Home » Ambiente » Niscemi, se a franare non è solo la collina: affitti alle stelle e dubbi sul futuro

Niscemi, se a franare non è solo la collina: affitti alle stelle e dubbi sul futuro

Niscemi, se a franare non è solo la collina: affitti alle stelle e dubbi sul futuro
La frana di Niscemi

“Confermo che sono aumentati i prezzi degli immobili, abbiamo fatto l’appello per calmierarli. Ci sono 25 alloggi a Niscemi in social housing, a prezzo d’affitto bloccato”, ha spiegato il sindaco di Niscemi a QdS.it

“Lo Stato può davvero disporre 75 milioni di euro solo per fermare la frana? Impossibile pensare che nel giro di due anni si scavino poi gallerie o si rifaccia l’intero sistema idrico-fognario”. A dirlo a QdS.it è Fabio D’Alessandro, niscemese che segue da tempo e in prima linea la questione.

A oltre tre mesi dalla drammatica frana che il 25 gennaio 2026 ha colpito il versante sud-occidentale del centro abitato, Niscemi vive una condizione di emergenza. La città del Nisseno si ritrova a fare i conti con la terra che continua a franare e con un tessuto socioeconomico sull’orlo del collasso. Gli sfollati sono 500, conferma alla nostra testata il Comitato evento franoso Niscemi. Risanare la zona rossa costerà 75 milioni, mentre sono previsti 53 milioni per le delocalizzazioni e complessivamente 22 milioni per le demolizioni nella fascia di sicurezza di 50 metri. Dalle testimonianze raccolte da QdS.it, emerge ancora un quadro critico di emergenza abitativa e un interrogativo: la sostenibilità economica degli interventi previsti. “Come si fa ad abbattere le case nel ciglio? Il report parla di cosa ci vorrebbe per risanare nel modo tecnico più adeguato ma bisognerà fare un progetto di fattibilità che dovrebbe spiegarci come, in quali fasi e con che tempistica avverrà”, continua Fabio.

L’emergenza con la frana a gennaio

Un’ondata di maltempo eccezionale investe il Sud Italia il 18 gennaio, con ingenti danni in Calabria, Sicilia e Sardegna. A Niscemi la situazione precipita una settimana dopo. Il 25 gennaio un fronte franoso di grandi dimensioni si apre a ridosso della parte sud del centro abitato. L’area interessata viene dichiarata zona rossa e i residenti subito evacuati. Il giorno dopo viene deliberato lo stato d’emergenza. “L’intera collina sta crollando verso la piana di Gela”, aveva dichiarato il capo del dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano. Il 27 febbraio arriva il decreto-legge n. 25/2026. Tra i cittadini, il timore è che tutto si concluda come dopo la frana del 1997. “Speriamo non finisca così, il monitoraggio durò pochi anni e i soldi non furono più stanziati”, commenta Fabio.

Il piano regionale di ricollocazione negli altri Comuni

A febbraio scorso, Renato Schifani comunica la messa a disposizione di sedici alloggi dell’Istituto autonomo case popolari di Caltanissetta situati tra Niscemi, Gela, Mazzarino e Butera con esecuzione di lavori di adeguamento prima della consegna materiale. “Da quel che so, quasi nessuno è voluto andare via da Niscemi. Credo solo due famiglie siano andate a Gela. È stato un flop, giusto per dire “stiamo facendo velocemente qualcosa”. Con i trasporti che ci ritroviamo, era impossibile”, dice Fabio. La scelta di restare sarebbe legata anche a ragioni pratiche: “Per entrare da Butera a Niscemi si passa dalla parte sgretolata dalla frana – dove c’è la Sp11 -, non puoi arrivare facilmente”.

Il nodo degli alloggi, speculazione e prezzi alle stelle

A distanza di mesi, è ancora emergenza abitativa. La ricollocazione degli sfollati resta uno dei nodi principali. In condizioni di precarietà e soluzioni temporanee “non hanno ancora trovato una sistemazione definitiva”, emerge dalle testimonianze. Su questo grava la scarsità di alloggi disponibili, o meglio le cifre proibitive. È l’effetto della frana a Niscemi, l’impatto sul mercato immobiliare. L’improvvisa alta domanda di alloggi ha fatto impennare i prezzi, in un paese con un alto tasso di spopolamento dove le case non mancherebbero: “L’emigrazione ha fatto svuotare il paese ma ora gli affitti sono alle stelle. Vengono chiesti 500-600 euro, cifre fuori dalla portata di un comune come Niscemi dove si aggirano sui 200-300 euro per professori che magari sono costretti a venire per un anno scolastico”, spiega Fabio.

