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Guerra in Iran, le ultime news in diretta | Inviati Oman a Teheran per discutere di Hormuz, tensione anche in Cisgiordania

Guerra in Iran, le ultime news in diretta | Inviati Oman a Teheran per discutere di Hormuz, tensione anche in Cisgiordania
Attacco nella zona dell’aeroporto di Erbil. Foto da Adnkronos

Dai timori sul Mar Rosso al caos nello Stretto di Hormuz: gli aggiornamenti sul conflitto nell’area del Golfo

Guerra in IranLIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran, Libano e gli altri Paesi del Golfo di venerdì 24 luglio 2026.

Guerra in Iran e nel Golfo, le ultime notizie in diretta (24 luglio 2026)

Guerra in Iran, Libano e Golfo: le ultime notizie in diretta
Gli aggiornamenti sulla guerra in Iran, sulla situazione a Hormuz e in tutta l’area del Golfo: le news in diretta di venerdì 24 luglio 2026.
Inizio diretta: 24/07/26 07:00
Fine diretta: 25/07/26 00:00
Media, missili Usa contro petroliera in Golfo Oman, due morti

Gli Stati Uniti hanno attaccato con missili una petroliera nel Golfo dell’Oman, uccidendo due membri dell’equipaggio. Lo ha riportato l’agenzia di stampa Fars citando una fonte “a conoscenza dei dettagli”. Gli americani, secondo la Fars, avrebbero attaccato “pensando che la petroliera trasportasse gas iraniano”. La nave non è più in grado di procedere a causa dei danni subiti dalla sala macchine.

Intelligence Usa, Mojtaba Khamenei più incline a sviluppo armi nucleari

Le agenzie di intelligence statunitensi ritengono che la nuova Guida Suprema dell’Iran, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, sia più interessata allo sviluppo di un’arma nucleare rispetto a suo padre e predecessore, l’Ayatollah Ali Khamenei. E’ quanto ha riportato il New York Times.

Mojtaba Khamenei non ha mai chiesto pubblicamente all’Iran di dotarsi di armi nucleari, ma le valutazioni dell’intelligence statunitense indicano che lui e il governo più intransigente, insediatosi dopo che Israele e gli Stati Uniti hanno ucciso molti dei precedenti leader iraniani, vorrebbero potenziare le capacità nucleari dell’Iran.

Ue ritarda pubblicazione immagini satellitari

L’Unione Europea ha deciso di posticipare di 24 ore la pubblicazione delle immagini satellitari del programma spaziale Copernicus relative a una parte del Golfo dell’Oman, su richiesta degli Stati Uniti, che hanno ripreso le ostilità con l’Iran il 7 luglio, secondo una decisione pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Ue.

Il 26 maggio 2026, le autorità statunitensi avevano chiesto all’Alta Rappresentante dell’Ue, Kaja Kallas, di posticipare di 24 ore la pubblicazione dei dati dei satelliti Sentinel-1 e Sentinel-2 relativi a una specifica area geografica del Golfo dell’Oman.

In una decisione del 13 luglio, il Consiglio dell’Ue ha ritenuto “necessario” posticipare la pubblicazione di queste immagini “per garantire che i prodotti non vengano utilizzati da Paesi terzi o da attori non statali in un modo che possa costituire una minaccia per gli interessi dell’Unione e dei suoi Stati membri nella regione o per quelli dei loro alleati”.

L’area interessata da questa decisione corrisponde al settore del Golfo dell’Oman, dove gli Stati Uniti stanno attuando il blocco navale contro l’Iran.

Wsj, Bahrein e Kuwait hanno condotto primi attacchi diretti

Il Bahrein e il Kuwait hanno condotto, con propri aerei da combattimento all’inizio di luglio, i primi attacchi diretti e segreti contro obiettivi all’interno dell’Iran, come rappresaglia per i raid subiti. Lo scrive il Wall Street Journal in esclusiva, sottolineando che questi attacchi riflettono la presa di coscienza, da parte del mondo arabo, di una lunga guerra che minaccia di coinvolgerlo ancora più profondamente. Secondo alcune fonti del Wsj, i raid aerei di inizio mese hanno preso di mira, tra gli altri, siti militari, depositi di droni e missili. Gli Emirati Arabi Uniti, che hanno attaccato l’Iran più volte all’inizio della guerra, hanno fornito informazioni sugli obiettivi e copertura aerea difensiva per i raid, segno di una nascente cooperazione araba nel contrasto all’Iran.

