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Via D’Amelio, la cerimonia silenziosa in onore ai caduti 34 anni dopo le stragi dei misteri

Via D’Amelio, la cerimonia silenziosa in onore ai caduti 34 anni dopo le stragi dei misteri
Commemorazione vittime stragi di mafia in via D’Amelio

Una commemorazione sobria e solenne, con la deposizione di una corona d’alloro alla presenza delle massime autorità locali e di alcuni rappresentanti della istituzioni nazionali

La giornata del 34° anniversario della strage di Via D’Amelio, inizia alla Caserma Pietro Lungaro, dove ha sede il Reparto scorte della Questura di Palermo e dove è stata a suo tempo apposta la lapide con i nomi dei caduti nelle stragi di Capaci e via D’Amelio. Una cerimonia sobria e solenne, con la deposizione di una corona d’alloro alla presenza delle massime autorità locali e di alcuni rappresentanti della istituzioni nazionali.  In prima linea durante il corteo cerimoniale, accanto al prefetto capo della Polizia Vittorio Pisani, la presidente della commissionale nazionale Antimafia Chiara Colosimo.

Colosimo: “Agenda rossa non può essere una scusa per non andare fino in fondo”

“La commissione parlamentare antimafia lavora dal mio insediamento – ha detto Chiara Colisimo – in modo continuo e costante sulla strage di via D’Amelio, considerata e scritta in sentenza come il più grande depistaggio della storia italiana. Lo ha fatto desecretando carte, annullando teoremi mai riscontrati, anche sulla presenza di eventuali persone della destra eversiva”. La presidente Colosimo ha quindi sottolineato che il lavoro svolto si è “basato sulla richiesta di verità e giustizia” nei confronti del giudice Paolo Borsellino. Sulla scomparsa dell’agenda rossa del giudice Borsellino, la presidente Colosimo ritiene essere “evidente che rimarrà a monito di quanti hanno voluto depistare ma è altrettanto evidente che non può essere una scusa per non andare fino in fondo”.

Cracolici: “Fino a quando la verità non è condivisa, inevitabilmente anche la memoria sarà divisiva”

Presente anche il presidente della commissione Antimafia del Parlamento siciliano, Antonello Cracolici. Sul mistero irrisolto dopo 34 anni dalle stragi, il presidente della commissione Antimafia dell’Assemblea regionale siciliana è stringato e diretto, scevro da autoreferenzialismo: “Purtroppo abbiamo certezza sulla strage ma non abbiamo certezza sulle ragioni di quella strage. Fino a quando la verità non è condivisa, inevitabilmente anche la memoria sarà divisiva”. Poche parole, in qualche modo anche eleganti nel rispettare il giorno e la circostanza, ma che non dissimulano la divergenza di vedute sul metodo di ricerca della verità né girano intorno alle polemiche che ormai costantemente accompagnano anniversari e inchieste che cercano ostinatamente di far luce su eventi che vedono mafiosi condannati in via definitiva ed ombre, esterne a Cosa nostra, delle quali non si riesce ad avere certezze scritte su sentenze definitive.

Lagalla: “L’incompiutezza della verità non aiuta a considerare questo solo un momento che unisca tutti”

C’era in fascia tricolore il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, accompagnato alla Caserma Lungaro dal presidente del Consiglio comunale Giulio Tantillo e dall’assessore all’Ambiente Pietro Alongi. “Certamente la incompiutezza della verità che riguarda la strage Borsellino non aiuta a considerare questo momento solo ed esclusivamente quello che dovrebbe essere, cioè un momento che unisca tutti nella memoria attiva e propositiva rispetto al futuro, che faccia tesoro di quel drammatico periodo della storia italiana perché tutto ciò non si ripeta”. Queste le parole del sindaco di Palermo, affidate alla stampa, che confermano il sentire comune di una divisione ideologica che sta investendo l’Italia riguardo le stragi del ’92 e che sta avvelenando in qualche modo la ricerca della verità ormai sempre più lontana. Lagalla ha ricordato che Giorgia Meloni “ha avvertito autorevolmente sulla esigenza di giungere alla verità e sul fatto che nulla sarà non fatto da parte dello Stato per giungervi”.

Tra i presenti anche i due autisti miracolosamente sopravvissuti

Il Parlamento nazionale era rappresentato dal vicepresidente della Camera Giorgio Mulé, mentre quello regionale dal vicepresidente vicario Nuccio Di Paola. Assente il presidente della Regione, con il governo regionale rappresentato dall’assessore all’Economia Alessandro Dagnino. Alla cerimonia non hanno fatto mancare la propria istituzionale presenza il prefetto di Palermo Massimo Mariani e dalla Procura di Palermo i magistrati Maurizio De Lucia e Lia Sava. Era inoltre presente la procuratrice  del Tribunale per i Minorenni di Palermo Claudia Caramanna. Erano presenti davanti il Reparto scorte, discreti ed in qualche modo anche un po’ defilati, due persone che più di chiunque altri hanno vissuto quei maledetti, terrificanti istanti in cui persero la vita magistrati ed agenti di scorta: gli autisti delle due auto blindate Giuseppe Costanza, sopravvissuto a Capaci, ed Antonio Vullo, sopravvissuto a via D’Amelio. Tra i parenti delle vittime c’era Tina Montinaro, moglie dell’agente Antonio, e Luciano Traina, fratello di Claudio.

La lapide della memoria in onore ai caduti

La cerimonia di deposizione della corona in onore ai caduti è stata solenne e silenziosa, ed il capo della Polizia, il prefetto Vittorio Pisani, non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione alla stampa né microfoni ed amplificazioni erano stati predisposti per interventi di altre autorità prima o dopo la cerimonia. Quando ci si trova al cospetto di una lapide come quella apposta nel corridoio d’ingresso del Reparto scorte della Questura di Palermo, forse la cosa migliore da fare è tacere e riflettere. Quindi, forse il modo migliore per concludere questo resoconto di pubblico interesse è con giusto onore ai caduti. Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi e Claudio Traina.

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