PALERMO – Se si volesse paragonarla a una grande famiglia, con la Regione a fare da capostipite, si potrebbe dire che ci sono i rami che si dimostrano più ligi ai propri doveri e offrono garanzie di stabilità e altri che invece si muovono costantemente su un crinale così sottile da non poter – a meno di eccedere in ottimismi che in materia economico-finanziaria non possono superare le considerazioni sui freddi numeri – escludere futuri deragliamenti. Poi ci sono anche i casi in cui si vorrebbe recidere ogni rapporto, ma come accade in tutte le famiglie tra il dire e il fare ne passa. È questa l’immagine migliore, per far comprendere anche ai non addetti ai lavori, lo stato di salute delle società di cui la Regione detiene quote.
Società partecipate Regione Siciliana, la fotografia del governo Schifani
La fotografia è contenuta negli allegati alla delibera con cui il governo Schifani ha approvato, a fine giugno, il piano di razionalizzazione delle partecipazioni pubbliche detenute alla data del 31 dicembre 2024. La materia è di competenza dell’Ufficio speciale per la gestione e liquidazione. La relazione descrittiva, portata in giunta dall’assessore all’Economia Alessandro Dagnino, è stata firmata dal dirigente Marcello Giacone. Una sessantina di pagine in cui sono riassunte le condizioni delle 13 società in cui la Regione figura come socio diretto. La panoramica è variegata e mette insieme società di cui i cittadini hanno conoscenza, anche per averci rapporti diretti, ad altre i cui già nomi potrebbero non dire nulla.
Sas, la Servizi Ausiliari Sicilia tra personale e riorganizzazione
A essere nota soprattutto dai tanti che risultano suoi dipendenti e dagli enti che di questi ultimi si avvalgono è la Servizi Ausiliari Sicilia. Conosciuta anche con l’acronimo Sas, si tratta di una società di cui la Regione detiene l’85,13% e che è stata costituita in attuazione di una legge che nel 2010 trasformò la Beni Culturali spa in una società consortile per azioni. A confluire nella Sas nel tempo sono stati i lavoratori in precedenza in servizio di Multiservizi Spa e Biosphera Spa. Entrambe da tempo in liquidazione, si occupavano di fornire servizi ausiliari in house providing, per esempio alle aziende sanitarie.
Nella grande famiglia Sas qualche anno fa sono entrati anche lavoratori della Resais spa, altra società in liquidazione. E a dimostrazione di come col tempo si sia trasformata in una società di transito di personale da allocare poi in enti terzi c’è stata l’acquisizione di dieci unità ritenute in eccedenza da Sicilia Digitale e la stipula di nuovi contratti di servizio con il dipartimento Infrastrutture per lavori di manutenzione effettuati avvalendosi di personale ex Keller-Servirail-Ferrotel nonché la gestione di personale – di categorie A e B – appartenenti al bacino ex Pip. “Il piano industriale triennale, considerato il notevole incremento di unità lavorative nel corso del 2024 che ha comportato un incremento di circa il 67 per cento delle unità occupate nella società, ha messo in evidenza la necessità di realizzare una profonda rivisitazione dell’organizzazione societaria”, si legge nella relazione. Una valutazione che ha portato a una modifica della struttura organizzativa prevedendo l’individuazione di quattro nuovi dirigenti, dieci funzionari direttivi, cinque istruttori e 14 collaboratori amministrativi.
Nel 2025, l’assessore all’Economia ha promosso un’azione di responsabilità nei confronti dei vertici della Sas, inviando una commissione ispettiva per approfondire il riconoscimento “di inquadramento in livelli superiori”. Il governo ha fissato tra gli obiettivi da raggiungere per il 2026 “l’aggiornamento della pianta organica” in modo tale che sia “in stretta relazione e funzionalità alle esigenze espresse in termini numerici e di profili professionali dalla committenza ed entro i limiti rigorosi della sostenibilità finanziaria”.