Da settimane l’Iran concentra i suoi attacchi di rappresaglia su Bahrein e Kuwait, che ospitano basi militari americane. I due stati del Golfo Persico hanno forze aeree relativamente piccole, armate con aerei statunitensi ed europei, ma non volevano permettere a Teheran di continuare a colpirli impunemente, hanno affermato le fonti al Wsj. Il ministero degli Esteri degli Emirati ha condannato gli attacchi contro il Kuwait e il Bahrein e affermato di “essere pienamente solidale con questi Stati e di ribadire il proprio sostegno a tutte le misure volte a salvaguardare la loro sicurezza e stabilità”.

Iran, capo militare: "Un soldato USA morirà per ogni iraniano ucciso"

Un soldato americano sarà “mandato all’inferno” per ogni cittadino iraniano ucciso negli attacchi lanciati dagli USA. Questa la minaccia del capo del comando militare congiunto iraniano Khatam al-Anbiya, Ali Abdollahi. “Per ogni fiero cittadino della Repubblica Islamica dell’Iran che cade in battaglia, un militare americano finirà all’inferno”, ha detto Abdollahi.

“La regola che avevamo precedentemente dimostrato essere operativa è, da questo momento in poi, considerata l’equazione definitiva e ufficialmente dichiarata del campo di battaglia”, aggiunge parlando all’emittente Press Tv.

 

Incontro USA-GB su Hormuz la prossima settimana

Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna stanno pianificando di convocare, per la prossima settimana a Londra, un incontro internazionale di alto livello per discutere dello Stretto di Hormuz. Lo scrive Axios in esclusiva citando due diplomatici europei e altre due fonti ben informate. Il progetto, secondo le indiscrezioni, sarebbe quello di mettere in piedi una coalizione internazionale per garantire la sicurezza di navigazione. Tra i temi da discutere c’è una condizione fondamentale: lo stop ai combattimenti prima di avviare la missione marittima di pace e sicurezza. La missione potrebbe rappresentare l’occasione ideale per gli Stati Uniti per fermare i raid e ritornare sulla via diplomatica, nonostante le tensioni, le minacce e l’escalation degli ultimi giorni

“Gli statunitensi stanno cercando una via d’uscita e hanno bisogno del nostro aiuto”, rivela il diplomatico europeo citato da Axios.

Libano, Aoun: "Presenza Unifil soluzione migliore per la fase successiva"

Il presidente libanese Joseph Aoun sostiene che il mantenimento della forza di interposizione dell’Onu (Unifil) nel sud del Paese rimane “la soluzione migliore per la fase successiva”. “Qualora ciò non fosse possibile, si dovrebbe procedere alla creazione di una forza alternativa che ne prenda il posto”, riporta il suo ufficio stampa.

Il capo di Stato libanese chiede all’Ue di “sostenere l’attuazione dell’accordo quadro”, firmato con Israele con mediazione statunitense. “È arrivato il momento di porre fine alla guerra in modo definitivo”, aggiunge il presidente, sottolineando che “il Libano resta impegnato sul percorso delle riforme, e nonostante il conflitto, continua a lavorare per raggiungere gli obiettivi prefissati”.

 

Trump: "Xi e Putin dicono di non inviare armi, se lo facessero sarebbe un male per loro"

Donald Trump dice di credere che Cina e Russia non stiano fornendo armi all’Iran, ma avvisa che “se lo facessero, sarebbe molto male per loro e certamente non sarebbe nel loro miglior interesse”. Così scrive il tycoon in un post su Truth.

“Il presidente Xi durante un nostro recente incontro a Pechino mi ha detto che non avrebbe, in nessuna circostanza, venduto o dato armi all’Iran e la dichiarazione comprendeva le società cinesi – afferma Trump – considerata la nostra relazione, lo prendo in parola e inoltre gli sto facendo grandi favori (…). Allo stesso modo, il presidente Putin nonostante l’orribile guerra in Ucraina (la relazione rimane, come quella con il presidente Zelensky) mi ha detto che non avrebbe venduto armi all’Iran”.

 

Incontro Oman-Iran per discutere dello Stretto di Hormuz

Una delegazione inviata dall’Oman è arrivata a Teheran per discutere con i funzionari iraniani di un “meccanismo adeguato per la gestione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz“. Lo riporta l’agenzia di stampa Irna.

