Le città siciliane dagli inferi alla rinascita, piani di sviluppo per ribaltare le classifiche - QdS

Le città siciliane dagli inferi alla rinascita, piani di sviluppo per ribaltare le classifiche

Paola Giordano

Le città siciliane dagli inferi alla rinascita, piani di sviluppo per ribaltare le classifiche

martedì 24 Dicembre 2019 - 00:00
Le città siciliane dagli inferi alla rinascita, piani di sviluppo per ribaltare le classifiche

Centri dell’Isola in fondo alle classifiche nazionali. Ma non è più tempo di piangersi addosso. Ora occorre risalire la china con piani di sviluppo economico, investimenti e occupazione. Caltanissetta, ultima per qualità della vita, studia il rilancio. Nuovo asse Palermo-Catania

PALERMO – Sotto l’albero le province siciliane hanno trovato, con qualche giorno di anticipo, l’ennesima bocciatura in tema di qualità della vita. Dopo quella inflitta dalla ricerca effettuata da Italia Oggi e l’Università La Sapienza di Roma, la stroncatura è arrivata anche dall’indagine realizzata dal Sole 24 Ore, che quest’anno spegne trenta candeline.

In vetta si conferma Milano, seguita da Bolzano e da Trento, che rientra nella top ten risalendo due posizioni rispetto allo scorso anno. Per trovare la prima siciliana, invece, bisogna scorrere fino all’80° dove si piazza Ragusa, che però precipita di sette posti. Segue, a distanza di dieci posizioni, Siracusa, in discesa rispetto allo scorso anno (era 82°). Anche le altre peggiorano le performance dell’anno precedente: Catania e Palermo, rispettivamente 97° e 98°, si erano piazzate 84° e 87°. Messina, Trapani e Agrigento occupano le posizioni 100, 101 e 102, mentre l’anno prima erano tutte e tre sopra la 100° posizione. La provincia trapanese, in particolare, è in caduta libera: ha perso ben 12 posizioni. Enna, invece, scende di due sole posizioni ma è una magra consolazione visto che sfiora il fondo della classifica, piazzandosi in 104°.

Ultima, non solo tra le siciliane ma anche a livello nazionale, è Caltanissetta, che saluta ben sette posti. Chiamato in causa dal QdS per un commento sul pessimo risultato registrato dalla provincia nissena, il sindaco del capoluogo, Roberto Gambino – che, è opportuno ricordare, si è insediato appena sei mesi fa – ha precisato: “Ho provato a disaggregare i dati per comuni e la città di Caltanissetta è diventata trainante per l’intera provincia. Il dato su Gela è invece preoccupante”.

“Siamo da quarant’anni – prosegue Gambino – in assenza di un piano di sviluppo economico serio: dalla chiusura delle miniere di zolfo, l’unico settore che ha tirato è quello dell’edilizia che però è come un palliativo per un malato di tumore, perché alla fine non crea sviluppo, ma solo, nell’immediato, movimento di denaro che via via si è andata a ridurre. Noi vogliamo puntando su altro. Abbiamo per esempio tanta produzione di mandorla, in parte anche Igp, e facciamo il torrone: la filiera da noi quindi si apre e si chiude. Puntiamo sulla produzione del nostro territorio, ovvero sulle filiere agricole e sull’agricoltura di qualità, grazie anche all’Università di Palermo che ha aperto nel nostro Consorzio un corso triennale di Scienze e tecnologie agrarie che abbiamo messo in rapporto con l’Istituto tecnico agrario che abbiamo e che gestisce oltre 45 ettari con tecniche di agricoltura sperimentale”.

E sulla qualità della vita i propositi per l’anno nuovo sono numerosi e molto chiari. “Vogliamo puntare – aggiunge il primo cittadino nisseno – sui corretti stili di vita. Sulla raccolta differenziata, il porta a porta inizia a funzionare. Negli ultimi sei mesi siamo passati da un già buon 40 per cento al 60 per cento. Stiamo facendo rispettare le regole dei mercati rionali. Abbiamo messo un po’ di ordine e continueremo a farlo”.