Sis, la partecipata che rischia la liquidazione
Più nota alle cronache è la Sis, acronomico di Società Interporti Sicilia. Nata per operare nel settore della logistica-interportuale, soprattutto nell’ottica di portare avanti le infrastrutture a Catania e Termini Imerese, qualche anno fa è finita al centro di un’inchiesta giudiziaria che ha toccato anche figure di primo piano della politica regionale. Nel 2025, l’Ufficio speciale ha formalizzato una segnalazione di inadempienze nei confronti della Sis in materia degli obblighi prevista dalle norme in materia di atti gestionali e programmazione. “La nota evidenzia, in chiusura, che le carenze rilevate non consentono l’espletamento delle prescritte attività di controllo analogo”, si legge. Lo stesso anno il collegio sindacale della Sis ha affermato che i dati previsionali del piano industriale alla voce costo del personale “appaiono non congrui-verosimili (per la prevista significativa riduzione nel quadriennio 2026–2029)”. A marzo dello scorso anno, inoltre, è mutato il vertice della società: a essere nominato amministratore unico è stato l’avvocato Michele Pivetti Gagliardi, che ha presto il posto del dimissionario Gaetano Colletti. “Tale avvicendamento nella governance societaria costituisce un elemento di discontinuità gestionale suscettibile di favorire il rafforzamento degli assetti organizzativi, amministrativi e di controllo, in coerenza con le misure correttive già indicate”, è la valutazione fatta propria dal governo Schifani. Che, anche sulla base di ciò, ha deciso di “riconoscere al nuovo organo amministrativo un congruo lasso temporale per l’implementazione delle necessarie azioni di riassetto”. La disponibilità è però a tempo determinato: alla Sis, sulla cui liquidazione la giunta si era espressa già qualche anno fa salvo poi tornare indietro nel proposito, sono stati dati obiettivi da raggiungere entro il 2026. Così non fosse, il governo è pronto a ritirare la pazienza.
Seus, emergenza autisti per le ambulanze del 118
Della Seus, partecipata che gestisce le ambulanze del 118, nella relazione si mette in luce la questione riguardante la penuria di autisti: “La società ha illustrato il crescente fabbisogno di implementazione del personale, attualmente pari a 3001 unità, con particolare riguardo alla categoria di autista soccorritore, anche per effetto della inidoneità alla mansione di 39 unità”, si legge, facendo riferimento all’età avanzata dei dipendenti. A riguardo viene fatto presente che “per poter dar corso alle assunzioni”, necessarie anche a espletare il nuovo contratto di servizio con il dipartimento Pianificazione strategica, Seus ha bisogno di una deroga alla legge regionale 13/2022 che ha introdotto l’obbligo di “riduzione del 3% della pianta organica”.
Irfis, confermata la partecipazione della Regione
Gode di buona salute l’Irfis. La società, che rappresenta l’istituto finanziario della Regione, è in procinto di avere una nuova guida. Le trattative tra i partiti sembrano essere chiuse sul nome di Salvo Nicotra, commercialista acese vicinissimo al deputato di Forza Italia Nicola D’Agostino. Nel 2025, l’Irfis ha adottato il nuovo piano industriale che delinea gli orizzonti fino al 2027 e che contiene ampi riferimenti “all’incremento della massa di risorse affidate in gestione” alla società, a dimostrazione della fiducia riposta dal governo Schifani. “Si propone il mantenimento della partecipazione, senza interventi di razionalizzazione”, viene riportato nella relazione.
Sicilia Digitale, conti in ordine e nuovi servizi
Il futuro prossimo dovrebbe essere interessante anche per Sicilia Digitale, la partecipata che ha come socio unico la Regione e che si occupa di erogare servizio nel campo Ict: “Nel triennio 2025–2027 la società dichiara l’orientamento a intercettare e assorbire fabbisogni regionali crescenti, anche in relazione al percorso di qualificazione del centro tecnico e agli adempimenti-standard richiesti dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), con prospettiva di evoluzione dei servizi e di ampliamento del perimetro di sistemi gestiti”. Anche nella considerazione che i conti risultano in ordine e il governo ha dato l’ok al mantenimento della partecipazione.
Airgest, il rilancio della società che gestisce l’aeroporto di Trapani
Si parla di interventi di “ottimizzazione e razionalizzazione delle spese al fine di assicurare il miglioramento del margine operativo lordo della società” nonché degli equilibri economici e della “capacità di operare in modo efficiente sul mercato” nel caso di Airgest. Si tratta della società che gestisce l’aeroporto di Trapani: dopo un quinquennio di forti difficoltà, nel 2023 il bilancio è stato chiuso con un utile di oltre mezzo milione, frutto anche delle attività svolte per sopperire alle chiusure di Fontanarossa nell’estate di 2023 quando un rogo limitò fortemente le attività dello scalo etneo. Il bilancio 2024 ha visto un risultato positivo di quasi 150mila euro.
Ast, perdite e problemi nel piano di risanamento
Non necessita di presentazione l’Ast, l’Azienda Siciliana Trasporti che si occupa di trasporti su gomma extraurbani. Nel recente passato, è stata al centro dell’iter per diventare una società in house, con tanto di definizione di un nuovo piano industriale e ricapitalizzazione. Nella relazione si segnala che dall’esame dei dati trasmessi relativamente all’esercizio 2025, si rileva una perdita di esercizio stimata in oltre 1,4 milioni. “Il piano degli investimenti previsti nel Piano non risulta concretamente realizzato (procedure ad evidenza pubblica per l’acquisto degli autobus nuovi ed usati)”, si legge. A questo si aggiunge il “notevole incremento del costo dei noleggi di autobus” e “del costo per lavoro interinale in quanto la riorganizzazione del personale e il piano assunzionale non è ancora stato avviato”. Il governo Schifani ha sollecitato “l’aggiornamento del Piano di risanamento evidenziando i motivi che hanno generato gli importanti scostamenti nonchè le azioni correttive concrete finalizzate al raggiungimento di condizioni di equilibrio economico-finanziario-patrimoniale nel periodo 2026-2029”.