 

Wsj: "Trump sta perdendo la pazienza, è in modalità vendetta"

Donald Trump sta perdendo sempre di più la pazienza per la guerra in Iran e – sempre più “scettico” sulla soluzione diplomatica – sarebbe in “modalità vendetta”. A dirlo il Wall Street Journal, che cita fonti dell’amministrazione statunitense. Durante una recente riunione Trump avrebbe fatto una sfuriata contro i leader iraniani. Si aggiungono poi i timori per il calo di popolarità della leadership USA legata al conflitto.

Secondo il quotidiano, Trump sarebbe sempre meno propenso ai negoziati e più all’uso della forza. Tra i temi “caldi” che lo spingerebbero a questa posizione anche le pressioni per l’aumento dei prezzi dei carburanti.

 

Araghchi: "Difenderemo i nostri interessi nello Stretto di Hormuz"

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ribadisce in un’intervista all’agenzia Tasnim che il Paese continuerà sulla propria linea “finché gli obiettivi legittimi e le richieste del popolo iraniano non saranno raggiunti” e che la priorità rimane la difesa degli interessi iraniani nello Stretto di Hormuz.

Araghchi aggiunge anche che le consultazioni con Russia e Cina sono “continue e regolari” e che oggi in Kirghizistan, a margine della riunione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, ha parlato con i ministri degli Esteri, Sergei Lavrov e Wang Yi.

Inoltre, il ministro precisa che “tra Iran e USA il problema non è la mancanza di mediatori, ma l’approccio statunitense” e che – nonostante le minacce – l’Iran “non si piegherà al bullismo degli Stati Uniti“.

 

Il cordoglio di Netanyahu per gli israeliani uccisi in Cisgiordania

Su X il premier israeliano Netanyahu esprime il cordoglio per i due israeliani morti nell’attacco in Cisgiordania. “Mia moglie e io esprimiamo il nostro dolore alle famiglie del maggiore Yuval Ezra, comandante di batteria dell’Artiglieria, e del sergente maggiore Benayahu Mellet, membro della squadra d’emergenza in servizio a Havat Gilad, caduti nell’attacco omicida di questa mattina in Samaria”, si legge nella nota.

“Yuval and Benayahu si sono comportati da eroi contro i terroristi senza scrupoli per proteggere i nostri cittadini. Il loro coraggio e il loro sacrificio rimarranno nei nostri cuori per sempre”, aggiunge Netanyahu, ribadendo la volontà di lottare “contro il terrorismo” al fianco delle forze armate israeliane.

Nuovo incontro Netanyahu-Trump

Previsto un nuovo incontro tra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente statunitense Donald Trump. Lo conferma l’ufficio del primo ministro israeliano, confermando che l’incontro è previsto per lunedì.

 

Nuove sanzioni contro l'Iran

Il Consiglio Ue sanziona altre sei ritenute persone responsabili di gravi violazioni dei diritti umani in Iran. Vengono inseriti nell’elenco cinque giudici dei tribunali rivoluzionari regionali iraniani che hanno presieduto processi contro minoranze religiose e dissidenti politici, tra cui il premio Nobel per la pace Narges Mohammadi, sulla base di accuse vagamente definite di sicurezza nazionale e motivi religiosi.

I magistrati sono accusati di aver inflitto numerose condanne, fustigazioni e pene estenuanti a diversi dissidenti, anche in relazione alle proteste del movimento “Donna, Vita e Libertà” dopo la morte di Mahsa Amini nel 2022.

Il Consiglio ha sanzionato anche Nima Salehi, un hacker e ingegnere informatico iraniano, fondatore e figura di spicco del gruppo informatico “Ashiyane”.

Con questi nuovi provvedimenti, le misure restrittive legate a violazioni dei diritti umani in Iran salgono a 269 persone e 53 entità. Le misure consistono nel congelamento dei beni, nel divieto di viaggio verso l’Ue e nel divieto di mettere a disposizione fondi o risorse economiche alle persone elencate, nonché nel divieto di esportazione verso l’Iran di apparecchiature con potenziali scopi repressivi.

