Artigianato siciliano a rischio “estinzione” gli antichi mestieri rischiano di restare un ricordo - QdS

Artigianato siciliano a rischio “estinzione” gli antichi mestieri rischiano di restare un ricordo

Pietro Vultaggio

Artigianato siciliano a rischio “estinzione” gli antichi mestieri rischiano di restare un ricordo

mercoledì 26 Febbraio 2020 - 00:00
Artigianato siciliano a rischio “estinzione” gli antichi mestieri rischiano di restare un ricordo

Confartigianato Sicilia: mille imprese scomparse nell’ultimo anno e fatturato delle esportazioni in calo di 39 mln

Crescono numericamente le imprese, ma spariscono sempre più quelle artigiane, in forte difficoltà in particolar modo il settore manifatturiero. Questo quanto emerge dai dati analizzati dall’Osservatorio economico di Confartigianato Sicilia. Esaminando il report, con il set completo di indicatori (fatturato, produzione, artigianato manifatturiero, numero occupati e saldo tra nuovi ingressi e cessazioni), si ottiene un quadro generale preoccupante per l’Isola. Il numero di imprese totali, che permangono in fase di crescita grazie alle buone performance dei Servizi alle persone e alle imprese, resiste con un trend positivo. Anche il settore Costruzioni, dopo anni di dinamiche negative, si mantiene costante. Nel dettaglio, al III trimestre 2019, il numero totale di imprese registrate in Sicilia sale di 2.735 unità, passando dalle 464.712 del III trimestre 2018 a 467.447.

L’artigianato, diversamente, risulta essere in forte difficoltà con il manifatturiero che vede peggiorare la situazione: al III trimestre 2019, si contano 72.271 imprese artigiane registrate, 1.062 in meno rispetto alle 73.333 imprese registrate al III trimestre 2018.

“Per le imprese artigiane dell’Isola – spiegano Giuseppe Pezzati ed Andrea Di Vincenzo, rispettivamente presidente e segretario regionale di Confartigianato Sicilia – il Manifatturiero è un settore che, sia per il totale che per l’artigianato, registra dinamiche negative e in peggioramento rispetto all’anno precedente. Un risultato fortemente correlato alla frenata del commercio internazionale – continuano – determinato da diverse situazioni di difficoltà sul fronte socio economico di natura geopolitica che interessano svariati Paesi a cui è destinato il made in Sicily”.

Lavori antichi che si intrecciano con le tradizioni di un luogo, faticoso portarli avanti. “I nostri artigiani soffrono – proseguono i vertici di Confartigianato Sicilia – per una scorretta politica fiscale italiana, per le politiche tariffarie e dei dazi. La dinamica dei prestiti, inoltre, non aiuta le piccole imprese facendo sì che, ogni giorno, diventa sempre più difficile restare sul mercato ed essere competitivi”.

Per quanto riguarda invece il settore delle Costruzioni, i vertici della federazione regionale affermano: “Non dobbiamo dimenticare che è il settore che ha perso di più a seguito degli ‘anni di crisi’. Soltanto alla fine del 2019 si registra qualche segnale che ci fa tornare a sperare con il numero totale di imprese in crescita ed un calo dell’artigianato a ritmi meno intensi rispetto a quelli di un anno fa. Ci auguriamo che ci sia un ulteriore rafforzamento di questo andamento di ripresa”.

Per quanto riguarda, invece, l’export, sempre secondo i dati forniti dall’Osservatorio di Confartigianato: frenano le vendite dei manufatti made in Sicily, anche quelle dei prodotti realizzati nei settori a maggior concentrazione di Mpi. Il Manifatturiero conta nella regione oltre 31 mila imprese di cui il 58% artigiane. Nel dettaglio, negli ultimi nove mesi del 2019 si ha una pesante frenata (-16,5%) della domanda estera di prodotti manifatturieri realizzati in Sicilia, diversamente dallo stesso periodo dell’anno precedente quando le esportazioni crescevano del +20,2%.

Una situazione quindi che vede il valore dei ricavi, realizzati oltre confine dalla vendita di alimentari, abbigliamento, tessile, articoli in pelle, metalli, legno, mobili, prodotti per la stampa e altri prodotti manifatturieri (comprendono in particolare gioielleria ed occhialeria), scendere nell’ultimo anno di 39 milioni di euro.