L’emergenza ha così ribaltato gli equilibri. Gran parte dei proprietari predilige inquilini considerati buoni pagatori: “Alcuni si lamentavano che non gli venisse affittata casa perché privi di garanzie. I proprietari stessi chiedevano che lo Stato o la Regione facessero da garanti per queste persone. Qualora non dovessero pagare, sfrattare uno sfollato non è un’azione da Madre Teresa di Calcutta. Così, la gente preferisce non affittare, se non a persone conosciute”. La frana ha rappresentato, paradossalmente, un’occasione d’oro per vendere la propria casa: “Per alcuni era l’unica opportunità”. Gli sfollati erano, idealmente, l’acquirente migliore se non fosse che “non avevano a disposizione quelle cifre. Ci sono quartieri fantasma, si vende ovunque ma non si vende praticamente niente. La gente ha speso grandi cifre per case enormi, poi è andata via”. Inoltre, “professionisti – come avvocati o notai – cercavano studi o case da trasformare in attività. Tutto è diventato complicato, in un paese dove il mercato immobiliare è sostanzialmente fermo; infatti, le case si vendevano per passaparola”.

Immobili abusivi e confiscati

Da considerare anche la mole di immobili abusivi difficili da affittare con i sussidi: “Questa situazione l’abbiamo già vissuta con la prima frana nel 1997. Nell’emergenza, si chiuse un occhio e vennero date anche case non completamente in regola o non accatastate. Ciò per permettere di avere un tetto. Oggi c’è più rigidità da parte delle istituzioni. Probabilmente si aspettano che questa roba gli esploda in mano e staranno cercando altre soluzioni”. Rimane l’amarezza per i beni confiscati alla mafia: “Ho fatto una visura catastale, fa arrabbiare che non vengano utilizzati per l’emergenza. Anche il patrimonio della Chiesa a Niscemi è importante – ci sono stati lasciti e acquisti da parte delle parrocchie. Si sono spese belle parole, indubbiamente, ma nessuna famiglia è finita in quegli immobili. Nella sua accezione più terrena, anche se ne avesse uno solo potrebbe stiparci le famiglie in momenti di emergenza”.

Niscemi tra spopolamento e futuro in bilico

Non possono per sempre erogare aiuti e dare risarcimenti”, questa la riflessione dei residenti. Sul fondo restano le questioni dello spopolamento e della fragilità economica del territorio. “C’è una parte di popolazione che pensa che in qualche modo faremo, la restante era scoraggiata prima – Niscemi non è mai stata il regno dei servizi – ed ora lo è ancora di più. Credo che molta gente, se potesse, se ne andrebbe immediatamente. I 100 milioni, anche se si trovassero, servirebbero solo a conservare l’esistente. Non resterebbe nulla per la sanità, il sociale e i trasporti. Le speranze che la città cresca sono pari a zero. I tempi che corrono, inoltre, non sono dei migliori con leggi di bilancio sempre più restrittive e meno aperte alla spesa sociale”, conclude Fabio.

Il sindaco Conti a QdS.it

Il sindaco di Niscemi Massimiliano Conti ha spiegato a QdS.it che i lavori proseguono e che “c’è un’interlocuzione proficua con le istituzioni. Ci sono dei passaggi amministrativi che si devono compiere, li seguiremo tutti. Stiamo attendendo i piani del commissario straordinario che sono all’attenzione, credo, del governo. A seguito di ciò, verranno fatte delle ordinanze puntuali per il riconoscimento del congruo contributo e ci confronteremo sul numero, assolutamente puntuale, di somme da dare a colori i quali purtroppo hanno perso la casa. Quindi avviare nel più breve tempo possibile questa procedura.

In merito all’emergenza abitativa in corso e sull’avanzamento delle misure di ricollocazione degli sfollati, il sindaco ha dichiarato: “Confermo che sono aumentati i prezzi degli immobili, abbiamo fatto l’appello per calmierarli. Ci sono 25 alloggi a Niscemi in social housing, a prezzo d’affitto bloccato. Sono nuovi e da sistemare, quindi chiaramente qualche ritardo si registra per questo. Il tema principale è sempre l’individuazione del congruo contributo, che verrà fatto solo dopo l’approvazione dei piani. Poi le procedure amministrative, che chiaramente dobbiamo affrontare sempre con il commissario, che sono oggetto di ordinanza. Stiamo seguendo puntualmente la situazione. Daremo certamente la risposta legittima e necessaria che merita e attende il cittadino. La diffidenza rispetto al tema del 1997 dà ragione al cittadino, dopo 28 anni si è chiuso con un decreto nel 2025. Sarà cura nostra dare puntualità alle legittime richieste dei cittadini”.

Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp Telegram