 

Scontri in Cisgiordania, due israeliani uccisi

Sale a due il numero degli israeliani uccisi in scontri con palestinesi in Cisgiordania, nel villaggio di Tell, a sudovest di Nablus. Si tratterebbe di un soldato (il maggiore Yuval Ezra) e di un colono (Beniyahu Melet). Le forze militari israeliane parlano di “un attentato terroristico“.  Il premier Netanyahu non ha escluso nuove azioni per vendicare le morti.

 

Houthi: "Il blocco navale è solo per l'Arabia Saudita"

Non c’è alcuna chiusura dello stretto di Bab el-Mandeb, come alcuni stanno sostenendo”. Lo scrive su X il portavoce degli Houthi yemeniti, Mohammed Abdulsalam, ribadendo che il blocco navale “riguarda esclusivamente la parte saudita” ed è stato adottato “in risposta all’assedio dello Yemen e al rifiuto dell’Arabia Saudita di accettare un approccio equo a una soluzione che garantisca sicurezza, sovranità e indipendenza al popolo yemenita”.

 

Giordania intercetta sette missili e sei droni iraniani

L’esercito giordano comunica di aver intercettato sette missili e sei droni lanciati dall’Iran, che sta intensificando i suoi attacchi contro gli alleati degli Stati Uniti in Medio Oriente. Le intercettazioni – si legge in una nota – “non hanno causato vittime né danni materiali”.

 

L'appello dell'Oman sullo Stretto di Hormuz

Il ministro degli Affari Esteri dell’Oman – Sayyid Badr bin Hamad Albusaidi – ha preso parte alla riunione per il 50esimo anniversario della firma del Trattato di Amicizia e Cooperazione in Asia Sudorientale a Manila. Durante l’incontro, il ministro ha evidenziato l’importanza di “rafforzare la sicurezza marittima e incoraggiare la cooperazione” internazionale su questo punto.

Parlando di rotte marittime e contesto internazionale, il rappresentante dell’Oman ha ribadito la “ferma posizione” del Sultanato sulla questione Hormuz. “Rotte marittime vitali, come lo Stretto di Hormuz, devono rimanere aperte e accessibili alla navigazione, al riparo da qualsiasi condizione possa ostacolare la libertà di navigazione e il commercio internazionale”, si legge in una nota pubblicata su X.

L'ONU chiede l'evacuazione e il rimpatrio dei marinai bloccati nello Stretto di Hormuz

Le Nazioni Unite invocano l’evacuazione e il rientro in patria di circa 6mila marinai bloccati nello Stretto di Hormuz. La richiesta arriva da Volker Türk, alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. “Le parti coinvolte nel conflitto sono chiamate urgentemente a facilitare il passaggio in sicurezza dei marinai bloccati e assicurare la consegna degli aiuti essenziali”, questa la dichiarazione della portavoce Shabia Mantoo.

Nuovo colpo contro data centre Amazon in Bahrein

I Pasdaran iraniani annunciano di aver colpito un data centre di Amazon, il colosso globale dell’e-commerce, in Bahrein. Le forze militari hanno “colpito e distrutto” il centro – si legge in una nota trasmessa dalla TV di Stato iraniana – che “svolge un ruolo fondamentale nel fornire sostegno a livello di intelligenze all’esercito statunitense ammazza-bambini”. Al momento non risultano commenti dalle autorità del Bahrein sulla vicenda, secondo quanto riporta al-Jazeera.

Fiumicino accoglie rifugiati dall'Iran e dall'Africa

Sono arrivate ieri sera a Fiumicino, con un volo di linea proveniente da Cipro, 20 persone grazie ai corridoi umanitari, come previsto da un protocollo di intesa siglato lo scorso marzo tra la Comunità di Sant’Egidio e il Ministero dell’Interno. Si tratta di persone in fuga dall’Iran e da diversi Paesi africani come Repubblica Democratica del Congo, Camerun e Somalia.

“I singoli e i nuclei familiari – comprendenti 6 minori, tra cui due bimbi di pochi mesi – verranno ospitati nel Lazio, Emilia Romagna, Veneto e Trentino e subito avviati verso l’integrazione grazie all’apprendimento della lingua italiana e, una volta ottenuto lo status di rifugiato, all’inserimento nel mondo lavorativo”, fa sapere la Comunità di Sant’Egidio.

 

Nuovo incontro Araghchi-Lavrov

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha incontrato l’omologo russo Sergei Lavrov a margine della riunione dei ministri degli Esteri dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai in Kirghizistan. Lo riferiscono i media della Repubblica islamica.

