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Spiaggia “Harry”, la mobilitazione dei catanesi parte dal mare

Spiaggia “Harry”, la mobilitazione dei catanesi parte dal mare
Porto Rossi – Foto dalla pagina facebook di “Lungomare liberato”

La manifestazione dell’associazione Salmastra che chiede alle istituzioni di restituire il nuovo spazio alla città

C’è una città che non si rassegna alla sottrazione del mare. Perché la negazione del rapporto tra Catania e la sua costa non può essere una condanna a vita. E a ricordarlo ci ha dovuto pensare la natura, con tutta la sua forza: dalla furia del ciclone Harry è nata una lunga spiaggia di sabbia nera, nascosta tra il deposito delle ferrovie e il porto turistico Rossi. Per chiedere alle istituzioni locali e regionali di restituire quest’area ai cittadini, la scorsa domenica circa cento persone, di tutte le età, hanno risposto all’invito dell’associazione Salmastra che ha organizzato un’uscita collettiva con kayak e sup. Una piccola traversata civica dal porticciolo di San Giovanni Li Cuti fino alla nuova spiaggia del Caìto. Tra i presenti anche Matteo Iannitti di Arci che, si legge in una nota di Salmastra, ha ricostruito la storia di questo tratto di costa: “Un’insenatura dove i catanesi andavano a fare il bagno fino agli anni ‘50; fino a quando è iniziata la trasformazione, con lo sversamento dei materiali di risulta dello sventramento di San Berillo usati per creare l’area su cui poi è nato il porto, affidato in concessione alla famiglia Rossi”.

Dal lido pubblico al porto privato: la storia della Spiaggia Harry

“Da lido pubblico a porto privato passo dopo passo, fino ad arrivare a circa 400 imbarcazioni ormeggiate – continua la nota -. Il ciclone Harry di gennaio ha cambiato tutto. L’erosione ha reso il porto praticamente inaccessibile e la Regione Sicilia ha stanziato 900 mila euro, non per riqualificare o riaprire lo spazio alla città, ma solo per la messa in sicurezza delle imbarcazioni e per contenere i danni ambientali legati agli sversamenti di carburante. Lo stesso evento che ha creato difficoltà al porto ha però restituito ai catanesi una spiaggia, che qualcuno ha già ribattezzato Spiaggia Harry: la prova concreta che questo pezzo di costa può tornare a essere pubblico”.

La richiesta di Salmastra e Arci: bonifica e accesso pubblico al Caìto

Salmastra e Arci chiedono di bonificare quest’area, restituirle il nome che le appartiene, Caito, e trovare una collocazione dignitosa per chi lavora con le barche in una zona già urbanizzata come il porto di Catania: “Non è una battaglia contro nessuno, è una battaglia per riprendersi uno spazio comune che negli ultimi decenni è stato sottratto alla città – conclude la nota -. L’amministrazione Trantino ha più volte parlato di un progetto per il Caìto, con un accesso pedonale e un parco naturale sulla costa. Le prendiamo in parola, quelle dichiarazioni, e chiediamo che vengano mantenute con atti concreti e tempi certi”.

Il Comune di Catania punta alla restituzione della Spiaggia Harry

Nei giorni scorsi, interpellato dal Quotidiano di Sicilia, l’assessore comunale al Mare Andrea Guzzardi ha confermato questa linea: “Ribadisco quanto detto dal sindaco – ha spiegato – ovvero che la volontà dell’amministrazione è quella di provare a restituire alla città questa zona che il ciclone Harry ci ha regalato. La nostra volontà c’è, ma dobbiamo attendere che la Regione prenda una sua decisione che prescinde dalla volontà comunale. Perché lì c’è una concessione demaniale in atto”.

Il Piano di utilizzo del demanio marittimo e il futuro della Spiaggia Harry

Le cose potrebbero cambiare con l’approvazione del Piano di utilizzo del demanio marittimo, di cui si è dotata una parte minima dei Comuni siciliani e sul quale l’amministratore comunale di Catania è al lavoro da tempo. “Con il Pudm che dovrebbe essere in fase finale – ha detto ancora l’assessore comunale al Mare – la responsabilità passa al Comune e al Consiglio comunale. Se il Senato della città decidesse, tramite pianificazione, che quell’area deve rimane pubblica, a quel punto verrebbe mano ogni pretesa da parte della Regione siciliana”.

L’obiettivo: una spiaggia pubblica aperta a cittadini e turisti

Intanto qualcosa si potrebbe già mettere in pratica. “Quello che noi vorremmo fare in attesa della Regione – ha proseguito Guzzardi – è cercare delle risorse per creare un passaggio pedonale e consentire la fruizione da parte dei cittadini e dei turisti di questa zona costiera. Senza servizi, non è che bisogna fare un solarium”. Solo lasciarla libera e aperta alla città. In una parola, pubblica.