Pagamenti Pa, ai fornitori manca l’ossigeno - QdS

Pagamenti Pa, ai fornitori manca l’ossigeno

Serena Giovanna Grasso

Pagamenti Pa, ai fornitori manca l’ossigeno

giovedì 03 Ottobre 2019 - 00:00
Pagamenti Pa, ai fornitori manca l’ossigeno

Nel 2018 le migliori performance in Toscana (16 giorni), Lombardia (18 giorni) e a sorpresa anche in una regione meridionale, ovvero la Sardegna (19 giorni). Mef, sulla carta Sicilia quart’ultima con 60 giorni ma nei fatti l’attesa può durare mesi

PALERMO – La pubblica amministrazione italiana si allinea ai tempi di pagamento stabiliti dalla direttiva europea 7/2011: infatti, secondo i dati del ministero dell’Economia e delle finanze, aggiornati al 2018, le Pa delle regioni italiane impiegano mediamente trentaquattro giorni per espletare i pagamenti (quattro in più rispetto al limite massimo, stabilito in trenta giorni per i pagamenti ordinari ed innalzato a sessanta giorni per i debiti sanitari). Alle quattordici città metropolitane servono trentatré giorni, mentre i Comuni hanno bisogno di trentacinque giorni. Tempi più lunghi, invece, sono necessari alle Province (41 giorni).
Se questa è la situazione generale che caratterizza la pubblica amministrazione italiana, la Sicilia si discosta ampiamente, contraddistinguendosi in negativo come di consuetudine.

La Regione siciliana doppia il limite massimo, totalizzando un tempo di pagamento pari a sessanta giorni tondi, collocandosi al quart’ultimo posto in Italia. Le migliori performance si osservano in Toscana (16 giorni), Lombardia (18 giorni) e a sorpresa anche in una regione meridionale, ovvero la Sardegna (19 giorni). Andamento opposto si rileva in Basilicata (103 giorni), Abruzzo (65 giorni) e Veneto (62 giorni).

Relativamente agli importi pagati, a fine 2018 la Regione siciliana è riuscita ad estinguere il 79,7% dell’ammontare dovuto (contro l’83,3% realizzato a livello nazionale). Anche in questo caso, ci collochiamo nella parte bassa della classifica. Peggio di noi fanno solo sei regioni, tutte meridionali con le uniche eccezioni di Valle d’Aosta (77,3%) e Veneto (46,9%). Mentre Puglia, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Lombardia hanno pagato i proprio creditori in misura superiore al 99%.

La situazione siciliana non migliora di certo quando osserviamo l’andamento nelle città metropolitane: a Catania, ad esempio, si rileva il quarto tempo più lungo impiegato per estinguere i debiti (45 giorni); fanno peggio solo Torino (65 giorni), Reggio Calabria (63 giorni) e Genova (47 giorni). Bene per Palermo, città metropolitana che rientra perfettamente all’interno del tempo massimo (29 giorni), mentre a Messina sono necessari trentasette giorni.

A livello provinciale, in Sicilia spicca in assoluto la celerità del libero consorzio comunale di Agrigento (15 giorni, fa meglio solo Sondrio con 10 giorni), ma anche i tempi totalizzati dal libero consorzio comunale di Trapani, inferiori ai tempi prescritti (29 giorni). Mentre nelle altre province siciliane si oscilla tra un tempo minimo pari a trentasette giorni nel libero consorzio comunale di Enna ed un tempo massimo pari a settantasette giorni nel libero consorzio comunale di Siracusa. Tra le province, maglia nera per La Spezia (144 giorni), Verbano Cusio Ossola (143 giorni) e Teramo (108 giorni).

Infine, nei Comuni siciliani emerge un quadro particolarmente variegato: infatti, tra i Comuni di oltre 60 mila abitanti, spicca l’andamento di Catania, ente locale che si attesta perfettamente entro i limiti (23 giorni); lo stesso purtroppo non può dirsi di Gela (72 giorni). Mentre, con riferimento ai Comuni di più piccole dimensioni, agli antipodi troviamo il Comune di Gravina di Catania (15 giorni, praticamente la metà del tempo massimo consentito) e Porto Empedocle (178 giorni, praticamente sei volte tanto rispetto al tempo limite).

Tra i Comuni che non superano il migliaio di abitanti, i risultati più disastrosi sono stati conseguiti da Santa Domenica Vittoria (Me) con 252 giorni e Forza d’Agrò (Me) con 202 giorni. Male anche per le Cciaa di Palermo ed Enna con oltre trecento giorni (Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura).

Il caso
Comune di Catania, i numeri e la realtà

I numeri, si sa, spesso possono mentire. Ci insegna qualcosa il celebre “pollo di Trilussa”: se qualcuno mangia due polli, e qualcun altro no, in media hanno mangiato un pollo a testa, anche se di fatto sappiamo che uno non l’ha mangiato. Tale concetto vale anche per i (mancati) pagamenti alle imprese da parte della Pubblica amministrazione. Il Comune di Catania, ad esempio, sulla carta “brilla” con 23 giorni di media. In realtà le vicende legate al dissesto dell’Amministrazione comunale etnea stanno di fatto rallentando e complicando il pagamento dei debiti verso i suoi fornitori. Proprio sui tempi di pagamento, tra l’altro, non si sa nemmeno quale sia la tempistica programmata.
Tale incertezza crea non poco disagio alle tante imprese etnee che sul pagamento di quei debiti giocano la propria sopravvivenza e il proprio futuro.


