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Una storia meridionale di lotta e di riscatto

Una storia meridionale di lotta e di riscatto

CATANIA – La povertà e il coraggio si intrecciano a doppio filo in una Catania del primo Novecento, frammentata dalla differenza delle classi sociali. Così distanti per opportunità e destini, così vicine nelle fragilità dell’amore: le famiglie che ruotano intorno al romanzo si ritrovano tutte a subire gli stereotipi e i costrutti sociali dell’epoca. A fare da discrimine, però, è la scelta.

Romanzo femminile tra storia e identità siciliana

Con una sguardo spiccatamente femminile, la penna di Barbara Bellomo torna con “L’incartatrice di arance”, che ingaggia una visione ostinata nel racconto degli ostacoli di una giovane vita, quella della protagonista Rosetta, orfana di madre, vissuta nei quartieri popolari di Catania che si arrabatta per sopravvivere. Sotto il simbolo delle arance tarocco, all’epoca nuova varietà locale, si snoda una storia di invenzione e di amore. Un romanzo che fa bene al cuore di chi vive in questa terra ma anche di chi vorrebbe conoscerne le origini: l’autrice infatti, che ha lavorato per diversi anni con due assegni di ricerca presso la cattedra di Storia Romana all’Università di Catania per poi insegnare all’Istituto Nautico della stessa città, non abbandona l’inclinazione storica che in questo caso è abilmente inserita nelle congiunture sociali del romanzo, disegnando una fotografia di tutte le contraddizioni dell’epoca: Rosetta, ricordando la defunta madre, dice che era una delle poche a “desiderare di avere una figlia istruita in una parte di mondo che considera la lettura tempo perso”.

Critica sociale e condizione femminile nella Sicilia del Novecento

Ma è anche una storia che dà memoria della comunità dell’epoca, in cui la sorellanza tra chi sta peggio è una via di salvezza come i personaggi della stessa autrice suggeriscono, a partire dalla protagonista che “almeno si sente fortunata a non appartenere a quell’ambiente benestante dove il falso perbenismo riesce a colorarsi di note di crudeltà”. Per Rosetta la pescheria e i vicoli stretti del mercato in cui è cresciuta sono un porto sicuro, anche se a volte diventano teatro delle peggiori sventure.

Romanzo di formazione tra amore, segreti e riscatto sociale

Bellomo costruisce una narrazione che si annoda intorno a un segreto familiare e all’affannosa voglia di Rosetta di venirne a capo. Ma i riflettori sul percorso della giovane ragazza alla ricerca di risposte, nel tentativo gioioso e insicuro di sopravvivere alle disgrazie, alla fine portano il lettore a godere di una storia più ampia: fatta di critica sociale, di amore puro e di amori rubati, di crudeltà e di sopraffazione maschile. “La Sicilia è così, ti entra nel sangue e non ti molla”: quello che si legge, anzi si prova, tra queste pagine è un grande senso di appartenenza – specie per una donna – a una storia meridionale di lotta e di riscatto.