Isole minori e sanità di frontiera, quei cittadini di serie B - QdS

Isole minori e sanità di frontiera, quei cittadini di serie B

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Isole minori e sanità di frontiera, quei cittadini di serie B

Patrizia Penna e Pietro Vultaggio  |
mercoledì 09 Febbraio 2022 - 06:00

Da Pantelleria alle Isole Egadi, fino a Lipari (Eolie), il grido d’aiuto dei sindaci. L’assessore Razza spiega al Qds le iniziative messe in campo dalla Regione siciliana

Viviamo un periodo storico che non fa sconti alla sanità pubblica e nelle isole minori della Sicilia bisogna fare i conti con una serie di difficoltà causate da una viabilità difficile per i flussi turistici non costanti, dalla lontananza dei residenti dai centri abitati e da una presenza non omogenea né capillare di medici di base e specialisti ambulatoriali.
Stato di abbandono crescente con tagli al personale e reparti chiusi sono i temi cardine di una lettera denuncia, arrivata alla redazione del Quotidiano di Sicilia lo scorso 21 gennaio, scritta da un cittadino eoliano.
Siamo partiti da questo grido di aiuto per fare una fotografia della sanità di frontiera e delle sue criticità.

QUI LIPARI (ME)

Marco Giorgianni

Abbiamo così raggiunto telefonicamente il sindaco di Lipari (Me), Marco Giorgianni per avere un quadro completo sulle Isole Eolie: “Il vero problema del nostro ospedale – ci spiega – è la totale inadeguatezza del personale destinato, mancano le figure professionali e gli specialisti. Sulla terraferma il cittadino ha la possibilità di spostarsi nelle strutture più vicine, da noi bisogna affrontare un vero e proprio viaggio. Cosa succede? Che se il caso specifico non si può trattare nel nostro ospedale bisogna spostarsi tramite servizio elicottero e 118, ma questa non può essere la soluzione. Tutto questo crea un disagio economico e sociale alle famiglie. Dato ancor più allarmante è che il 50% dei miei concittadini hanno accesso alla sanità tramite le guardie mediche, dove non ci sono medici che fanno emergenza urgenza”. “È pur vero – prosegue Giorgianni – che l’Asp ha bandito dei concorsi andati deserti, ma questa è solo una giustificazione formale. Considerata la bassa crescita professionale e manuale che si può avere nel nostro ospedale, a causa del numero esiguo di utenti, è normale che un medico sia incentivato ad andare altrove. Ci vuole un intervento normativo e creare allo stesso tempo delle opportunità di carriera. Ad onor del vero va detto che la direzione dell’Asp e l’assessorato hanno tentato di mettere in campo delle soluzioni ma l’obiettivo non è stato raggiunto”.

A proposito dei due posti di terapia sub intensiva, Giorgianni conferma: “Non ci sono anestesisti disponibili, per cui fare un investimento senza avere i medici preposti significherebbe non poter garantire le misure di sicurezza ai cittadini. Abbiamo fatto tante battaglie anche per i punti nascita, ma se non ci sono i mezzi vengono meno anche le condizioni di base”.

Poi l’appello rivolto all’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza: “Bisogna attuare delle politiche per incentivare la presenza del personale medico e di supporto nelle strutture periferiche. Sappiamo che questo dipende anche dalla normativa nazionale, ma è pur vero che il governo regionale deve chiedere con più insistenza la legge sulle isole minori, senza limitarsi a dire che allo stato attuale la legge nazionale non lo consente. Un mese fa abbiamo avuto anche contatti con il sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, Andrea Costa, il quale è venuto anche a trovarci. Le battaglie vanno sostenute politicamente giorno dopo giorno”.

QUI EGADI (TP)

dafne borgia
Dafne Borgia

Per capire lo stato di salute della sanità di frontiera, non potevamo non fare tappa alle isole Egadi: qui l’assessore alla Sanità, Dafne Borgia, ci ha posto subito di fronte al problema della totale assenza di un ospedale ma ha anche sottolineato la presenza di una idroambulanza e dell’elisoccorso.
“Ci appoggiamo all’ospedale di Trapani – conferma al QdS – ma anche a Palermo, dipende dal caso. Stiamo cercando di ottenere un poliambulatorio che avrà due stanze, un grandissimo passo mai fatto nella storia delle Egadi”. Visto il notevole aumento turistico nei mesi caldi, come fate a far fronte alle emergenze? “Facciamo parte del progetto Trinacria che garantisce alle tre isole dell’arcipelago un incremento di medici ed infermieri, ma il vero disagio si vive nel periodo invernale perché abbiamo solo un medico. Abbiamo fatto numerose richieste per avere un infermiere in più e, grazie all’interessamento del commissario straordinario Paolo Zappalà, siamo riusciti ad ottenere la presenza di una sola figura nella più lontana Marettimo fino lo scorso dicembre, ma adesso siamo nuovamente carenti”.

A proposito del dialogo tra Isole e Regione, Borgia chiarisce: “Da quando ci siamo insediati (ottobre 2020) sono stati convocati diversi tavoli tecnici tra le Isole Minori con tema le problematiche sanitarie, dove i sindaci hanno sempre espresso con forza tutte le insofferenze, ma ogni volta non si giunge mai a nulla, sono ore vuote e senza conseguenze concrete”.

Anche Borgia rivolge un appello a Razza: “Capisco il momento emergenziale, rivolgo due domande che vogliono essere un grido d’aiuto: un solo medico può ottemperare a tutte le esigenze in caso di emergenza? è possibile utilizzare, come palliativo, il progetto Trinacria per soli tre mesi l’anno?”.

QUI PANTELLERIA (TP)

Maurizio Caldo

Il viaggio del Quotidiano di Sicilia si conclude nella più lontana Pantelleria (Tp), dove il vice sindaco Maurizio Caldo, con delega alla Sanità, ci dice che “bisognerebbe organizzare dei concorsi ad hoc per le località disagiate e non concorsi che, in un secondo momento, premiano la mobilità. Ci sono dottori che prendono le Isole Minori come punto di approdo per entrare nel settore pubblico, ma poi vanno altrove”. Il reparto che soffre maggiormente? “Il punto nascita che deve sottostare alla legge Balducci con la soglia dei 500 parti all’anno (la nostra media è di circa 55/60). Siamo quindi costretti a trasferirci in altre strutture, considerando la minima distanza di 75 km dalla terra ferma più vicina. Il punto nascita non è solo un servizio sanitario, ma consente anche l’espansione demografica della popolazione”. Caldo spiega come interviene la Regione: “Con un contributo partorienti di 3mila euro per ogni nascita (aumentato a 5mila euro), ma le spese vengono sostenute in anticipo dalla famiglia perché il contributo arriva a distanza di circa due anni dal parto, questo è accaduto con il contributo 2019 rimborsato solo il mese scorso dalla Regione”.

Alla domanda cosa sottoporre all’attenzione dell’assessore regionale alla Sanità, risponde: “Chiedo di rispondere alle innumerevoli richieste che non hanno mai avuto seguito, in special modo per il punto nascita per il quale io, il presidente del consiglio comunale Erik Vallini ed il sindaco Vincenzo Campo abbiamo fatto uno sciopero della fame durato oltre 3 mesi al fine di sollecitare una interlocuzione che non è mai arrivata. Concludo dicendo che i dirigenti dell’Asp invece sono persone che realmente ci ascoltano, abbiamo un dialogo proficuo con Luca Fazio, direttore sanitario dell’ospedale di Pantelleria”.

LEGGI – L’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, risponde all’appello lanciato dalle Isole

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