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Parchi archeologici e siti Unesco in Sicilia come una miniera sommersa

Chiara Borzi

Parchi archeologici e siti Unesco in Sicilia come una miniera sommersa

venerdì 08 Novembre 2019 - 00:00
Parchi archeologici e siti Unesco in Sicilia come una miniera sommersa

Nei sette siti Patrimonio dell’umanità dell’Isola insieme a 77 musei e aree archeologiche meno visitatori del solo Colosseo

CATANIA – In cantiere da 19 anni, la legge sui parchi archeologici trova attuazione solo nella primavera 2019. La scomparsa prematura dell’assessore ai Beni Culturali Sebastiano Tusa ha innescato la necessità di un’azione tangibile che completasse proprio la legge così come voluta dall’archeologo siciliano. È stato compiuto così un atto favorevole verso un settore dei beni culturali siciliani dal chiaro valore, ma spesso inespresso.

In Sicilia sono presenti 7 siti patrimonio Unesco sparsi tra quasi tutte le province regionali e ben 77 siti tra museali e archeologici. Nonostante questo, non esiste un “piano di cultura”, un piano sinergico in grado di trasformare questi luoghi in eccellenze, e nonostante il riconoscimento Unesco. Spesso mancano elementi basilari che allontanano l’utenza. Pecche che si trasformano in statistiche tiepide, con dati negativi o altalenanti.

Secondo le stime fornite dal Dipartimento dei Beni Culturali della Regione Siciliana per gli anni 2017 e 2018 sulla fruizione dei siti siciliani, è stata registrato un leggero aumento dei visitatori del 4,2 per cento (5,1 milioni di visitatori contro 4,9 milioni). Gli incassi sono cresciuti dell’8,28 per cento.

Tutta la Sicilia ha fatto registrare meno visitatori del Colosseo (7.650.519 con 53.829.955,5 milioni di euro di introiti lordi). Al secondo posto in Italia l’area archeologica di Pompei che aumenta il numero di visitatori del 7,78% passando da 3.383.415 ingressi a 3.646.585 del 2018 e con 39.639.574,05 di euro di introiti lordi (+44,59%).

Il segno meno appartiene alle province di Catania, Ragusa e Trapani con percentuali di visitatori in discesa del 3 per cento, il 5 per cento e il 13 per cento. Impercettibile la crescita per Enna (dove si trovano gli scavi di Morgantina e la Villa del Casale) +0,64 per cento, mentre i visitatori di musei e parchi di Agrigento sono cresciuti dell’8 per cento, in realtà meno che a Messina dove l’aumento è stato dell’8,35 per cento. Nel 2018 solo Palermo ha registrato una crescita in doppia ciifra e significativa pari il 14,45 per cento.

Il sito siciliano più visitato è il Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, un gioiello da 928.952 visitatori. Segue il Teatro Greco di Taormina con 894.593 e la Neapolis insieme all’orecchio di Dioniso di Siracusa con 688.963 visitatori. La Palermo da primato ha ottenuto il successo grazie ad una distribuzione degli utenti sui 19 siti della provincia; il luogo preferito dai visitatori è Monreale (260 mila persone lo hanno visto), seguito dal Chiostro di S. Giovanni degli Eremiti (87 mila visitatori), il Castello della Zisa (72.600 visitatori), la Galleria regionale di Palazzo Abatellis (53 mila visite). Una città grande e ricca di cultura come Palermo ha raccolto 764 mila visitatori nel 2018, ma nello stesso anno la sola Frosinone ne ha raccolti circa 20 mila meno (544 mila) pur senza beni Unesco presenti sul territorio.

Un gioiello barocco come Catania, apparentemente avvantaggiata anche dalla presenza dell’Etna patrimonio Unesco, ha ottenuto poco più di 5.000 visitatori di Ferrara (157 mila contro 152 mila) o poco più di Arezzo (142 mila presenze), addirittura meno di Bari (168 mila presenze).

La “crescita lenta” del numero dei visitatori nei grandi siti culturali siciliani è testimoniata da alcuni dati in particolare: nell’anno 2018 la Villa del Casale è stata visitata solo da 10 mila persone in più rispetto al 2017, l’Isola Bella di Taormina da 3.400 in più, il Chiostro di San Giovanni agli Eremiti a Palermo da 550 visitatori in più in un solo anno e il museo Archeologico di Camarina ha addirittura registrato una flessione di 1.275 visite nello stesso periodo.

La nuova organizzazione dei parchi archeologici potrebbe essere, a questo punto, un momento cruciale. I dati considerati – lo ricordiamo – fanno riferimento ad un periodo precedente al completamento della riforma.

Sette mesi fa il presidente della Regione Nello Musumeci ha firmato il decreto d’istituzione di otto nuove strutture, rispettando gli accorpamenti minimi richiesti proprio da Tusa e finalizzati ad evitare l’isolamento di alcuni siti probabilmente soggetti ad un minore afflusso.

