Dalla riorganizzazione delle linee dei bus fino a un nuovo collegamento rapido, quello che dividerebbe in due la città e che di fatto lo sta già facendo (prima ancora di posare i “cordoli”) tra chi lo attende con trepidazione e chi (segnatamente alcuni commercianti) lo vede come un ostacolo ai propri affari. Si tratta del Brt2, detto anche “dei viali” in quanto attraverserebbe Catania da Nesima fino a Piazza Europa, passando per grandi arterie come il Viale Mario Rapisardi e il Corso Italia.
Di questo e non solo si è discusso al Forum del Quotidiano di Sicilia con Salvatore Vittorio, il presidente di Amts da un anno e mezzo alla guida della partecipata comunale che gestisce il trasporto pubblico locale e la sosta in città.
Un’azienda sana tra bilancio in attivo e investimenti
Con un bilancio in attivo e una flotta sempre più giovane, l’azienda guarda al futuro tra nuovi parcheggi in corso di realizzazione e un piano per coinvolgere i comuni dell’hinterland. Sullo sfondo, però, restano alcuni nodi aperti: la cronica carenza di chilometri assegnati dalla Regione, gli innumerevoli atti vandalici che rappresentano un costo fisso e aggiuntivo, e la necessità – sottolinea Vittorio – di un cambiamento culturale dei cittadini verso il mezzo pubblico.
Presidente, come ha trovato l’azienda in questo anno e mezzo?
“Dal punto di vista economico ho trovato una società sana. È stata risanata anche grazie ai contributi Covid e Pnrr, che le hanno permesso di uscire dallo stallo degli anni precedenti. Dal 2021 anche la fusione con l’ex Sostare ha dato benefici sotto il profilo economico. La difficoltà principale nasce dal non avere un direttore generale: il consiglio di amministrazione, e io in particolare, ci occupiamo della gestione insieme ai dirigenti”.
E sul fronte del personale?
“Abbiamo trovato qualche carenza, specialmente tra gli operatori d’esercizio. Non è una mancanza specifica di Amts, è un problema nazionale: il contratto di lavoro di settore rende difficile trovare personale disposto a questo tipo di impiego. Con una serie di concorsi siamo riusciti ad avere un numero adeguato di addetti”.
Quali sono le criticità organizzative principali?
“Gestiamo ambiti di servizio molto disparati: rimozione, segnaletica semaforica e stradale, oltre ovviamente al trasporto pubblico locale, e alla ZTL. Questo richiede un’attenzione costante su fronti molto diversi tra loro. In questo anno e mezzo abbiamo lavorato su ambiente – colmando alcune lacune – e sicurezza sul lavoro, implementando le procedure necessarie”.
A che punto è il progetto per collegare con maggiore efficienza i comuni viciniori?
“È stato un lavoro enorme avviato insieme a Catania e ai sindaci dei Comuni dell’hinterland. La logica è stata quella di collegare alcuni comuni nel perimetro della cintura urbana alle stazioni della metro, per evitare che il mezzo debba accompagnare gli utenti fino a piazza della Repubblica, dove peraltro sono in corso importanti lavori comunali. Questo potrà incidere molto su percorsi e ritardi”.
Quali sono i nodi principali sui tempi di attesa?
“Lavoriamo su due fronti. Il primo è strutturale: ricordo sempre che uno dei problemi più grandi di Catania sul TPL è il monte chilometri assegnato dalla Regione, poco più di 7 milioni e 200mila l’anno: è assolutamente insufficiente per la città. È la coperta che abbiamo, e cerchiamo di allungarla il più possibile”.
E il secondo fronte?
“Il progetto dei comuni viciniori, che riduce le percorrenze. Un esempio: sulla tratta verso la stazione di San Pietro Clarenza, andata e ritorno erano 2 ore e 40 minuti; fermando invece alla stazione Milo in viale Fleming, dove c’è l’Fce, scendiamo a un’ora e 10. A questo si aggiunge un progetto di rimodulazione delle linee bus presentato all’amministrazione comunale lo scorso marzo: dalle attuali 46 linee, pensate per i 14 milioni di chilometri disponibili nel 2002-2003, passeremo a circa 31-32, non tagliando servizio ma riorganizzandolo. Per l’utente significa al massimo spostare la fermata di 100-150 metri, a fronte di un percorso più rapido”.
