Mezzo fallimento per la democrazia partecipata. Così i Comuni siciliani hanno ignorato i cittadini - QdS

Mezzo fallimento per la democrazia partecipata. Così i Comuni siciliani hanno ignorato i cittadini

Lina Bruno

Mezzo fallimento per la democrazia partecipata. Così i Comuni siciliani hanno ignorato i cittadini

sabato 08 Febbraio 2020 - 00:00
Mezzo fallimento per la democrazia partecipata. Così i Comuni siciliani hanno ignorato i cittadini

La Regione ha multato 179 Enti locali inadempienti che dovranno restituire due milioni dei 4,7 assegnati. "La parola ai cittadini", ma nessuno li sta a sentire. La classifica delle Amministrazioni "sorde". A pagare le multe più alte le città di Palermo e Messina, seguite dalle iblee Vittoria e Modica

PALERMO – Due milioni di euro: è quanto i Comuni siciliani dovranno restituire alla Regione Sicilia per non aver attivato (del tutto o in parte) forme di democrazia partecipata. L’ammontare della maxi-sanzione è stato reso noto dal Dipartimento delle Autonomie locali, che ha pubblicato una lunga lista di Municipi inadempienti. In tutto sono 179 su 390, poco più del 45%. Di questi, 158 non hanno speso nemmeno un centesimo, in barba alle legge. Secondo quanto stabilito dalla Lr. numero 5 del 2014, infatti, i Comuni siciliani sono obbligati a destinare il 2% dei trasferimenti regionali a forme di democrazia partecipata: vale a dire che sono costretti a chiamare in ballo i cittadini, invitandoli a scegliere quali attività mettere in atto per migliorare la qualità di vita delle rispettive città. Ai progetti “vincitori”, appunto, è destinato il 2% dell’ammontare totale dei fondi messi a disposizione dalla Regione ai singoli Comuni. Questo, almeno, sulla carta.

“LA PAROLA AI CITTADINI” MA NESSUNO LI VUOLE STARE A SENTIRE

Nei fatti questo sembra non essere accaduto. Se è vero che la Regione ha “obbligato” le Amministrazioni locali a star a sentire i cittadini, è anche vero che alcune di queste hanno preferito tapparsi le orecchie. Una mancanza imperdonabile, perché arriva proprio da quegli Enti pubblici che, per Statuto, dovrebbero essere i più vicini ai cittadini. Una mancanza che, però, non resterà priva di conseguenze. La legge regionale numero 9 del 2015 ha infatti stabilito che i Comuni sono tenuti al rispetto degli obblighi stabiliti dalla Lr 5/2014 “pena la restituzione, nell’esercizio finanziario successivo, delle somme non utilizzate in conformità alle disposizioni”. Ed eccoci qui: i Municipi siciliani dovranno restituire 2 dei 4,7 miliardi stanziati originariamente dalla Regione. Poco meno della metà.

LA CLASSIFICA DELLE AMMINISTRAZIONI “SORDE”

A essere coinvolti nella maxi-sanzione, dicevamo, sono 179 Comuni. Chi più, chi meno: ci sono Amministrazioni che dovranno restituire briciole (tra queste spicca Scillato in provincia di Palermo che dovrà dare indietro alla Regione 11 centesimi di euro) e altre che invece dovranno fare i conti con cifre decisamente più alte. È il caso di Palermo: il capoluogo non ha speso nemmeno un centesimo dei 314.468,60 euro che erano arrivati dalla Regione e che a quest’ultima adesso, in qualche modo, dovranno essere restituiti.
Nella top ten dei Comuni siciliani sanzionati, subito dopo Palermo, troviamo Messina, che ha speso ha speso circa 26 mila e 700 euro dei 109 ricevuti (e che quindi dovrà restituirne poco più di 82 mila), Vittoria (dove sono circa 47.500 gli euro da restituire), Modica (circa 42.600 euro), Trapani (33.460 euro), Marsala (28.689 euro), Piraino (28.199 euro), Paternò (27.602 euro), Camporeale (24.596 euro), Scicli (24.066 euro).
L’elenco delle Amministrazioni sorde, dicevamo, è lungo. Per i Comuni siciliani si tratta dell’ennesima occasione sprecata. In primo luogo per colmare quella mancanza di fiducia e quella distanza, sempre presenti, che tengono lontani i cittadini da chi li amministra. Ma c’è di più: facendo orecchie da mercante, gli Enti locali siciliani perdono la possibilità di mettere in atto progetti di riqualificazione concreti, fortemente voluti dai cittadini stessi. Del resto, chi meglio di loro può portare alla luce problemi e disservizi?
La democrazia partecipata, insomma, dovrebbe essere una risorsa, in primo luogo, per le stesse Amministrazioni locali che dovrebbero promuoverla fortemente e sfruttarne le potenzialità. Ma, a quanto pare, a molti Comuni questo non sembra proprio interessare.