 

Nuovi attacchi contro il Kuwait

L’esercito iraniano afferma di aver lanciato una nuova ondata di raid contro le infrastrutture statunitensi in Kuwait. Lo riferisce al-Jazeera.

 

Benjamin Netanyahu dopo l'attacco a Havat Gilad: "Agiremo con forza contro i terroristi".

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu annuncia che convocherà a breve il ministro della Difesa e il capo di Stato Maggiore delle forze militari. Oggetto della discussione la risposta “all’attacco terroristico omicida” registrato nella mattinata a Havat Gilad, in Cisgiordania.

“Agiremo con forza contro i terroristi e coloro che li inviano. E non permetteremo al terrorismo di rialzare la testa in Giudea e Samaria”, si legge nella dichiarazione di Netanyahu su X.

Kurdistan: "Esplosioni vicino aeroporto di Erbil"
Fumo ed esplosioni vicino all'aeroporto di Erbil, foto da Adnkronos (24 luglio 2026)

Diverse esplosioni udite vicino all’aeroporto di Erbil, nel Kurdistan iracheno. Lo riporta l’Afp. Le autorità della regione autonoma accusano l’Iran di essere dietro questi attacchi. Diversi gli avvistamenti di droni nella zona dalla nuova escalation USA-Iran.

 

Petrolio, prezzi in leggero calo ma ancora vicini ai 100 dollari al barile

Prezzo del petrolio in leggera discesa, anche se ancora alto. Il prezzo del Brent, riferimento per l’Europa, è sceso dell’1,01% a 99,68 dollari al barile. Il Wti, riferimento per gli Usa, è sceso dello 0,99% a 91,20 dollari al barile.

 

Libano: "Paramedici feriti in attacco israeliano"

Il Ministero della Salute libanese condanna un attacco aereo israeliano diretto contro un’ambulanza della Protezione civile – Autorità Sanitaria Islamica nella città meridionale di Nabatieh al-Fawqa, che ha ferito due paramedici e danneggiato il veicolo. Lo riporta l’agenzia di stampa statale National News Agency.

Denunciando il raid come parte di un “attacco sistematico” contro gli operatori sanitari e una “palese violazione del diritto internazionale e umanitario“, il Ministero ha invitato la comunità internazionale e gli organismi delle Nazioni Unite a intervenire per porre fine ai ripetuti attacchi.

 

Traffico a Hormuz "ai minimi storici"

Soltanto una petroliera ha attraversato ieri lo Stretto di Hormuz. Si tratta del dato più basso dal 7 maggio. Lo riferiscono i media israeliani, citando i dati di tracciamento navale di Kpler diffusi da Reuters. Ieri soltanto tre petroliere avevano attraversato lo Stretto di Hormuz. All’origine del crollo del traffico, naturalmente, la crescente tensione USA-Iran.

 

L'accusa: "Attacco USA contro base dei Pasdaran nel nord dell'Iran"

Gli Stati Uniti avrebbero colpito una base delle Guardie Rivoluzionarie iraniane nella provincia settentrionale di Gilan. Lo riporta l’agenzia di stampa ufficiale iraniana Irna. “Questa mattina, un quartier generale delle forze navali delle Guardie Rivoluzionarie a Zibakenar è stato preso di mira da proiettili nemici americani, che hanno danneggiato alcune attrezzature del complesso”, dichiara Ali Bagheri, vice governatore della provincia, all’agenzia di news.

 

Petroliere cinesi cariche di greggio saudita escono dallo stretto di Bab el-Mandeb

Aggiornamenti dal Mar Rosso. Due superpetroliere che trasportano greggio dall’Arabia Saudita sarebbero uscite con successo dallo Stretto di Bab el-Mandeb nonostante la minaccia attiva degli Houthi yemeniti. Lo riferisce la società di monitoraggio del traffico marittimo Lseg. Le due navi sarebbero la VLCC Xin Long Yang, battente bandiera di Singapore, e la VLCC Cosnew Lake, battente bandiera cinese.

 

New York Times: "Iran respinge proposta di tregua di Trump veicolata dal premier iracheno"

L’Iran avrebbe respinto ieri una proposta di cessate il fuoco avanzata dal presidente statunitense Donald Trump e veicolata a Teheran dal premier iracheno, Ali al-Zaidi. Lo riporta il New York Times, citando funzionari iraniani e iracheni. Il tentativo di mediazione, fallito, è avvenuto mentre Trump minacciava di intensificare il conflitto e di colpire le infrastrutture critiche iraniane.

