C’è una svolta nel caso del “pisolino” costato il licenziamento a una neomamma della provincia di Varese, in Lombardia, impiegata amministrativa di una ditta: il Tribunale di Varese ha stabilito che il provvedimento era illegittimo, annullandolo.
Licenziamento di una neomamma per un pisolino: provvedimento illegittimo
La vicenda risale al 2023. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, la donna – 35 anni, al tempo mamma da pochi mesi e assunta a tempo indeterminato – sarebbe rientrata prima in ufficio dopo la pausa pranzo e avrebbe approfittato dei momenti liberi per riposare un po’, addormentandosi sul divanetto dell’infermeria interna. È stata scoperta e l’azienda ha avviato un procedimento disciplinare una volta accertato che la donna aveva timbrato il cartellino in anticipo, pur non essendo di fatto rientrata in servizio. Circa un mese dopo il licenziamento.
Dopo tre anni, il Tribunale di Varese – ricostruita la vicenda e ascoltati i testimoni – ha annullato il provvedimento dell’azienda etichettandolo come illegittimo. L’ex impiegata, quindi, potrà ottenere 15 mensilità a titolo di indennizzo, più Tfr e contributi (la donna ha rinunciato alla richiesta di reintegro dopo aver trovato un altro lavoro). Secondo il Tribunale non esisterebbero gli estremi della “giusta causa” per il licenziamento, soprattutto in considerazione del fatto che la donna era rientrata dopo la maternità solo a gennaio 2023, quando il bambino non aveva ancora compiuto un anno.
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