La lista dei parchi siciliani si è così allungata a 14: Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria, Lilibeo – Marsala, Tindari, Leontinoi, Isole Eolie, Kamarina e Cava D’Ispica, Siracusa, Eloro e Villa del Tellaro, Solunto, Himera e Jato, Gela, Morgantina e Villa del Casale, Naxos e Taormina, Catania e della Valle dell’Aci, Segesta, Valle dei Templi. Sono stati accorpati Morgantina e Villa Romana del Casale e Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria”.

Il governo ha ritenuto l’attuazione del sistema dei Parchi archeologici una delle sue mission più significative, scandendola con dettami precisi: “L’impegno del governo – ha dichiarato in estate il presidente Musumeci – sarà quello di assicurare una efficace gestione ordinaria che deve assicurare un elevato standard di servizi: strade di accesso, manutenzioni, segnaletica, servizi igienici e vigilanza. Parimenti, lo sforzo dovrà riguardare anche la fruizione dei siti con il potenziamento e l’estensione in tutti i Parchi dei servizi aggiuntivi con nuovi bookshop, biglietterie online, guide multimediali e sistemi di musealizzazione all’avanguardia. Sarà una progressiva rivoluzione nella conduzione del nostro patrimonio culturale”.

Il punto di vista di Roberto Allegrezza, promotore di Strategia Val di Noto 2020

Il patrimonio Unesco – spiega Allegrezza – viene visto come opportunità finanziaria per i comuni e non per il suo valore reale, cioè di riferimento culturale per la comunità di appartenenza e come elemento da offrire al resto del Mondo. L’Unesco non concede fondi, ma riconoscendo un bene dà la possibilità di creare un indotto molto importante.

Riguardo comunque i fondi – continua – ci sono diversi bacini da cui attingere, ma è bene arrivi il momento di pensare ad una cabina di regia misto pubblico-privata che metta a sistema tutte le realtà Unesco di Sicilia.

A livello nazionale è stato previsto un marchio Unesco Italia, si potrebbe organizzarne uno chiamato Unesco Sicilia. I singoli coordinamenti non sono riusciti ad animare i territori, spesso solo gli addetti ai lavori conoscono chi fa parte delle singole organizzazioni Unesco perché non c’è stato contatto.

Dobbiamo proporci l’obiettivo di consolidare le visioni, la progettualità e quindi gli obiettivi facendo sì che l’aspetto politico pesi meno. C’è una Sicilia che con i propri beni cresce a macchia di leopardo – ha concluso Allegrezza -. A partire dalla realtà dei borghi ci sono molte altre realtà che aspettano solo di essere ben sfruttate”.

Giuseppe Parrello, direttore servizio regionale Parchi
Per i Parchi è pronta un’immagine coordinata

CATANIA – La prima riunione della commissione che all’interno del dipartimento dei Beni culturali si occupa dei Parchi archeologici è avvenuta in estate, pochi giorni dopo la firma del presidente Musumeci che ha messo nero su bianco la nascita degli otto mancanti.

“Sappiamo di avere un patrimonio archeologico eccezionale, narratore della storia del Mediterraneo e che finalmente si vuole iniziare a trattare – analizza il direttore del servizio regionale Parchi e Aree protette Giuseppe Parrello -. Sono stati avviati i nuovi parchi, consolidati quelli precedenti, in questa fase viviamo il problema oggettivo dello start up della legge. Alcuni siti non sono nella condizione di affrontare gli aspetti economico finanziari e fare bilancio, in questo senso il dipartimento deve acquisire una piattaforma multiutenza che permetterà di gestire proprio il bilancio. La Sicilia è un brand fortissimo che cresce – evidenzia Parello -. Stiamo lavorando per produrre un’immagine coordinata per questo brand. Abbiamo battezzato il sistema dei parchi partendo dalla produzione di opuscoli e un portale unico che dia, appunto, un’immagine coordinata a cui tutti i parchi stessi si riferiranno”. Come nelle intenzioni della legge, si dovrà soprattutto creare un legame tra questi sistemi e il territorio, in primis con i siciliani.

“Dobbiamo diffondere buone prassi – dichiara il direttore – partire dal rapporto con la comunità. Quindi circoscrivere il sito e introdurre un ticket. Quest’ultimo aspetto in realtà crea dibattito, perché il cittadino che decide di fare una passeggiata nel parco della propria città non può pagare 20 euro ogni volta. Pensiamo piuttosto ad un abbonamento annuale, come successo ad Agrigento, dove sono stati venduti 700 ticket del genere. Stiamo lavorando faticosamente e avviare il sistema secondo l’impulso dato da Sebastiano Tusa”.

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