Siciliacque, confermata la partecipazione regionale
Fiducia confermata a Siciliacque, partecipata che gestisce il servizio idrico di sovrambito soprattutto nella parte occidentale dell’isola, nonostante i rischi finanziari connessi ai ritardi con cui alcuni gestori – si menziona l’Aica, in provincia di Agrigento – effettuano i pagamenti. “Seppur a fronte delle incertezze, il presupposto della continuità aziendale nel prevedibile futuro è stato valutato come sussistente dall’organo amministrativo della società, confermato sia dal collegio sindacale che dalla società di revisione”, viene spiegato.
Stretto di Messina, confermata la quota della Regione
Chiaramente confermata anche la partecipazione nella società Stretto di Messina, dopo la ripartenza del progetto riguardante il ponte. In questo caso si tratta di una piccola quota, di poco superiore all’un per cento, a cui però il governo Schifani, che sostiene la realizzazione dell’infrastruttura, tiene.
Maas, verso la vendita della partecipazione regionale
Considerazioni diverse toccano per la Maas, la società che si occupa dei mercati agroalimentari all’ingrosso. Nel 2025 è stato adottato un piano di risanamento della durata triennale, che contiene riferimenti al progetto Bess, riguardante la realizzazione di un sito nei terreni – oltre 70 ettari – di proprietà della società di un maxi-impianto per l’accumulo energetico. Nonostante ciò, nella relazione si legge che come “obiettivo strategico prioritario, si propone la conferma del percorso di vendita-dismissione della partecipazione regionale, subordinatamente e successivamente alla preventiva modifica statutaria ritenuta necessaria per consentire il perfezionamento dell’operazione, nonché alla verifica delle condizioni di fattibilità tecnico-giuridica ed economico-finanziaria dell’operazione stessa”.
Società partecipate da dismettere, le decisioni della Regione
Posizioni decisamente più nette, infine, per le società Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia, Agrobiopesca e Sicilia Navtec. Per tutte loro il governo Schifani ha ribadito la volontà di dismettere le quote.
Ma dismettere le quote è un percorso a ostacoli per la Regione
Ritenere non più conveniente il mantenimento della presenza della Regione all’interno di società non è condizione sufficiente a ottenere la dismissione delle quote. A dimostrarlo è la situazione delle partecipate Parco Scientifico e Tecnologico della Sicilia, Agrobiopesca e Sicilia Navtec.
Nella relazione approvata dal governo Schifani a giugno si legge che nel primo caso la società – un organismo di ricerca partner per lo sviluppo di soggetti imprenditoriali locali o pubblici – ha registrato una tendenza negativa nei bilanci annuali al punto da portare a cercare di arrivare alla cessione delle quote regionali. Nel 2024 “in assenza di formulazione di alcuna proposta di acquisto da parte dei soci privati”, la Regione ha pubblicato una procedura a evidenza pubblica per cedere la quota del 97,17%. “Purtuttavia, la procedura è stata dichiarata deserta”. Una successiva trattativa è stata invece ritenuta inadeguata: l’offerente proponeva il prezzo di un euro ad azione. In merito alla possibilità in mettere in liquidazione la società, il governo Schifani è stato avvertito del “rischio di dover risarcire i partner per la revoca di diversi progetti”, per un valore di oltre tre milioni.
Nel caso di AgroBioPesca, invece, la Regione, dopo aver ceduto una parte delle quote all’Università di Palermo, avrebbe voluto tirarsi fuori dalla società esercitando il diritto di recesso per la parte di quote restante e chiedendo la liquidazione in denaro. Dalla partecipata però non hanno mai risposto e così la Regione ha deciso di rivolgersi all’Avvocatura dello Stato per procedere legalmente. Da quest’ultima però sono state formulate “perplessità in ordine alla percorribilità giuridica del diritto di recesso”.
Discorso simile per Sicilia Navtec, consorzio di ricerca per l’innovazione tecnologica e i trasporti navali, commerciali e da diporto. “Questa Amministrazione socia ha proceduto negli anni a esercitare azione di recesso dalla partecipazione azionaria con richiesta di liquidazione del valore monetario della quota spettante. Nella considerazione che detta richiesta non è stata favorevolmente esitata dalla società, l’Avvocatura dello Stato ha provveduto a citare in giudizio la società per il riconoscimento di tale recesso. Il relativo giudizio è ancora in corso”, si legge nella relazione della Giunta.

