Sud, le eroiche imprese “green” che combattono il nemico burocrazia - QdS

Sud, le eroiche imprese “green” che combattono il nemico burocrazia

Chiara Borzi

Sud, le eroiche imprese “green” che combattono il nemico burocrazia

mercoledì 27 Maggio 2020 - 07:00

Le opportunità per ripartire dalla green economy ci sono e il Ministro Giuseppe Provenzano ha spiegato come potrebbero vedere un Sud protagonista. Undici realtà del Mezzogiorno al centro del webinair promosso da Green Italia e Kyoto club

ROMA – Il dibattito sulla green economy è ormai ventennale, ma il comparto decolla con difficoltà. È risaputo come un “green deal” potrebbe essere l’occasione per dare slancio all’economia italiana e quest’ipotesi si conferma concreta anche al termine del lockdown. Per gli esperti il Sud sarebbe già in grado di farsi promotore di una nuova era di sviluppo basata su una strategia verde ed infatti nel Mezzogiorno non mancano realtà imprenditoriali già leader nello sfruttamento di risorse naturali o di scarto; aziende innovative spesso rimaste “sole” perché imbrigliate in una burocrazia lenta, poco snella e con impiegati poco qualificati sul tema. Un cambio di rotta potrebbe permettere un ribaltamento della prospettiva, portando un beneficio nazionale con un Sud apri pista.

Green Italia e Kyoto Club hanno riunito undici realtà imprenditoriali green del Sud Italia – delle green heros – in un webinair a cui ha preso parte anche il Ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, insieme al segretario della Fondazione Symbola Fabio Renzi e il direttore scientifico del Kyoto Club Gianni Silvestrini. Tra queste undici realtà tre sono siciliane, ma la Sicilia è rientrata anche in due ulteriori interventi dedicati al solare termodinamico e la robotica. “Parlerò del fallimento del solare termodinamico in Italia e quando dico Italia – ha spiegato Gianluigi Angelantoni di Archimede Solar Energy e vice presidente Kyoto Italia – dico Sud e Isole, perché solo in questi territori c’è la giusta radiazione solare. Il sistema del solare termodinamico permette di creare centrali che concentrano il calore del sole mediante specchi per produrre vapore e quindi elettricità, ventiquattro ore su ventiquattro, con l’accumulo termico. La tecnologia a sali fusi ha coinvolto anche il distretto di Priolo, dove tra gli altri sono stati spesi oltre 300 milioni. È la Spagna a contare il maggior numero di centrali, in Italia ne sono state realizzate solo due piccole a scopo di ricerca o test, e nessun impianto commerciale di scala industriale. Questo ha messo il nostro paese fuori dai giochi”.

“Il piano per sviluppare il solare termoenergetico italiano – ha proseguito Angelantoni – girava intorno a Sardegna e Sicilia: in Sardegna si prevedeva la costruzione di quattro centrali da 50 megawatt che avrebbero dovuto mandare in pensione le centrali a carbone, mentre in Sicilia una da 100 megawatt non sono mai stati realizzati. Un’occasione persa perché una centrale da 50 megawatt da lavoro a 1.500 persone durante la costruzione e ad almeno 120 persone per 25-30 anni per la gestione. Chiediamo si autorizzino al Sud nuovi impianti per evitare che la tecnologia emigri all’estero e con questa anche gli investimenti”.

In Sicilia meglio va con la robotica, dove la provincia messinese si dimostra da anni un riferimento. “A Savoca – ha spiegato il segretario Symbola Renzi – l’automazione è stata applicata in agricoltura con un robot che manipola circa mille cassette di agrumi l’ora. è un’esperienza oltre il green e che sfocia nel sociale perché grazie al lavoro della Depur non trovano più seguito certe logiche schiaviste del lavoro in agricoltura”.

Tra le altre esperienze leader c’è Orange Fiber. “Abbiamo creato e brevettato un processo per l’utilizzo di sottoprodotti dell’industria agrumaria da destinare alla realizzazione di Orange Fiber. Sapevamo che sono disponibili circa 700 mila tonnellate di scarto da gestire e trasformare in filato e tessuto. Con un bando del Mise, la finanza agevolata dedicata alle start up, abbiamo continuato a lavorare a sud, logistica e trasporti rimangono però complicati. Ci piacerebbe poter incrementare quel che facciamo – ha dichiarato la co-founder Enrica Arena – ma servirebbe un intervento in chiave sostenibile per il nostro settore, cioè la chimica industriale”.

Confindustria Giovani Palermo e Giovani Sicilia hanno preso parte al webinair esponendo problematiche legate all’utilizzo effettivo e corretto dei Fondi Ue per la ripartenza. “Negli ultimi mesi si è parlato poco di Sud perché è una zona che sembra essere stata risparmiata dalla pandemia, ma le conseguenze economiche sono state più pesanti – ha analizzato Luca Silvestrini, presidente giovani Confindustria Palermo – . Non sappiamo come usciremo dalla crisi, ma il risultato non è scontato e aspettiamo risposte nei prossimi mesi. Non sprechiamo questa crisi – ha aggiunto – siamo disponibili ad una svolta ‘verde’ e come giovani imprenditori ci stiamo già affacciando a progetti di economia circolare”.
Confindustria Giovani Sicilia teme la destinazione dei fondi post Covid verso necessità meno determinanti. “C’è la preoccupazione dei giovani imprenditori sulla rimodulazione dei fondi – ha ammesso il vicepresidente Giuseppe Di Martino -. Il rischio che vediamo è che i finanziamenti vengano ‘distratti’ per tamponare l’emergenza e che diventino soggetti a logiche di partito per finanziare sagre di paese”.

Le opportunità per ripartire dalla green economy e l’economia circolare ci sono ed il Ministro Giuseppe Provenzano ha spiegato come potrebbero vedere un Sud protagonista. “Per come si è organizzata l’Italia – ha ammesso il ministro – il Mezzogiorno è stata l’area che ha meno beneficiato del processo di industrializzazione, anche se ha partecipato da protagonista per l’industria di base pagando costi molto alti. Quando discutiamo di come e cosa produrre, come organizzare la vita associata, dobbiamo pensare ad un nuovo processo d’industrializzazione che non dovrà calare dall’alto con grandi impianti, ma accompagnare e diffondere quel che è già sviluppato”.

“La riprogrammazione dei Fondi – ha spiegato Provenzano – deve essere realizzata evitando di dirottare risorse dalla coesione ad altri settori, ma mi dispiace rilevare una Sicilia ancora a rischio disimpegno delle somme. L’Isola è la regione che fin qui ha dato meno disponibilità all’opera di riprogrammazione. Sarebbe uno spreco. La nostra amministrazione pubblica è attrezzata per un ‘green deal’, anche se credo sia deficitaria in termine di architettura e risorse umane competenti in questo settore”. “Ci giochiamo una partita importante – ha concluso – abbiamo la necessità di mettere a terra investimenti e infrastrutture allargate alla componente ambientale grazie ai provvedimenti del Dl Rilancio”.

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