ACI CASTELLO – Tra Aci Trezza e Aci Castello ci sono dieci stazioni di sollevamento liquami che attendono di essere collegate. Il collettore fognario della riviera, opera che dovrebbe trasferire i liquami della costa sino al depuratore di Pantano d’Arci, dall’altro lato della città di Catania, è materialmente pronto, ma nessuno al momento è riuscito a sbloccare l’ostacolo della gestione di un’opera che era apparsa complicata già sin dall’apertura del cantiere 13 anni fa, nel 2013. L’ultimo incontro sulla gestione si è tenuto in Prefettura, ma sembra da indiscrezioni che lo stesso prefetto Pietro Signoriello, a un tratto del tavolo tecnico si sia mostrato contrariato dal fatto che le parti fossero ancora così lontane, dichiarando chiuso l’incontro.
Braccio di ferro tra Aci Castello, Sie e commissario Fatuzzo: lo stallo che dura da anni
Ad aggravare questa situazione di stallo, ci si è messo anche il “braccio di ferro” tra l’amministrazione di Aci Castello, guidata dal sindaco Carmelo Scandurra, il commissario nazionale governativo per la depurazione, il catanese Fabio Fatuzzo e i vertici della Sie (società idrica etnea) alla quale si chiede di prendere in mano la gestione del collettore visto che la ditta ha vinto la gara d’ambito. La vicenda sembra comunque tirare in ballo i famosi scrittori siciliani, Pirandello, oppure Camilleri, che hanno sempre messo a nudo i mali di una Sicilia dove la contrapposizione tipica siciliana e la farraginosità delle procedure per raggiungere un obiettivo è a dir poco disarmante.
Oggi a chiarire per certi versi la situazione di contrapposizione sono arrivate le parole dell’amministratore delegato della Sie, Sergio Cassar, che una settimana fa rispondendo a un giornalista Rai che è arrivato in Sicilia per occuparsi proprio del tema collettore ha detto: “Ci sono infrastrutture con problematiche di pendenza, con diametri diversificati. È necessario adeguare gli impianti a valle. È chiaro che se questo percorso non viene garantito, e non è garantito attualmente, noi rischiamo di essere costretti a sversare a mare. Con eventuali problemi di scarico a mare magari potremmo avere problemi di altro genere dal punto di vista anche penale”.
I nodi tecnici irrisolti: il sifone di piazza Galatea e il rischio scarico a mare
Nessuno alla Sie, nonostante più volte sollecitati, ha ancora risposto alle nostre domande. Da fonti vicine alla società si apprende tuttavia che i nodi tecnici irrisolti sarebbero almeno due: il rischio legato a un’eventuale rottura dell’impianto di piazza Mancini Battaglia, per il quale non esisterebbe uno scarico di emergenza a mare, e il sifone di piazza Galatea, realizzato con una pendenza ritenuta inidonea, che potrebbe impedire ai liquami di proseguire verso il depuratore.
Il commissario Fatuzzo: “Ad Aci Trezza non faccio il bagno, mi viene sempre la congiuntivite”
Per sbloccare l’impasse il commissario governativo, Fatuzzo, in una nostra recente intervista ha detto che, fino a quando non si troverà un’intesa per la gestione del collettore, ad avviare le prime procedure di collaudo e messa in funzione dovrebbe essere la Regione che tra l’altro ha già acquistato anche le pompe di sollevamento delle stazioni, attualmente non installate per paura di furti o vandalismi. Ma fino a questo momento la Regione non ha risposto.
E intanto il mare continua ad essere inquinato. Lo stesso commissario Fatuzzo, rispondendo a una domanda sulle acque di Aci Trezza, ha detto: “Sono proprietario di una casa nel borgo marinaro, ma lì io non faccio il bagno. Ogni volta che l’ho fatto mi è venuta una congiuntivite virale“. Fatuzzo è poi entrato nel merito della polemica con la Sie sulla procedura aperta con la Sidra, la società idrica che si occupa del servizio a Catania, per sbloccare interventi sulla rete pari a 120 milioni di euro. Sembra che proprio i lavori di modifica del vecchio allacciante, da dove dovrebbero transitare i liquami della riviera, sarebbero uno dei punti nevralgici della vicenda. Se non si interviene in alcune condotte per modificare la pendenza, allora il tema potrebbe essere quello di ingolfare tutto il tratto interessato con conseguenze difficili da gestire. In questo contesto si inserisce il famoso nodo del sifone di Piazza Galatea. Costruito decenni fa per consentire di realizzare la linea metro per la stazione questo complesso meccanismo di vasi avrebbe avuto già i primi intoppi poco tempo dopo la sua realizzazione per via di una pendenza non idonea che impediva ai liquami di riprendere il viaggio verso il depuratore.
Nel 2008 di questa vicenda si occupò anche l’Amministrazione allora in carica col sindaco Raffaele Stancanelli che attraverso l’assessore Gaetano Tafuri intervenne più volte con camion spurgo per liberare proprio il tratto del sifone dai liquami accumulati.
Azioni legali in corso: Fatuzzo contro Sie, Scandurra studia le mosse. E l’estate si avvicina
Intanto il commissario Fatuzzo è tornato a polemizzare con il gestore unico: “Con i legali stiamo valutando cosa si può fare perché la Sie blocca tutti e pretende di fare quello che non è in grado di fare. Dunque ci troviamo in una impasse e stiamo ragionando su cosa fare legalmente. In ogni caso posso confermare che bandiremo la gara per i lavori a Catania con la Sidra”.
Anche il sindaco di Aci Castello ha dato mandato al proprio ufficio legale per capire come intervenire legalmente. La vicenda del collettore, quindi, non sembra affatto finita mentre anche questa estate i cittadini andranno a fare il bagno nella stupenda riviera, col rischio di conseguenze sanitarie. Ma esiste un “giudice a Berlino” che possa chiarire questa vicenda?

