Nella seconda conferenza stampa convocata a Palazzo dei Normanni – la prima martedì – Cateno De Luca ha calato una carta pesante. Una sequenza di annunci e di allusioni, poi le due conferenze stampa consecutive, la prima per presentare l’adesione nell’agrigentino di Salvatore Fanara e la seconda per annunciare che, con quello che scherzando è stato definito il Patto delle lenticchie, la Democrazia cristiana ha perso Filippo Tripoli. Il sindaco di Bagheria, rieletto in maniera quasi plebiscitaria tre anni fa per il suo secondo mandato con liste civiche, aveva lasciato Italia Viva per entrare nella Democrazia cristiana di Totò Cuffaro.
Un “ritorno a casa”, disse quel giorno l’ex governatore, ma molto travagliato per il sindaco che ha rinviato la decisione per mesi. Poche settimane dopo l’adesione di Tripoli alla Dc, l’ormai noto scandalo giudiziario ha travolto Cuffaro – che ha poi patteggiato tre anni – e aveva coinvolto altri esponenti del partito vicini alla guida politica dell’ex governatore. Caos politico. La posizione di Filippo Tripoli era stata posta in discussione all’interno del partito dopo lo smarrimento da gruppo orfano di Totò Cuffaro.
Il sindaco di Bagheria era papabile e disponibile a un ruolo di coordinamento nel partito che ha però preferito scegliere un altro percorso, finendo per incagliarsi tra la segretaria nazionale e lo zoccolo duro sul territorio ovviamente siciliano.
Procede ancora una volta lo scouting di Cateno De Luca
Procede così l’opera di destrutturazione di Cateno De Luca, che in altri termini potrebbe definirsi opera di scouting per arruolare non soltanto persone ma gruppi, segreterie, territori.
Filippo Tripoli termina il proprio mandato un anno dopo le elezioni regionali, e insistenti sono le voci che lo vedono anticipatamente dimissionario per un posto all’Ars.
Per Cateno De Luca è stato un grande affare, concluso pranzando appunto insieme al collega sindaco di Bagheria con un piatto di lenticchie.
Il sindaco di Bagheria passa a Sud Chiama Nord. De Luca festeggia il colpo: “Figura che riteniamo essere indispensabile nei parlamenti”
Bagheria, circa 55mila abitanti, è stata amministrata, come lo stesso sindaco Tripoli ha ricordato, “con in un periodo esponenti del Partito democratico e di Fratelli d’Italia in maggioranza”. Del Pd il vicesindaco. Di Fratelli d’Italia, prima di passare sotto l’ala di Edy Tamajo, l’attuale presidente del Consiglio comunale al tempo assessore.
Le capacità di mettere insieme, senza steccati, è un talento di Tripoli ideale per il progetto di De Luca. “La scelta di Filippo – ha appunto sottolineato De Luca – è quella di contribuire a costruire il progetto”. Qualora ci fossero dubbi, il sindaco di Taormina ha ancora precisato: “Non soltanto perché Bagheria rappresenta una delle realtà più importanti della provincia di Palermo, ma perché Filippo incarna quella figura politica e istituzionale che riteniamo indispensabile avere nei parlamenti”.
La destrutturazione è in corso quindi, ma con contatti individuali, come detto da De Luca, perché il progetto per salvare in blocco i democristiani è naufragato per un diktat. “Sono stato l’unico – ha detto De Luca – a prendere posizione, anche contro la scelta scellerata di Schifani di emettere una sentenza senza appello, con la condanna”.
Il gruppo di De Luca continua a crescere: l’introduzione di Tripoli arriva nel giorno di Pace alla Dc: i prossimi passaggi
Il leader del Governo di liberazione, che cresce in adesioni e trasversalità, non cita il partito per il quale aveva preso posizione, definendolo solo “comunità”, ma non per questo gira intorno senza fare nomi e ruoli e senza lasciare intendere che la comunità è quella democristiana: “Ho lasciato il ruolo di sciacallo, politico ovviamente, a Luca Sammartino”. L’annuncio di De Luca e Tripoli è arrivato nel giorno in cui, a epilogo di una vivace lotta intestina, Carmelo Pace è stato eletto segretario nazionale della Democrazia cristiana. Tra i primi a congratularsi la Lega, che con le parole del segretario regionale Nino Germanà: “A lui rivolgo i miei migliori auguri di buon lavoro, con la certezza che continueremo a confrontarci e a collaborare con lealtà, nel rispetto delle nostre identità politiche e nell’interesse della Sicilia”.
Dalla decisione di Filippo Tripoli, ponderata a lungo ma adesso – dice – convinta, alla destrutturazione di centrodestra e centrosinistra di Cateno De Luca che avanza sul campo di battaglia giorno dopo giorno, si arriva infine al chiarimento definitivo del mattatore politico di Fiumedinisi: “In Sicilia con chi andremo? Chiedete agli altri se sono pronti a giocare in questo nuovo campo”. La partita quindi, per De Luca, non è chiusa a destra né a sinistra. Solo non sarà lui a chiedere di far parte dell’una o l’altra coalizione.
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