giorno la discussione sugli aggiornamenti dei documenti, dovrebbe essere in programma a breve.