La parola chiave: democrazia partecipata
È una forma di partecipazione attiva e diretta dei cittadini, che sono chiamati a scegliere quali progetti mettere in atto per migliorare la qualità della vita nella propria città di residenza. Il coinvolgimento dei cittadini riguarda principalmente attività di interesse pubblico, quali, ad esempio la riqualificazione di aree dismesse, la bonifica di zone inquinate, la creazione di aree verdi in determinate parti delle città.
Si tratta di un processo fondamentale per avvicinare agli Enti locali i cittadini che hanno il diritto e il dovere di essere coinvolti nelle scelte degli amministratori che li governano.

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Intervista all’assessore all’Arredo urbano del Comune di Messina, Massimiliano Minutoli

MESSINA – Tra i Comuni che dovranno restituire le somme maggiori c’è anche quello della Città dello Stretto. Per avere chiarimenti, abbiamo sentito Massimiliano Minutoli, assessore all’Arredo urbano e agli Spazi pubblici e Protezione civile. Occorre precisare che l’attuale Amministrazione non era in carica nel 2017 (anno di riferimento della sanzione), ma l’assessore ha comunque voluto rispondere alle nostra domande, anche in prospettiva futura.

Il regolamento comunale del Bilancio partecipativo è stato approvato solo a maggio del 2019, mentre il precedente tentativo di vararlo era stato bloccato dal Consiglio nel 2016. Potrebbe essere questo uno dei motivi per cui la precedente Amministrazione non ha speso le risorse regionali in questione?
“Non sono riusciti a fare quanto previsto dal decreto assessoriale che assegnava le prime risorse già dal 2015 e a quanto pare non hanno speso nulla neppure dopo, malgrado ci fosse la disponibilità. Può darsi che sia mancato anche un raccordo con gli uffici, ecco perché la nostra priorità è stata la riorganizzazione della macchina burocratica con il cambio di alcuni dirigenti. Le poche risorse trovate al nostro insediamento le abbiamo spese e in particolare, con i fondi del 2016, abbiamo dato vita a quattro spazi attrezzati a verde”.

Quale percorso è in atto per evitare di perdere altre risorse?
“Attenzione e vigilanza sugli uffici. Appena ci sarà la disponibilità per il 2020 farò subito procedere alla pubblicazione dell’avviso, come è accaduto con quello fatto ad agosto e che porterà, con gli oltre 80 mila euro assegnati, alla riqualificazione di una piazza a Bordonaro, nella periferia Sud di Messina. Il progetto è in fase esecutiva e quindi presto potremo fare la gara e affideremo i lavori. In seguito a quel bando, sono arrivate oltre 500 proposte di cittadini e circa 270 chiedevano proprio che quello spazio immerso nel degrado fosse ripulito e divenisse un punto di aggregazione per bambini e anziani. Spenderemo tutta la somma, anche gli eventuali residui da ribasso”.

Quale strategia state adottando per coinvolgere i cittadini all’attività democratica?
“Il regolamento sull’accesso alla democrazia partecipata rende concreto il coinvolgimento dei cittadini alle scelte amministrative, con procedure chiare e trasparenti per la scelta dei progetti e un’apposita Commissione che provvede alla valutazione delle istanze. Grazie a questo strumento, saranno gli stessi messinesi a decidere, di concerto con l’Amministrazione e con le Circoscrizioni, quali siano le reali priorità della città. Dai primi segnali avuti, i messinesi chiedono in modo prioritario di migliorare il verde pubblico e di realizzare spazi di aggregazione”.

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