Come sottolineato dallo stesso sindaco, Caltanissetta potrebbe essere il centro nevralgico dell’Isola per via della sua posizione geografica, ma paga lo scotto di un’isolamento “forzato” a cui la costringe da decenni la situazione infrastrutturale dell’Isola. “Stando al centro – spiega Gambino – Caltanissetta può essere avvantaggiata ma se ha tutti i collegamenti. Le speranze per collegare bene il nostro territorio ci sono perché stanno riaprendo i cantieri”.

“È bene però sottolineare – aggiunge – anche che Caltanissetta è una città sicura: sul fronte sicurezza siamo al 49° posto. Abbiamo collegamenti giornalieri col prefetto e con i comandanti delle forze dell’ordine. In ogni caso, ripartiamo da ogni singolo indicatore, andando a capire perché è basso e come poterlo migliorare”.

Migliorare è quindi la parola d’ordine e dovrà esserlo anche per tutto il 2020. Le province siciliane hanno tutte le carte in regola per risalire le classifiche, ma servono programmazione, investimenti e la voglia di lavorare sodo per invertire una tendenza decennale. In questo senso, c’è da registrare quanto accaduto la scorsa settimana al Must (Musco Teatro) di Catania, dove il Quotidiano di Sicilia ha festeggiato venerdì scorso i suoi primi quarant’anni. Il sindaco di Palermo e presidente di AnciSicilia, Leoluca Orlando, ha lanciato una proposta significativa per il futuro delle città siciliane, sottolineando in un videomessaggio come Palermo e Catania possano lavorare insieme “per una Scilia diversa e migliore”. Un invito raccolto subito sul palco dal collega, primo cittadino del capoluogo etneo, Salvo Pogliese, il quale ha affermato di ritenere molto importante questa apertura verso un dialogo sempre più concreto, superando vecchi campanilismi che non hanno certo aiutato l’Isola a crescere.

I buoni propositi per l’anno nuovo, dunque, sono tanti e importanti. Adesso è necessario trasformare le promesse in fatti concreti per rilanciare tutta la Sicilia, una terra meravigliosa che attende ancora di esprimere tutto il suo enorme potenziale.

Qualità della vita nelle province siciliane: classifiche a confronto

Due classifiche, ormai storiche, decine di indicatori, stesso (pessimo) risultato per le siciliane: le province dell’Isola non si schiodano infatti dal fondo delle graduatorie. Possono risalire di qualche posizione, ma restano ancorate agli ultimi posti, tra le peggiori d’Italia. Distanti anni luce dalle cugine del Nord che, neanche a dirlo, dominano i vertici sia della classifica realizzata da Italia Oggi e l’Università La Sapienza di Roma che di quella stilata dal Sole 24 Ore.
Nove sono le dimensioni di analisi interpellate all’interno del report di Italia Oggi, giunto alla ventunesima edizione (Affari e lavoro; Ambiente; Reati e sicurezza; Sicurezza sociale; Istruzione e formazione; Popolazione; Sistema salute; Tempo libero; Tenore di vita) contro i sei settori chiamati in causa dal noto quotidiano economico, che quest’anno festeggia i trent’anni, vale a dire Ricchezza e consumi; Ambiente e servizi; Giustizia e sicurezza; Affari e Lavoro; Demografia e società; Cultura e tempo libero.
Classifiche come queste non sono di certo la Bibbia, ma consentono di tracciare le direzioni verso cui sono orientati i soggetti presi in esame e, contestualmente, di operare confronti sia con quanto fatto dagli altri, sia con quanto fatto dalla stessa realtà rispetto al passato.
Di fronte a uno scenario, come quello delineato da entrambe le ricerche, le siciliane non fanno altro che confermare di non aver ancora imboccato la strada giusta.

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