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Pochi i giovani per guidare la politica di domani, Amenta: “In Sicilia turnover sempre più faticoso”

Pochi i giovani per guidare la politica di domani, Amenta: “In Sicilia turnover sempre più faticoso”
Sindaci – Foto di Imagoeconomica

Il presidente Anci: “Gli effetti dello sono spopolamento evidenti quando si fanno le liste per le elezioni”

PALERMO – Tra sindaci e consiglieri comunali, all’Ars, circa un terzo della deputazione regionale siciliana ricopre doppi incarichi elettivi. Corre per la fascia tricolore alle elezioni amministrative di Ribera, in provincia di Agrigento, il capogruppo della Democrazia cristiana all’Ars Carmelo Pace. Si aggiungerebbe, in caso di vittoria, al lungo elenco degli amministratori locali con seggio a Palazzo dei Normanni.

Inoltre, tra i Comuni dell’Isola alle urne questa domenica, ci sono candidati veterani della politica come Mirello Crisafulli a Enna e Antonio Battaglia a Termini Imerese. Rispettivamente, classe 1950 ed ex senatore del Partito democratico il primo, classe 1951 ed ex senatore con il Popolo delle Libertà il secondo. Con la riforma Delrio, le ex Province hanno eletto – in Sicilia con parecchi anni di ritardo – quattro presidenti di Aree vaste mentre per le tre Città metropolitane i presidenti sono anche gli stessi sindaci delle città capoluogo. Anche in questo caso, anche per i consiglieri, si sovrappongono doppi ruoli per i consiglieri delle ex province con i Consigli comunali dei rispettivi hinterland.

Amenta: “I giovani che vanno via dalla Sicilia incidono anche sulla politica”

Il presidente dell’Associazione dei comuni siciliani, Paolo Amenta, non esprime un giudizio sulla scelta dei candidati alle amministrative che si svolgeranno tra qualche giorno. Mantiene un giusto rapporto super partes con tutti i prossimi sindaci che faranno parte dell’Anci Sicilia, Amenta. Ma propone una giusta riflessione su un tema che sembra solo in apparenza slegato dalla questione politica. La classe dirigente politica, in Sicilia, in effetti non è questione diversa da quella che riguarda medici, ingegneri, ricercatori e altre figure professionali qualificate.

“La denatalità, la fuga dei giovani fuori dalla Sicilia, il fatto che non siamo ancora riusciti a fermare i giovani in Sicilia e stiamo perdendo 30 mila, 40 mila residenti, dei quali il 50% sono giovani che vanno via ogni anno – ha detto il presidente dell’Associazione dei Comuni siciliani – è evidente che incide pure sulla classe politica. Non c’è dubbio”.

In Sicilia ricambio generazionale faticoso anche in politica

Per Paolo Amenta è una questione matematica, non una mera opinione. La Sicilia si spopola, e lo fa proprio in quella fascia generazionale cui i siciliani dovrebbero affidare l’Isola anche per amministrarla. “Il ricambio generazionale è sempre più faticoso”, ha spiegato quindi il presidente Amenta, anche in politica, “perché c’è sempre minore possibilità di scelta”.

La cosiddetta fuga dei cervelli, cioè l’emigrazione dei giovani laureati, specializzati, con competenze, freschezza e capacità nel dare un importante contributo per il futuro della regione non risparmia la politica. Se già pagano un prezzo alto le grandi città siciliane, un prezzo enormemente maggiore lo pagano i piccoli comuni. Quelli dove l’esistenza stessa del Comune è a rischio.

“Emblematico è il Comune di Serradifalco, che già è un Comune di settemila abitanti, e ha una sola lista”, ha detto il presidente di Anci Sicilia sottolineando che “spopolamento equivale a mandare via i giovani e lo si vede poi anche quando si fanno le liste per le elezioni”. Amenta torna sulla questione “della denatalità, dello spopolamento, della fuga dei giovani da cui nasce il manifesto di Anci Sicilia per la Restanza” che “si sta legando a tutto quello che riguarda le forze produttive, le forze sociali e perfino alle Università, con la gente che va a studiare fuori, e questo alla fine si declina anche nella qualità delle liste perché non si riesce a svecchiarle e creare una nuova classe dirigente nei comuni”.

Amenta: “Carenze e criticità nella scelta dei candidati e delle liste”

Nella scelta dei candidati e delle liste, per le amministrative di domenica e lunedì prossimi, ci sono poi altre potenziali carenze e criticità che attengono i partiti e le coalizioni di area. All’interno delle stesse alleanze e coalizioni ci sono per gli enti locali ragionamenti diversi – almeno in ufficiale apparenza – da quelli che ci si attende giudicando le forze di maggioranza e opposizione regionali e nazionali. Cortocircuiti politici in cui alti esponenti del centrodestra, della maggioranza di governo della Regione, appoggiano candidati sostenuti dall’opposizione. Prove di campi progressisti in cui in un solo Comune su 71 si sostiene in modo compatto un unico candidato. Espressioni della stessa Giunta che si oppongono in Comuni con candidati diversi e pronti a sostenere quelli delle opposizioni pur di non far vincere il “nemico alleato”.

Questo il quadro delle amministrative che a questo giro toccano, tra le città più grandi, giusto Messina, Agrigento, Trapani, Termini Imerese. Nulla al confronto della tornata 2027, quando si voterà per il rinnovo del Consiglio comunale del capoluogo di regione, per il Parlamento siciliano e quindi per la Regione. I soli palazzi delle Aquile, d’Orleans e dei Normanni, a Palermo, saranno numeri da capogiro per l’Isola in cui una importante percentuale di universitari scelgono di continuare gli studi altrove per la specialistica perché in Sicilia si rischia di divenire laureati senza lavoro o sottopagati in generiche attività. Un sistema che implode, ed anche dall’interno. L’ormai quotidiano siparietto sul dopo Schifani, sul dopo Lagalla, mostrano partiti che cercano un rinnovamento nell’avvicendamento tra altre non nuove leve di una classe politica che non alleva più la futura classe dirigente e candida – alla fine – sempre gli stessi nomi. Talvolta con casacche diverse. Manifesti elettorali nuovi, volti vecchi.

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