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Università siciliane, chi non paga le tasse: Messina ha la No-Tax area più ampia

Università siciliane, chi non paga le tasse: Messina ha la No-Tax area più ampia

Il rapporto del Mur: l’Isola, insieme alla Sardegna, conta il 52,4% di iscritti esonerati dal pagamento delle rette. L’esclusione dalla contribuzione al Sud è incentivata dalla No-Tax area, introdotta con la legge n. 232/2016

PALERMO – A pagare le tasse universitarie negli Atenei statali delle Isole, tra Sicilia e Sardegna, è soltanto la metà degli iscritti: appena il 52,4%. Il resto, invece, è esonerato dal pagamento. È il dato che emerge dall’ultimo rapporto realizzato dall’Ufficio statistica del Ministero dell’Università e della ricerca sulla contribuzione studentesca in riferimento all’anno accademico 2024/2025 che evidenzia importanti differenze tra il pagamento delle rette tra le Università del Paese, in particolare tra quelle del Nord Italia e del Meridione.

Per chi versa regolarmente le quote, nel corso dell’ultimo triennio, tra l’anno accademico 2022/23 e 2024/25, la contribuzione media pro capite calcolata sul totale degli studenti iscritti è rincarata da 914 a 959 euro. Nello stesso periodo, è cresciuta anche la contribuzione degli studenti paganti, da 1.452 euro nel 2022/23 a 1.550 euro nel 2024/25.

Relativamente all’ultimo anno indicato dal rapporto del Mur, gli studenti paganti del Nord-Ovest del Paese – dove a versare le quote è il 67,5% del totale – hanno saldato la quota più elevata, per una media di 1.810 euro. In Sicilia e Sardegna, invece, nello stesso periodo, è stato calcolato un pagamento pari a 1.150 euro.

Il divario tra Nord e Sud nelle tasse universitarie

“Considerando la contribuzione media calcolata sull’insieme degli iscritti, il divario territoriale si accentua ulteriormente – si legge nel rapporto del Mur -: negli Atenei del Nord il valore medio è infatti circa il doppio di quello registrato nel Sud e nelle Isole”. Tale scarto è da ricondurre alla “diversa incidenza degli studenti paganti” che va ad affievolirsi al Sud.

Si tratta di uno degli effetti generati dall’accesso più marcato al Meridione alla cosiddetta No-Tax area che costituisce, così come ricordato dal Ministero, “principale causa di esonero dal pagamento della contribuzione”. La misura, introdotta con la legge n. 232/2016, ha prodotto “effetti significativi” già a partire dal 2017/2018, anno accademico in cui è stata applicata per la prima volta, con la quota di studenti esonerati dai pagamenti che è quasi raddoppiata rispetto all’anno precedente.

No-Tax area: come è cambiata la soglia Isee

In un primo momento la soglia Isee per beneficiare della No-Tax area era stata fissata a 13 mila euro per poi essere innalzata a 20 mila euro nell’anno accademico 2020/2021 con il decreto ministeriale n. 234/2020 in relazione alle disposizioni anti Covid-19. Dall’anno accademico 2021/2022 la soglia è stata ulteriormente aumentata a 22 mila euro.

A motivare principalmente l’esonero dal pagamento delle tasse universitarie, specialmente nelle aree di Sicilia e Sardegna, è indubbiamente la condizione reddituale.

Università di Messina, la No-Tax area più ampia

Dando uno sguardo all’applicazione della misura nei tre Atenei statali della Sicilia, l’Università di Messina presenta le maglie più larghe di accesso alla misura, con una No-Tax area fino a 28 mila euro di Isee, con requisiti di regolarità e merito. Segue poi l’Università di Palermo, con una soglia Isee universitario di 25 mila euro. Il quadro si chiude con l’Università di Catania che presenta una No-Tax area con Isee per le prestazioni per il diritto universitario fino a 22 mila euro.

Secondo l’analisi del Ministero, la No-Tax area si conferma uno “strumento in grado di ampliare significativamente la platea degli studenti potenzialmente beneficiari di un esonero dalla contribuzione, che in precedenza era costituita prevalentemente dagli studenti idonei alla borsa di studio regionale nell’ambito della normativa sul Diritto allo Studio”.