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Racket a Palermo, l’inchiesta arriva in carcere: sequestrato cellulare a uno dei presunti “registi”

Racket a Palermo, l’inchiesta arriva in carcere: sequestrato cellulare a uno dei presunti “registi”
I rilievi della polizia scientifica al Brigantino il giorno dell’intimidazione

Intanto continuano le richieste di pizzo: nei giorni scorsi è toccato a un commerciante di Mondello denunciare

Continuano senza sosta le indagini, coordinate dal capo procuratore Maurizio De Lucia, sulla banda del racket e delle intimidazioni da mesi incubo di commercianti, imprenditori e ristoratori di Palermo e provincia. La pista che si sta seguendo al momento è quella della “regia” direttamente dal carcere dove vengono decisi i movimenti e le azioni delle “giovani leve” dello Zen e della Marinella che colpiscono nella notte.

Sequestrato un cellulare in carcere

Nei giorni scorsi gli investigatori hanno sequestrato un cellulare a Salvatore Verga, 35 anni. Ci sarebbe lui, ma non solo, dietro le decisioni e le azioni delle “giovani leve” utilizzando lo smartphone adesso finito sotto sequestro. I colpi di kalashnikov, gli incendi e le bottiglie incendiarie: dietro a tutto questo ci sarebbero delle menti che dietro le sbarre ordinano chi colpire.

Chi è Salvatore Verga

Verga ha 35 anni della Marinella, si trova in carcere a Terni per reati di droga e adesso starebbe cercando di farsi strada e scavalcare le gerarchie all’interno del mandamento Resuttana-Tommaso Natale. Il nome di Verga, prima di oggi, lo si trovava nel 2019 quando in un’operazione contro Cosa Nostra venne arrestato insieme ad altre nove persone: Baldassare Migliore, Giuseppe La Torre, Fabio Chianchiano, Girolamo Taormina, Giuseppe Fricano, Giuseppe Messia, Salvatore Lucera, Giovanni Messina e Francesco Di Noto. L’accusa per tutti era di associazione mafiosa, estorsione aggravata dal metodo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti.

A gestire le intimidazioni dal carcere non sarebbe solo Verga, ma ci sarebbero anche altri personaggi che gli investigatori stanno cercando di individuare. Gli otto arresti del blitz della scorsa settimana sono solo un piccolo tassello di uno schema più ampio che vede coinvolti molti giovani dei quartieri Zen e Marinella che si mettono a disposizione dei boss.

Le estorsioni da dicembre a Palermo

Forme estorsive a Palermo sarebbero iniziate già a settembre quando a Sferracavallo durante la festa dei santi Cosma e Damiano un gruppo di giovani della Marinella aveva mangiato e bevuto “a scrocco” per tre giorni di fila in un pub. Nel momento in cui il titolare ha chiesto il conto ai ragazzi quest’ultimi hanno scatenato una rissa, culminata poco dopo con dei colpi di pistola in una macelleria in via Caduti sul lavoro alla Marinella.

Nelle settimane successive, invece, vennero messe le bottiglie con liquido infiammabile davanti a diverse attività di Sferracavallo ed è da qui che sono partite le indagini di polizia e carabinieri.

A Mondello una delle ultime richieste di pizzo

Nei giorni scorsi i “picciotti del racket” si sono presentati da un commerciante di Mondello per chiedere il pizzo, ma la risposta è stata categorica: “No!”. L’uomo ha quindi presentato denuncia alle forze dell’ordine e successivamente si è rivolto all’associazione antiracket Sportello di solidarietà, fondata e coordinata dall’avvocato e consigliere comunale Ugo Forello, che già segue Tommaso Dragotto proprietario della Sicily by Car, Andrea Testaverde titolare del ristorante Al Brigantino e i fratelli Natoli titolari di un’autorimessa, tutti e tre negli ultimi mesi vittime di gravi intimidazioni.

Sembra evidente che all’interno del mandamento San Lorenzo-Tommaso Natale si stia verificando un cambiamento generazionale, con le giovani leve che stanno cercando di scavalcare le gerarchie e farsi spazio tra i boss e i reggenti.

Racket a Palermo, numeri bassi

Nella giornata di lunedì a Palermo si è svolto il comitato per l’ordine e la sicurezza presieduto tra gli altri dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che – oltre ad annunciare l’arrivo di ulteriori forze dell’ordine – ha invitato imprenditori, commercianti e ristoratori a denunciare qualsiasi richiesta estorsiva.

I numeri sono negativi: su 21 atti intimidatori degli ultimi mesi solo una persona ha presentato regolare denuncia. Numeri che testimoniano come ancora Cosa Nostra riesca ad avere un’influenza concreta su tutto il territorio palermitano.

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