Sempre analizzando il report, si inasprisce il calo del credito sia per il totale imprese che per quelle di piccole dimensioni. A ottobre 2019 alle imprese dislocate sull’Isola sono stati finanziati 17.237 milioni di euro, cifra più bassa di 726 milioni, rispetto a quanto concesso nello stesso periodo del 2018 (17.963 milioni di euro). I prestiti alle imprese, a fine ottobre 2019, scendono difatti in ottica tendenziale del -4,0%.


L’assessore regionale alle Attività produttive, Girolamo Turano, fa il punto della situazione

Nel 2020 una nuova legge sul commercio per dare respiro al settore
Non si è fatta attendere la risposta dell’assessore regionale alle Attività Produttive, Girolamo Turano: “Purtroppo i dati dell’osservatorio economico di Confartigianato Sicilia confermano una tendenza negativa che riguarda l’intero Paese e il Mezzogiorno in particolare. Sebbene la manovra 2020 abbia scongiurato l’aumento dell’Iva e dal prossimo luglio i lavoratori dipendenti a basso reddito beneficeranno del taglio del cuneo fiscale, il peso del fisco continua ad essere troppo elevato per le imprese artigiane. In più – prosegue – il peso della burocrazia e la difficoltà di accedere al credito hanno costretto molti piccolissimi imprenditori a gettare definitivamente la spugna. Di fronte a questo scenario in Sicilia stiamo provando a resistere cercando di rafforzare il fronte del credito e quello dell’internazionalizzazione.

Con la Crias nel 2019 abbiamo concesso crediti a 3.425 imprese artigiane di tutti i tipi, e contiamo di poter presto proseguire su questa strada con l’istituenda Irca”. Il credito alle imprese è una misura fondamentale che permette di investire e di far continuare la produzione artigiana.

“Per quanto riguarda l’internazionalizzazione – conclude Girolamo Turano – abbiamo rinnovato la partecipazione alle manifestazioni internazionali facendo attenzione alle richieste delle imprese e analizzando i risultati ottenuti. Nel 2020 poi contiamo di poter dare nuovo respiro ai commercianti siciliani varando una nuova legge sul commercio – che manca dal 1999 – che semplifichi e tenga conto delle novità e dei cambiamenti del settore”. Momento di crisi, ma la Regione è vicina, soprattutto dal punto di vista “crediti”. Aiutare un antico settore, come quello dell’artigianato, è fondamentale per la ripresa dell’economia regionale e nazionale.


L’esperienza di Leda Amico, ceramista di Erice

Il settore dell’artigianato non è facilmente vivibile, come abbiamo visto dalle valutazioni dell’Osservatorio economico di Confartigianato Sicilia. Leda Amico (Ledacrea il suo nome d’arte) è una ceramista impegnata a tramandare l’arte antica della ceramica, ci ha raccontato la sua esperienza:

“Svolgo questa attività dal 2005. Ho iniziato grazie all’aiuto dei miei genitori ed al finanziamento ottenuto grazie a ‘Sviluppo Italia’”. I primi anni sono stati i più floridi, come ci spiega Leda: “Per diverso tempo ho potuto fronteggiare facilmente le spese, tenere un dipendente e restituire parte del finanziamento. è fondamentale lavorare di mani e di testa, seguire i gusti della gente ed essere consapevoli del mondo che cambia”.

Ogni giorno, Leda Amico cerca in tutti i modi di fronteggiare la crisi attuale, in che modo?

“Creando e soddisfacendo – spiega – le diverse esigenze, capendo che non tutti si possono permettere quello che si sta realizzando. Ho imparato che la povertà aguzza l’ingegno”.

Dal 2010 gli incassi sono diminuiti, allora come resistere?

“La tasse sono un grande peso – prosegue -, ma cerco di non abbattermi perché la creatività e l’arte sono la mia ragione di vita. Per guadagnare maggiormente, avrei bisogno di un dipendente, ma non posso permettermelo”.

Il picco crisi Leda lo ha raggiunto nel 2013: “Ho avuto la necessità di attingere al fondo Crias per un prestito che ho restituito in cinque anni. La situazione non è certo delle migliori – conclude -, gli artigiani sono una categoria a rischio, le botteghe non devono rimanere un ricordo. Sono orgogliosa di essere una ceramista ericina”.

Crisi, difficoltà ad arrivare a fine mese, ma la passione e la voglia di vivere d’arte è più forte dell’instabilità del momento.

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