I politici di professione, il cui campione è Pier Ferdinando Casini (da ben quarantadue anni in Parlamento), stanno scalpitando per essere rieletti l’anno prossimo. Ognuno studia tutte le possibilità per essere inserito in collegi sicuri, in modo da assicurarsi altri cinque anni di ricchi assegni, oltre che l’aumento della pensione. Il quadro del 2027 potrebbe replicare quello del 2022. Ma in questi ultimi mesi, è sorta una forte incognita, peraltro inaspettata. Tale incognita si chiama Roberto Vannacci.
Il generale pluridecorato, andato in pensione giovane – intorno a cinquantotto anni, per avere svolto un mestiere usurante – ha lavorato parecchi anni a Mosca, ove ha intessuto amicizie e conoscenze. Si tratta di una variabile indipendente che disturba molto i manovratori di una parte (Conservatori) e quelli dell’altra parte (Progressisti).
Su questo versante la discordia è il comune denominatore, in quanto non hanno capito che se non pongono all’Opinione pubblica un programma credibile e un Governo ombra, non hanno alcuna chance di battersi alla pari nelle elezioni del 2027.
Vannacci e le elezioni del 2027, lo scenario nella Lega
Se Sparta piange, Atene non ride, in quanto la variabile Vannacci era inaspettata fino a qualche mese fa. Matteo Salvini è stato un ingenuo quando ha offerto allo stesso Vannacci la possibilità di essere eletto all’Europarlamento, diventando contestualmente vicesegretario della Lega.
Ora si trova in mezzo al guado, anche perché il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e il parlamentare Massimiliano Romeo, hanno rimescolato le carte e intendono arrivare a un redde rationem in occasione dell’anniversario di Pontida del prossimo venti settembre.
All’interno dei Conservatori, oltre che le difficoltà di Salvini, vi sono anche quelle di Tajani, il quale sembra essere sceso nella considerazione dei veri padroni di Forza Italia, cioè dei fratelli Marina e Pier Silvio Berlusconi. Essi, di fatto, impongono ciò che ritengono opportuno, tanto che hanno candidato il tesoriere di Forza Italia e il loro uomo di fiducia, Fabio Roscioli, nel collegio di Reggio Calabria, ove si svolgeranno le prossime elezioni suppletive.
Vannacci outsider, la sfida alle elezioni suppletive
Proprio in quel collegio si verificherà se Vannacci riuscirà a ottenere una performance importante, in quanto nello stesso collegio ha inserito un candidato di Futuro Nazionale, tale Domenico Giannetta, medico, già esponente di Forza Italia. Vedremo se questo outsider sarà in condizione di sconfiggere il predetto Roscioni. Lo scenario politico italiano è in attesa di cambiamenti.
Vogliamo ricordarvi quanto avvenne nel 2018. La situazione era analoga e sorse un outsider, l’attore comico Beppe Grillo, che fondò, insieme a Gianroberto Casaleggio, il Movimento cinque stelle (M5s).
Furbescamente, lo stesso Grillo registrò dal notaio sia la denominazione “Movimento cinque stelle” che il relativo simbolo, per cui oggi riceve un appannaggio di circa trecentomila euro l’anno, consentendo a quel partito, presieduto da Giuseppe Conte, di utilizzare nome e contrassegno.
M5s, il precedente del 34% alle elezioni del 2018
Ma torniamo al 2018. Nessuno si aspettava il boom del M5s. Agli analisti e ai sondaggisti sembra che cittadine e cittadini siano disinteressati dalla politica, assenti e quasi fuori dal mondo reale. Non è così perché fra i quattro italiani su dieci che non vanno a votare, ve n’è almeno la metà che è disgustata dal chiacchiericcio pubblico e soprattutto dal fatto che il Paese, guidato da Conservatori o Progressisti, non cresce, mentre cresce la diseguaglianza interna (più ricchi e più poveri) e lo sfascio delle pubbliche amministrazioni, centrali e periferiche, di fatto blocca l’andamento delle attività del Paese.
Furono proprio cittadine e cittadini che prima non votavano a dare un consenso straordinario nelle elezioni del 4 marzo 2018 al M5s, con un 34% che nessuno si aspettava, neanche i sondaggisti. Cosicché, lo sconosciuto professore Giuseppe Conte – che conobbi ai Giardini del Quirinale, dove aveva appena giurato il primo giugno dello stesso anno – divenne presidente del Consiglio di una coalizione M5s-Lega salviniana.
Non dimentichiamo quella sorpresa; l’anno prossimo potrebbe ripetersi.