Che fine ha fatto il progetto BRT 2 da Nesima a piazza Europa?
“È un tema molto sentito dall’amministrazione, ma richiede interlocuzioni complesse con commercianti e cittadini, perché il percorso interesserebbe la mezzeria di strade centrali. È una città in cui i cambiamenti vengono inizialmente osteggiati, poi nel tempo se ne comprendono i benefici. Ma senza corsie preferenziali, il bus resterà sempre imbottigliato nel traffico, che a Catania è particolarmente intenso”.
Su quali zone state concentrando il potenziamento?
“Sulle periferie non servite dalla metro, dove il bus sostituisce di fatto l’automobile per chi non può permettersela. A Librino abbiamo introdotto mezzi da 18 metri”.
“Costi dell’inciviltà incidono su margini per investimenti”
Sul fronte dei mezzi in condivisione, come stanno andando car e bike sharing?
“Abbiamo trovato una situazione particolare: il servizio era gestito da un soggetto esterno e non era più sostenibile, così lo abbiamo internalizzato con un nostro logo e una centrale operativa interna. Il car sharing funziona bene; il bike sharing ha sofferto la concorrenza dei monopattini, oggi affidati tramite convenzione comunale ad altri operatori. In futuro potremmo valutare di entrare anche in quel segmento”.
Tra le criticità la piaga del vandalismo che non risparmia nulla…
“Subiamo atti vandalici su biciclette, totem di pagamento, sbarre, servizi igienici. Pensate che la cassa del parcheggio Borsellino, ad esempio, costa circa 3mila euro e viene forzata quasi una volta al mese. Nei bagni del parcheggio di Fontanarossa rubano persino i sifoni. Sono costi dell’inciviltà davvero notevoli, che incidono pesantemente sui margini di reinvestimento”.
Pensa che, parallelamente agli investimenti infrastrutturali, serva un lavoro costante di sensibilizzazione culturale dei cittadini verso il mezzo pubblico?
“Assolutamente sì, è una delle nostre missioni. A settembre conto di avviare un giro nei comuni dell’hinterland per costruire pacchetti agevolati dedicati agli studenti pendolari. Vedo tanti giovani che studiano fuori e vorrebbero trovare, tornando, una città con mezzi pubblici funzionanti: le condizioni per arrivarci ci sono, servono costanza e impegno da parte di tutti”.
“Flotta elettrica all’80%. Autobus a idrogeno? Ci sarebbero difficoltà di approvvigionamento”
Come sta andando il nuovo parcheggio Famà di piazza Michelangelo?
“Bene, dopo un iniziale impatto e una certa resistenza da parte degli utenti, perché in realtà il costo del biglietto è molto inferiore rispetto alle strisce blu: 1,50 euro la mattina, 1,50 euro la sera. Ricordo che esiste un abbonamento integrato parcheggio più bus che comprende anche la metropolitana. È una struttura di ultima generazione, con giardini curati, ed è un vanto per l’azienda. Stiamo cercando di potenziarlo con colonnine di ricarica per i nostri mezzi. La nostra flotta, infatti, è ormai elettrica per l’80%”.
Di quanti autobus si compone la flotta?
“Parliamo di circa 240 mezzi operativi, escludendo quelli in officina. Di questi, 158 sono full electric, dai 6 metri fino ai 18 metri snodabili”.
State ancora pensando di investire in qualche mezzo a idrogeno?
“Il problema dell’idrogeno è la difficoltà di approvvigionamento, quindi per ora quel percorso resta sospeso. Stiamo puntando di più sul metano, anche per ragioni di sicurezza energetica: in caso di blackout serve poter contare su scorte diversificate di carburante. Stiamo inoltre creando nuovi punti di ricarica elettrica, alla stazione e a Fontanarossa, per non concentrare tutto nella zona industriale e ampliare la copertura in città”.
Restano ancora criticità in ordine alla carenza di autisti?
“Le abbiamo in gran parte colmate con i concorsi. Resta un problema cronico: il carico di lavoro è gravoso e guidare a Catania non è semplice. Ci sono stati episodi di aggressione – alcuni anche gravi, con un autista ricoverato per tre giorni – che non sono in alcun modo tollerabili. La sicurezza dei nostri dipendenti è una priorità assoluta per me come datore di lavoro”.