A fine del secondo trimestre del 2019 la nostra regione “migliora” i tempi: 4 giorni in meno rispetto al trimestre precedente
Tempi di pagamento Asp, in Sicilia servono 70 giorni Report Farmindustria: maglia nera alla Calabria (211)

PALERMO – Scende leggermente, tra marzo e giugno 2019, il tempo impiegato dalle Aziende sanitarie provinciali siciliane per pagare i conti ai fornitori di farmaci.

Secondo i dati contenuti all’interno del report Farmindustria (Associazione delle imprese del farmaco), a fine del secondo trimestre dell’anno in corso in Sicilia i tempi necessari ad espletare i pagamenti si sono attestati mediamente sui settanta giorni (esattamente quattro giorni in meno rispetto a quanto accadeva a fine del trimestre precedente e ben otto giorni in meno rispetto ai 78 giorni medi rilevati nel corso degli ultimi quattro trimestri).

Siamo ancora ben lontani dal limite massimo di sessanta giorni, fissato dalla direttiva europea 7/2011 in riferimento ai pagamenti effettuati dal servizio sanitario nazionale (infatti, tutte le altre pubbliche amministrazioni sono tenute a pagare le proprie fatture entro trenta giorni dalla data del loro ricevimento).

La Calabria ha conquistato la maglia nera: infatti, al sistema sanitario calabrese servono circa sette mesi per soddisfare le richieste di pagamento dei fornitori di farmaci (esattamente 211 giorni, in lievissimo calo rispetto ai 213 rilevati nel corso del trimestre precedente).

Situazione particolarmente critica anche in Molise (146 giorni, in netto peggioramento rispetto ai 135 giorni necessari nel trimestre precedente), Sardegna (98 giorni, anche in questo caso in aumento rispetto ai 95 giorni del primo trimestre 2019 e ai 90 giorni rilevati mediamente nel corso degli ultimi quattro trimestri) e Toscana (92 giorni, dato perfettamente in linea con il trimestre precedente, ma in deciso peggioramento rispetto alla media di 83 giorni relativa agli ultimi quattro trimestri).

In Abruzzo e Campania, invece, si registrano i tempi di attesa più contenuti a livello nazionale (38 giorni in entrambe le regioni). In generale, sono solo dieci le regioni che adempiono ai propri doveri di pagamento nei confronti dei fornitori entro il limite di 60 giorni previsti dalla legge: oltre a Campania e Abruzzo troviamo Umbria (42 giorni), Veneto (44 giorni), Valle D’Aosta (47 giorni, in netta riduzione rispetto ai 57 giorni relativi al trimestre precedente), Emilia Romagna (49 giorni), Marche (49 giorni, in deciso miglioramento rispetto ai 62 giorni necessari nel primo trimestre dell’anno), Lombardia (56 giorni), Liguria (58 giorni) e Friuli Venezia Giulia (58 giorni, ovvero ben tredici giorni in più rispetto ai 45 rilevati a fine marzo).

Sei regioni viaggiano tra i 60 e gli 80 giorni: in particolare, si tratta di Piemonte (63 giorni), Basilicata (66 giorni), Lazio (69 giorni), la già citata Sicilia (70 giorni), Trentino Alto Adige (70 giorni) e Puglia (80 giorni).

A livello nazionale, il dato medio a fine giugno si attesta sui 66 giorni, in riduzione rispetto ai 68 giorni di fine marzo, pur rimanendo decisamente più alto rispetto a quello registrato a fine dicembre 2018 (58 giorni). Una variabilità che comunque si mantiene vicina al tempo massimo stabilito per legge in 60 giorni e ben lontano dai 92 giorni di attesa di giugno 2017, dai 123 di marzo 2016 o dai 151 giorni di giugno 2015.

L’approfondimento
Enti statali in Sicilia, che disastro

La situazione si aggrava ulteriormente nel momento in cui si osservano i dati relativi ai tempi di pagamento necessari all’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia: infatti, in questo caso, sono necessari 120 giorni di attesa. Male anche per l’Istituto zootecnico per la Sicilia (85 giorni), per il Consorzio per le autostrade siciliane (103 giorni) e per il Consiglio dell’Ordine degli avvocati (in questo caso, si spicca a 174 giorni, quasi sei mesi). Non brilla neppure l’Istituto autonomo case popolari, con particolar riferimento alle sezioni di Messina (118 giorni) e Ragusa (60 giorni).

Mentre si distinguono in positivo gli enti universitari: in particolar modo, l’Università di Messina che riesce a saldare i propri debiti entro 23 giorni. L’Università di Palermo, invece, sfora leggermente il tempo massimo consentito (33 giorni). Molto bene anche per l’Accademia delle belle arti di Catania, che riesce a soddisfare i propri creditori entro 16 giorni.

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