I funzionari, rimasti anonimi, confermano che la missione in Iran di al-Zaidi ha fatto seguito al suo recente incontro con Trump alla Casa Bianca.

Centcom: "Conclusa la tredicesima notte di attacchi consecutivi all'Iran"

Si conclude la tredicesima notte di attacchi statunitensi contro obiettivi militari iraniani, avviati alle ore 21 di ieri (ore 3 italiana). Il Centcom, si legge in una nota postata su X, “ha colpito centri di comando militari iraniani, depositi di droni, reti di comunicazione, postazioni di sorveglianza costiera e capacità marittime, al fine di ridurre ulteriormente la minaccia rappresentata dall’Iran per i marittimi civili e le navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz“.

Le navi commerciali “continuano a navigare liberamente nello stretto con il supporto militare statunitense”, specificano ancora le forze USA. Il post include anche un breve video sui bersagli colpiti durante le operazioni.

Media Iran: "Attacco contro base Usa in Giordania, sirene suonano ad Amman"

Fonti di stampa riportano l’attivazione delle sirene nella capitale giordana Amman. Lo scrive l’agenzia iraniana Tasnim. Secondo i primi rapporti, una base militare chiamata “Muwafiq al-Sultani” in Giordania è stata colpita da un attacco missilistico. Le esplosioni ripetute e intense in Giordania, in seguito all’attacco alla base americana non si sono fermate e continuano.

L'escalation continua

Axios riferisce che l’Iran non avrebbe accettato l’ultima proposta di accordo degli Stati Uniti. E il presidente USA Donald Trump non manca di minacciare l’ennesima escalation, annunciando l’idea di un “attacco massiccio” che potrebbe sconvolgere nuovamente i già precari equilibri del Golfo.

Nel frattempo, si moltiplicano gli appelli delle autorità internazionali agli Houthi yemeniti e filo-iraniani per fermare il progetto di blocco navale ai danni dell’Arabia Saudita. “Azioni sconsiderate” per il Governo di Londra, che potrebbero scatenare l’ennesimo danno al commercio e alla libertà di navigazione internazionale.

La guerra in Iran si estende? I timori sul Mar Rosso

La minaccia Houthi appare sempre più reale. Negli scorsi giorni il gruppo yemenita filo-iraniano ha annunciato, alla luce dei recenti scontri con l’Arabia Saudita, un blocco navale contro le navi legate alla monarchia saudita sullo Stretto di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso. Stretto che di fatto si trasformerebbe in un secondo Hormuz, gettando ancora una volta nel caos il commercio globale. Dall’UE alle potenze del mondo asiatico, l’appello allo stop per gli Houthi è unanime.

E a proposito di mercati, non si fermano i rincari energetici dovuti alla situazione nell’area del Golfo. Il prezzo del petrolio per gli Stati Uniti è tornato a tre cifre dopo il lieve calo seguito al memorandum di giugno tra Washington e Teheran e le ripercussioni si vedono in tutto il mondo, Italia compresa.

Dalle minacce di Trump alla situazione di Hormuz

Non solo Arabia Saudita e Houthi preoccupano la comunità internazionale. Anche tra Iran e Stati Uniti la tensione rimane alle stelle. In un’intervista ad Axios il presidente statunitense Donald Trump ha ammesso di progettare “un attacco massiccio, più grande che mai”, che non esclude possa coinvolgere anche Israele. E poco dopo è arrivata la notizia del missile USA contro l’isola di Qeshm, strategica nello Stretto di Hormuz.

La situazione in Libano

In Libano negli scorsi giorni è iniziato il test delle “zone pilota” per il ritiro graduale di Israele dal Sud del Paese. Un ritiro non privo di ostacoli e che incontra l’ostilità di Hezbollah, che ha criticato la visita del presidente libanese Joseph Aoun negli Stati Uniti. Un gesto di “sottomissione”, che per il gruppo non avrebbe portato a nessuna rimessa in discussione della posizione israeliana. Anche su questo fronte, quindi, l’attenzione è massima. Attesi per il prossimo 4 agosto i nuovi colloqui Israele-Libano, ancora una volta a Roma.

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