Crisi del latte, il distretto ibleo adesso chiede più autonomia - QdS

Crisi del latte, il distretto ibleo adesso chiede più autonomia

Stefania Zaccaria

Crisi del latte, il distretto ibleo adesso chiede più autonomia

martedì 18 Gennaio 2022 - 09:20

Per molti operatori del settore la situazione in atto non è più sostenibile, anche a causa dell’aumento del prezzo delle materie prime. Si valutano azioni mirate per rilanciare le produzioni di latte

RAGUSA – Il mondo degli allevatori non ce la fa più e sono in tanti a decidere di chiudere. La situazione, dicono in tanti, non è più sostenibile.

E nonostante il protocollo nazionale per fronteggiare la ‘emergenza stalle’, gli allevatori non stanno riuscendo a gestire la cosa e, spesso, sono costretti a dismettere le imprese. Quali sono le prospettive per la zootecnia da latte ed il futuro di queste aziende non è ancora ben chiaro ed è proprio questa incertezza a mostrare che l’accordo nazionale non ha funzionato.

“Ormai da tempo – dicono gli allevatori – si continua a produrre in perdita per il continuo ed inarrestabile aumento del prezzo dei mangimi, legato al rincaro delle materie prime che li compongono, a partire dalla soia e dal mais, e di tutti i costi di produzione, energia elettrica, carburanti, manodopera, ricambi, diverse materie prime, il tutto con un prezzo del latte alla stalla inchiodato a quotazioni per nulla remunerative e ben lontani dai livelli necessari per almeno pareggiare gli oneri produttivi”.

Il distretto lattiero-caseario ha cercato di vedere realizzato il protocollo ma conferma che si tratta di un’ipotesi che, se concretizzata, sarà comunque, oltre che caotica, precaria, temporanea, insufficiente rispetto alle pressanti esigenze di un settore produttivo di grande importanza ma mai sufficientemente attenzionato e che, per questo, si è indebolito sempre di più anche per la incontrollata ed incontenibile concorrenza del latte, delle cagliate e dei latticini importati senza controlli e senza garanzie.

Il Distretto, impegnato a realizzare il progetto di sviluppo in forza del quale ha ottenuto il riconoscimento, ritiene che “sono maturi i tempi perché anche gli allevatori indirizzino la loro attività operando scelte capaci di rafforzare il loro ruolo nell’ambito della filiera lattiero casearia siciliana anziché rimanere in una posizione che li costringe a dovere elemosinare qualche centesimo sul prezzo del latte che, così stando le cose, difficilmente potrà essere sufficientemente remunerativo”.

È per questo che nei prossimi giorni sarà convocata l’assemblea dei sottoscrittori imprenditoriali che, oltre a prendere in esame i contenuti del bando approvato dal Dipartimento Agricoltura della Regione siciliana lo scorso 30 dicembre avente per oggetto Progetti integrati di Filiera ‘Linee di intervento comparto zootecnico’ del Psr Sicilia 2014/2022, dovrà definire la natura giuridica distrettuale, alla luce di quanto emerso nell’ambito della consulta regionale dei distretti e censire la disponibilità delle imprese aderenti, per l’apertura di nuovi canali di commercializzazione delle produzioni lattiero casearie siciliane in possesso dei requisiti qualitativi per potersi affermare sia a livello nazionale che internazionale.

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