Milano, 31 mag. (askanews) – Ci sono vite che sembrano appartenere più alla letteratura che alla storia, e quella di Fernando De Rosa è una di queste. “Il capitano romantico. Fernando De Rosa socialista libertario” di Fabio Florindi, pubblicato da Arcadia Edizioni, restituisce con efficacia la traiettoria intensa e contraddittoria di un protagonista dimenticato dell’antifascismo europeo.
Fin dalle prime pagine, la biografia colpisce per i tratti quasi romanzeschi dell’infanzia: nato a Milano nel 1908 e registrato come figlio di ignoti, De Rosa cresce a Torino con un’identità segnata da ambiguità e segreti. Questa origine incerta sembra riflettersi in una personalità inquieta, che trova un punto di svolta nella tragica morte accidentale dell’amico Mohamed Ali. L’episodio segna profondamente il giovane e accelera il suo distacco dal fascismo, cui aveva inizialmente aderito.
Florindi ricostruisce con attenzione la sua evoluzione politica, mostrando il passaggio da simpatizzante del regime a militante antifascista attivo, soprattutto nell’ambiente universitario torinese. Tra commemorazioni proibite, difesa di docenti perseguitati e diffusione clandestina di stampa, emerge il ritratto di una minoranza coraggiosa immersa in un clima di violenza e repressione.
Accanto alla dimensione politica, trovano spazio aspetti più personali: il legame con la montagna, vissuta come rifugio e forma di catarsi, e il rapporto con Luigina, figura affettiva costante ma irrisolta. Questi elementi contribuiscono a delineare un personaggio complesso, sospeso tra slancio ideale e fragilità.
L’esilio rappresenta una svolta decisiva. In Francia, De Rosa entra in contatto con i principali esponenti dell’antifascismo e compie a Bruxelles, nel 1929, l’attentato dimostrativo contro il principe Umberto di Savoia. Il processo che ne segue diventa una tribuna politica internazionale, rivelando la volontà del protagonista di trasformare la propria vita in azione.
Florindi evita una narrazione celebrativa, soffermandosi anche sulle crisi personali, sugli eccessi e sui fallimenti, soprattutto nel periodo spagnolo. Proprio in Spagna, durante la guerra civile, De Rosa approda a una visione sempre più radicale della lotta politica, fino alla morte nel 1936 sulla Sierra Guadarrama, mentre guidava i suoi uomini all’attacco.
Significativa è anche la vicenda della sua tomba: sepolto a Madrid, il suo ricordo rischiò di scomparire durante la dittatura franchista, quando molte tracce dei combattenti repubblicani furono cancellate. Solo grazie all’intervento di una parente è stato possibile conservarne la memoria e ritrovarne la sepoltura.
Nel complesso, “Il capitano romantico” è una biografia coinvolgente e rigorosa, capace di restituire la complessità umana e politica di una figura che incarna, con le sue contraddizioni, il dramma dell’antifascismo novecentesco.

